sostenibilità

La Sostenibilità orienta le startup al femminile 

La sostenibilità è la scelta di molte startup al femminile. Le imprese guidate da donne puntano a migliorare la qualità della vita e sono green.

 

adattamento da IoDonna

Business e sostenibilità: ne è un esempio Orange Fiber che produce tessuti di altissima qualità dagli agrumi; Needo, il nido per bambini on demand, flessibile che reinventa container marittimi. Ma anche RiceHouse ricicla gli scarti del riso e li trasforma in materiali bio per l’edilizia. Queste sono solo alcune delle startup a guida – almeno parzialmente –  femminile che si sono imposte sulla scena imprenditoriale italiana degli ultimi anni.

 

Startup femminili
Business e sostenibilità al centro delle startup al femminile

 

In Italia non e’ insolito che siano a maggioranza femminile quelle imprese nate per assolvere ad esigenze e bisogni collettivi, con uno sguardo alla qualità della vita e all’ambiente. Gli esempi appena citati ne sono la testimonianza: hanno tutti in comune una spiccata capacità di aderire ai bisogni delle persone e degli ecosistemi naturali, una solida concretezza ma anche una visione a lungo raggio.

Tuttavia i numeri sono ancora esigui ma fanno ben sperare: ad oggi su oltre 11.000 startup iscritte al registro dedicato (dati Ministero dello Sviluppo economico) solo nel 13 per cento dei casi c’è almeno una donna al vertice, ma la crescita è continua e regolare.

Business e Sostenibilità: una sfida sempre più attuale 

 

Quello dell’impresa che sappia coniugare l’idea di business con un obbiettivo di sostenibilità e’ oramai un’esigenza spiccatissima.

Non e’ un caso che anche la Joule School, progetto ENI per la formazione imprenditoriale, abbia lanciato una call in collaborazione con Polihub proprio a tema sostenibilità.

Sarebbe folle pensare di ricostruire un’economia post Covid-19 senza tutelare le esigenze delle persone e dell’ambiente, ma anche senza utilizzare l’energia e l’intelligenza femminile” dice Claudia Pingue, general manager del Polihub, l’incubatore di start up del Politecnico di Milano e uno tra i cinque migliori acceleratori universitari al mondo. “Sarebbe come sfruttare metà del carburante a disposizione. La forza delle donne è un’opportunità; la società ne ha bisogno“.

Al PoliHub le imprese femminili sono il 6 per cento, la metà della media, ma la presenza di studentesse in alcuni corsi di laurea è ancora limitata, come risulta dal primo bilancio di genere pubblicato l’anno scorso. Questa “rarità” non è dovuta solo a modelli culturali che spesso allontanano le ragazze dallo studio delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).  A ostacolare il percorso delle ragazze “c’è un problema formativo di base: le bambine vengono educate a essere perfette, a non buttarsi allo sbaraglio come i maschi. Questo, in età adulta, le penalizza soprattutto in un ambiente altamente competitivo e, a volte, persino aggressivo come quello delle startup e delle relazioni con i Venture Capital e gli altri investitori”.

 

Miss In Action
MIA – Miss in Action” è il programma di accelerazione di Digital Magics in collaborazione con il gruppo BNP Paribas

Combattere il gender gap

 

  • MIA – Miss in Action

 

Dello stesso parere è Layla Pavone, consigliere delegato di Digital Magics, che insieme al gruppo BNP Paribas da due anni porta avanti il programma di accelerazione MIA – Miss in Action: “Nelle donne c’è un eccesso di zelo, un’attenzione maniacale al prodotto che finisce per essere sintomo di debolezza. Manca lo spirito imprenditoriale maschile. Per questo il nostro messaggio alle giovani vuole essere rassicurante: siete in una comfort zone, abbiamo donne in grado di seguirvi, trasmettervi conoscenze, farvi da tutor. Potete farcela. Alla seconda edizione si sono presentate in 100“.

 

  • Angels4Women

 

Un’altra iniziativa recente per spingere e tutelare le startup innovative è Angels4Women, il primo network di “Business Angels” promosso da Axa Italia e Impact Hub Milano.

In un anno ne abbiamo già viste 138″ dice Giorgia Freddi, che fa parte del consiglio direttivo. Si tratta di un’ iniziativa concreta per sostenere le donne che vogliono fare impresa. Tra le quattro startup che a oggi hanno avuto la fiducia delle Business Angels – e oltre 100mila euro di investimento – c’è Orange Fiber, nata a Catania. Il prossimo appuntamento – il primo post-Covid – è l’8 luglio, con tre nuove finaliste. “In questo percorso di empowerment incontriamo donne appassionate, preparate e determinate a costruire un futuro più sostenibile e inclusivo, che esplorano business legati anche all’ambiente e alla salute, tendenza accentuata dopo la pandemia“.

 

Angels4Women
Angels4Women è il primo network di “Business Angels” promosso da Axa Italia e Impact Hub Milano

Scendere in campo, con tenacia e resilienza

Nuovissima è Call4Women, lanciata da B Heroes (un sistema di iniziative per startup e un programma su Sky) con Endeavor Italia: Endeavor porterà avanti cinque aziende tra quelle che hanno già un fatturato oltre 100mila euro, mentre B Heroes seguirà le startup vincitrici – tutte con un occhio all’economia circolare – attraverso un percorso “su misura”: “Le donne faticano a fare breccia in un mondo di innovazione ancora maschile. Sappiamo che alla base c’è la scarsa presenza nei percorsi di studio Stem. Ora bisogna andare oltre”. dice Zeno Pellizzari, ceo di B Heroes.

Se le iniziative di supporto oggi ci sono, l’importante è che funzioni il passaparola. “Quel che manca spesso tra le donne è la rete; non sanno come muoversi. Ma in campo imprenditoriale è fondamentale» sostiene Pellizzari. “In compenso, sono molto motivate». Quando le startup iniziano a ingranare i risultati arrivano, e sono lusinghieri. “Una volta che si assestano sul mercato con qualche milione di euro, la resilienza – qualità tipicamente femminile – le rende più forti e la redditività è ottima» sostiene Layla Pavone.

Certo, ci possono essere problemi di accesso al credito, ma questo vale a prescindere dal sesso. “Quel che conta, per gli investitori, è la qualità del progetto“. Se ci sono buone idee, sostenibili, innovative, vale la pena di buttarsi. “Alle giovani dico: se il Paese vuole vincere la sfida della competitività internazionale dipende anche da voi. Non possiamo farcela se non vi mettete in gioco“. è il messaggio finale di Claudia Pingue.

Giusy Sica e il “Think Tank” per l’innovazione al Sud

 

Giusy Sica, 30 anni, Re-Generation (Y)outh
 Giusy Sica, founder di Re-Generation (Y)outh

Sono laureata in Archeologia, con una specializzazione in Management delle imprese culturali. Ho fondato Re-Generation (Y)outh a 27 anni, con una decina di giovani donne tutte del Sud e tutte under 30, per partecipare a una call dell’Unione Europea, lo European Youth Event, dove poi siamo state inserite tra le migliori 100 proposte. Da allora non ci siamo più fermate. Il nostro obiettivo è la valorizzazione del patrimonio culturale per favorire lo sviluppo del territorio, soprattutto nelle aree interne. Abbiamo lanciato un podcast, Storie di innovazione del quotidiano, per dare voce alle iniziative dei giovani. Puntiamo sulla transdisciplinarietà, sulle connessioni. Con Women in Culture abbiamo lavorato sulle start up culturali femminili; dopo l’evento a Maratea nel 2019 quello il prossimo sarà nel 2021.Organizziamo formazione e networking per giovani e donne, che non hanno gli strumenti per farsi sentire. Vogliamo diventare un serbatoio di progetti. C’è bisogno delle idee e della consapevolezza delle giovani generazioni per riscrivere il ruolo del nostro Sud, con un occhio al’Europa».

Giusy Sica è stata inserita da Forbes Italia tra i 100 leader del futuro under 30.

La sostenibilità di Greta Colombo Dugoni e Monica Ferro: una startup per ricavare la cellulosa dagli scarti alimentari

 

Greta Colombo Dugoni, 28 anni, e Monica Ferro, 37 anni, Birex
Greta Colombo Dugoni e Monica Ferro, founder di Birex

Il nostro progetto è nato all’interno del Politecnico di Milano. Ci siamo incontrate al Dipartimento di Chimica” –  Greta studiava solventi green, Monica la cellulosa –  “Ora siamo seguite dal nostro professore, Andrea Mele, e dal PoliHub, l’acceleratore dell’università. Non siamo ancora una startup vera e propria ma grazie al PoliHub abbiamo vinto una gara e ricevuto 160mila euro di finanziamento per andare avanti. Birex si inserisce nell’economia circolare, perché ricicliamo materiali di scarto come la trebbia dalla birrificazione, gli scarti del riso o i gusci dei gamberi, e da lì ricaviamo cellulosa o chitina, materiale di partenza nel settore farmaceutico e fertilizzante bio. Ci interessa soprattutto produrre carta senza deforestare. Sarebbe un segnale di cambiamento. Il PoliHub ci sta aiutando a sviluppare il business: ci stiamo lavorando da un anno e mezzo e lo stiamo sviluppando per passare a una scala industriale“.

IL3X di Monica Lamberti: un armadio virtuale per i ragazzi

 

Erika Lamperti, 33 anni, IL3X
Erika Lamperti, founder di IL3X

Abbiamo creato la nostra società da poco, durante il lockdown, e siamo appena stati selezionati dal programma di accelerazione Call4Women. A settembre lanceremo la nostra piattaforma di vestiti in realtà aumentata, dedicata ai ragazzi tra i 18 e i 22 anni, quelli che postano più spesso contenuti sui social. Siamo partiti da un’esigenza anti spreco: oggi ci sono tante persone che comprano abiti e accessori solo per il tempo di una foto online, poi li restituiscono in negozio. Così, invece, grazie alla realtà aumentata un cliente può indossare un capo firmato – e modellato su misura – durante una riunione su Zoom, o per una storia su Instagram. Quello che si acquista può anche essere conservato in un armadio virtuale, e riciclato quando si vuole. Stiamo facendo le prime prove, e stanno andando molto bene. Per i brand può essere interessante, perché così testano i prodotti prima di immetterli nel mercato reale“.


 

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