PERCHÉ “IL DESIGN DEVE DAVVERO ESSERE DAPPERTUTTO”

La rivoluzione di Ales e Tereza Boem, designer in viaggio per il mondo con la stampante 3D sempre al seguito. L’intervista di Cieloterradesign

 

“Volevamo fare qualcosa che ci permettesse di viaggiare, ma anche cambiare la concezione del lavoro di designer associato a uno spazio fisico sempre uguale. Noi possiamo prototipare ovunque“.

La storia di Aleš e Tereza Boem, che adesso vivono a Bali (e domani chissà dove) è raccontata splendidamente in un articolo del magazine Cieloterradesign, che riportiamo integralmente di seguito

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intervista di Ludovica Proietti per Cieloterradesign

C’è una coppia di designer che viaggia per il mondo portando con sé la figlia e due valigie, una per gli effetti personali, l’altra per la macchina 3D. Sono i Boem, Aleš e Tereza, sposati tra loro e con l’idea che l’arte e il design non debbano essere relegati a un luogo, ma che, in questa società fluida, possano accompagnare un modo di vita che lo è altrettanto.

Hanno un negozio online dove non vendono prodotti, ma i loro file stampa – con i giusti consigli e settings per la produzione casalinga – e continuano a sperimentare artisticamente in ogni modo possibile, studiando in maniera approfondita il mondo che sta cambiando, anche e soprattutto nel design. Tra Praga e le isole sperdute del mondo – dopo sei mesi ai Caraibi, ora vivono a Bali – ci hanno spiegato come la stampa 3D, gli NFT e lo stretto indispensabile possano essere sufficienti a vivere una vita piena e densa di avventure e creatività.

Aleš, come è iniziata questa nuova avventura per la vostra famiglia?

Tutto è iniziato qualche anno fa, mentre concludevo gli studi, stavo iniziando a costruire un’azienda che producesse occhiali e nel frattempo lavoravo in uno studio di design. Al tempo, ero in contatto con lo sviluppatore della macchina Prusa, una stampante 3D ora molto avanzata, semplice da usare, che allora era solo un modello di studio tenuto in un garage. Vedevo che si cominciavano a vendere molte macchine 3D, molte venivano sviluppate, mentre l’oggetto in sé e per sé era lasciato da parte. La curiosità girava intorno proprio a questo nuovo metodo di produzione. Così, ci ho visto un’opportunità. Ho pensato di disegnare un catalogo di piccoli e begli arredi pronti per essere stampati, che fossero un incentivo per molti a comprare il macchinario, piuttosto che l’oggetto in sé, e poi autoprodurlo.

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La collezione Office Accessories

Cosa ha spinto te e Tereza a muovervi in questa direzione di ricerca?

Volevamo fare qualcosa che ci permettesse di viaggiare. Una delle ragioni più profonde che ci ha spinto è quella di cambiare la concezione che si può avere del lavoro del designer: solitamente, la convenzione vuole che quando fai questo lavoro, sei legato a un posto, a uno spazio fisico, perché devi prototipare.

Quando lavoravo per le aziende, solitamente ci volevano anche fino a tre anni per la prototipazione, perché devi seguire molti processi, molti macchinari. Ogni errore va ricalcolato, sistemato, e poi il prodotto va prototipato nuovamente. Questo con la macchina 3D non esiste: si progetta in qualche settimana, si stampa e l’errore è facilmente correggibile con una nuova stampa. Così il processo è molto veloce, l’oggetto prototipato è quello che poi diventerà produzione. Oltre al processo, anche il prezzo diminuisce di molto, e porta molti vantaggi.

I vantaggi, su molteplici fronti

Ce ne sono in termini di prototipazione, di produzione, di guadagno. Questo è un buon metodo per capire come lavorare e trovare uno stile nuovo, proprio e personale, specialmente per i giovani designer appena usciti dalle scuole. Solitamente, le grandi compagnie chiedono ai designer più esperti e conosciuti di progettare per loro le collezioni che andranno ad occupare i negozi di lì a poco, mentre per i giovani lo spazio è poco, soprattutto per far vedere chi sono, inserirsi nel mercato e cominciare a produrre progetti che altrimenti rimarrebbero nel cassetto.

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Vulcano Vase

Quali sono le nuove frontiere del design che voi considerate valide nel vostro lavoro?

Usare la stampante 3D per noi è un modo entusiasmante di affrontare la disciplina da un nuovo punto di vista, ma anche gli NFT sono sicuramente un grosso metodo di sperimentazione.

Quale ruolo hanno gli NFT nella vostra ricerca e produzione?

Stiamo cominciando anche noi a confrontarci col ruolo degli NFT nella società artistica contemporanea, molti nuovi clienti hanno la stampante 3D ma effettivamente non sanno niente riguardo al mondo del design, si occupano piuttosto di arte. Ci sono persone che guardano a questi NFT come il connubio di quello che è il disegno 3D combinato all’arte. Nel nostro caso gli NFT sono anche i nostri prodotti applicabili nel metaverso.

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Vasi NFT, serie limitata – ma stampabili con macchinario 3D

Li vendete nel vostro shop online?

Lo shop online per noi è una sorta di piccolo esperimento. Lo abbiamo lanciato un paio di anni fa senza sapere perfettamente la direzione da prendere, volevamo mettere in campo la nostra prima collezione e ci siamo serviti di questo mezzo.

La prima collezione è stata minimalistica, con una spinta organica, molto semplice, giusto per vedere quale fosse la risposta anche del pubblico, ma nel frattempo cercavamo comunque uno stile nostro, la nostra maniera. Così dal minimalismo siamo riusciti a passare anche al massimalismo, perché con la realtà aumentata e la stampa 3D puoi fare davvero cose incredibili, e ci siamo resi conto che queste cose incredibili andavano anche nella direzione degli NFT. Lo abbiamo fatto anche supportati dal background di Teresa, che è una artista visuale e del suono, completando così l’idea dell’oggetto fruibile a trecentosessanta gradi anche nel metaverso, creando collezioni limitate e numerate.

Ma continuate a vendere anche i file .stl, per la stampante 3D…

Lo facciamo perché i file stl possono viaggiare con noi, e perché non relegano l’utente a un solo metodo di utilizzo dell’oggetto. Nella stampa 3D puoi scegliere colore, materiale, dimensioni, puoi decidere tu cosa fare di ciò che hai stampato: è tutto personalizzabile, e se l’oggetto si rompe o si danneggia puoi ripararlo o sostituirlo facilmente (le stampanti 3D usano PLA altamente riciclabile), e questo tutto a basso prezzo.

Basti pensare che il prezzo di un nostro modello si aggira intorno ai 7/8 euro, e una bobina di PLA colorato ne costa 25 – da questa, sicuramente si possono stampare più di una decina – minimo, ovviamente dipende dalle dimensioni – di oggetti.

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La collezione TOYS

Non avete paura che qualcuno vi imiti o venda i vostri progetti senza autorizzazione?

Per la questione imitazione, o copia, non siamo preoccupati. Per noi è fondamentale comunque sperimentare e progredire come progettisti, se vogliono copiarci, non ci importa. La copia è sempre esistita. A noi interessa divertirci, provare a realizzare quello che gli altri non fanno, creare, trovare soluzioni che non esistono ancora. L’importante è non impazzire; l’ispirazione, se così vogliamo chiamarla, da parte di altri, è sempre esistita.

Per quanto riguarda invece la vendita, abbiamo una licenza commerciale che si acquista sempre dal nostro sito e siamo contenti se i commercianti realizzano e vendono i nostri progetti, eliminando problemi di stoccaggio e sovrapproduzione, risparmiando anche loro in termini di replicabilità e economicamente parlando.

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Porta Zucchero

Dove vi vedete nel futuro?

Viaggiare è nei nostri piani, ma anche aprirci all’arte oltre che al design. Cerchiamo sempre nuovi modi per approcciarci al lavoro creativo, che non vuol dire solo pensare al metaverso o alla pura estetica, ma anche operarci verso la risoluzione di problemi più che di design in sé e per sé. Viaggiando, abbiamo avuto modo di riconnetterci col lavoro manuale, quindi vediamo meno computer e più lavoro pratico, più disegno e matericità.

   

fonte: Ludovica Proietti per Cieloterradesign 
foto: Ales e Tereza Boem via Cieloterradesign I Immagine di copertina: ‘Travelling couple’ by Louise Burton via Unsplash

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