Un supporto nelle terapie per l’autismo potrebbe arrivare dalla tecnologia dei Google Glass.

Si, proprio loro, l’invenzione fenomenale che avrebbe dovuto diventare uno strumento d’uso comune e che era finita però nel 2016, quando Google decise di interrompere la messa in vendita del prodotto a seguito dello scarso successo ottenuto. Ora i Google Glass potrebbero aver trovato una nuova funzione che restituisce piena giustizia alla ricerca rivoluzionaria che ne era alla base: alcuni studiosi dell’università di Stanford hanno scoperto che questi occhiali tecnologici sono efficaci per i bambini affetti da autismo e hanno creato un percorso terapeutico basato proprio sugli smart glass di Google.

I bambini affetti da autismo non escono a riconoscere le emozioni facciali dei propri interlocutori, rendendo difficili le interazioni sociali e lo sviluppo della vita affettiva

Recuperare questa capacità richiede interventi comportamentali intensivi che sono spesso costosi e difficili da sostenere per i bambini affetti da autismo e per le loro famiglie.

All’Università di Stanford hanno sviluppato un sistema che utilizza l’intelligenza artificiale per automatizzare il riconoscimento delle espressioni facciali grazie ai Google Glass. Il sistema sfrutta la fotocamera rivolta verso l’esterno di questi occhiali tecnologici per leggere le espressioni facciali e fornisce spunti e risposte al bambino attraverso lo schermo. Registra anche la quantità e il tipo di contatto visivo, così da aggiungere un ulteriore livello per l’intervento comportamentale

I Google Glass sono quindi cosi in grado di leggere le espressioni sul viso di chi si si posiziona di fronte al soggetto che li indossa. Sullo schermo interno, visibile dal bambino che indossa gli occhiali, apparirà la descrizione dell’espressione fatta dall’interlocutore. Per rendere il processo ancora più immediato, saranno delle emoji  a rappresentare l’emozione riconosciuta.

In questo modo i bambini diagnosticati come affetti da disturbi di spettro autistico saranno più facilmente in grado di capire le emozioni delle persone intorno a loro. Favorire la comprensione delle emozioni altrui rappresenta  un passaggio cruciale per aiutarli a sviluppare relazioni soddisfacenti e migliorare  la qualità della loro vita.

La soluzione è in fase di test e ha riscontrato già feedback positivo  sia dai piccoli pazienti che chi li assiste e li segue.

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Questa dei Google Glass è l’ennesimo caso di  prodotti “falliti” riscoperti successivamente come device ad uso medico: il settore della tecnologia di consumo è per molti aspetti più innovativo, veloce, dinamico, miniaturizzato.
Ci chiediamo: è corretto definire un prodotto “fallito” quando poi se ne scoprono caratteristiche che potrebbe avere applicazioni mediche ad alto impatto, capaci di migliorare la qualità della vita di molti? Possiamo definire    “giusto” o “sbagliato” il fatto che ormai l’innovazione debba passare da prodotti strettamente di consumo?

La quantità di ricerca che precede il lancio di ognuno di questi prodotti è incredibile, sia a livello accademico che privato, sia in ambito “base” che in fase di applicazione. L’innovazione “cool & catchy” sembra passare da prodotti di consumo ma quei prodotti di consumo sono, a loro volta, frutto di ricerca e sperimentazione di altissimo livello, di cui rappresentano soltanto la punta di un iceberg.

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News di Andrea Indiano – corrispondente dagli USA

Considerazioni finali di Guido Brescia e Domenico Polimeno

 

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