Creare una rete di sviluppo tecnologico nel continente africano: la sfida di Brenda Mboya

diffondere la cultura tecnologica tra i giovani africani: la mission di Brenda Mboya 

Alla Opening Conference di Maker Faire Rome 2019, Groundbreakers – Re:making the future, l’esperta di informatica Brenda Akoth Mboya della Ashesi University in Ghana ha parlato delle prospettive che nel continente africano si stanno aprendo riguardo allo sviluppo dell’A.I. e delle tecnologie in generale. Oltre ai suoi impegni accademici, Mboya porta avanti varie iniziative per diffondere l’educazione tecnologica tra i giovani africani, allo scopo di creare una nuova generazione di talenti che possa competere con il resto del mondo.

Brenda Akoth Mboya

Il continente sembra infatti essere arrivato ad un punto di svolta per quanto riguarda la definizione di una propria identità nell’ambito dell’innovazione e della ricerca. I centri di studio e le università pullulano di menti brillanti che però, al momento, stentano ad affermarsi al livello internazionale: c’è un urgente bisogno di azioni mirate per evitare una diaspora di cervelli verso le più affermate aziende internazionali, come quelle della Silicon Valley.

Ne è un esempio Deep Learning Indaba, una conferenza tutta africana istituita nel 2017 che mira a diventare un punto di riferimento del settore A.I. e Tech, in risposta agli eventi internazionali da cui i ricercatori del continente sono spesso esclusi a causa della lontananza territoriale o dei problemi di visto.

foto: Beyond Access/Flickr

Lo scopo della conferenza è appunto creare una rete di relazioni tra i ricercatori del continente per alimentare la nascita di una comunità tecnologica africana, che non sia soltanto un terreno adatto alla delocalizzazione di colossi tecnologici americani ma una fucina indipendente di progetti e soluzioni impegnati sul territorio. Nell’edizione 2019 ad esempio, i partecipanti hanno potuto lavorare a progetti per monitorare la siccità o patologie diffuse come la malaria, ma anche ad un’intelligenza artificiale in grado di riconoscere la fauna selvatica africana al fine di proteggerla.

foto: pixabay

Già da tempo i colossi della tecnologia e delle comunicazioni hanno messo gli occhi sul continente africano, che offrirà in futuro un bacino enorme di utenti (ad oggi il 75% degli abitanti non ha accesso ad internet) ed una grande quantità di sviluppatori talentuosi. È fondamentale quindi arginare la fuga di cervelli creando parallelamente una rete di ricerca e sviluppo che non dipenda soltanto dai fondi e dalle partnership straniere, ma possa procedere autonomamente ed interfacciarsi da pari a pari con gli ambienti di ricerca internazionali.

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