Maker Faire Rome 2021, 6 domande a Lorenzino Piazzi | Cling-o-Matic

Maker Faire Rome 2021 ha dedicato molto spazio ai progetti di startup e aziende innovative. Oggi parliamo di Cling-o-Matic, una startup di Bologna fondata e guidata da Lorenzino Piazzi, che ha sviluppato una tecnologia che assembla i capi in 3D nella forma esatta in cui poi saranno indossati, con un sistema di sottovuoto volumetrico e incollaggio di precisione senza cuciture e in modo invisibile. A Maker Faire Rome 2021 Lorenzo ha portato il suo Bio-outfit project. Gli abbiamo fatto un po’ di domande. Ecco cosa ci ha detto.

 

 

Lorenzino, lei ha fondato Cling-o-Matic. Di che si occupa la sua azienda?

«Cling-o-Matic è una giovane startup che ha elaborato e brevettato una nuova tecnologia per l’assemblaggio tridimensionale e senza cuciture di prodotti indossabili. Devo premettere che la nostra tecnologia è stata studiata ed elaborata per portare una radicale innovazione nei prodotti fashion, settore nel quale ho operato personalmente come progettista di prodotti indossabili per più di 30 anni, e dalla consapevolezza che non si potesse introdurre reale, consistente, e funzionale innovazione senza introdurre nuove tecniche e nuovi strumenti per la confezione dei prodotti».

 

Innovare nel fashion. Ecco come

Il fashion, ha spiegato Lorenzino Piazzi «è sempre stato orientato da proposte di solito stagionali o semestrali con le quali vengono introdotte nuove suggestioni, nuove coloriture, storytelling, che inevitabilmente apportano, rispetto alla stagione precedente, solo piccole variazioni, tendenzialmente estetiche. Quindi poca innovazione, guardaroba del consumatore già saturo di prodotti analoghi e quindi produzione di surplus che come sappiamo crea anche problemi ambientali e di recycling».

 

Dal fashion al Life Science

Ha continuato Lorenzino  Piazzi: «Una volta realizzate, vendute, e testate le nostre prime macchine nel fashion, ci siamo resi conto che la tecnologia che avevamo introdotto, oltre ad avere dato la possibilità alle aziende di manufacturing del fashion di apportare nuovi valori estetici ai prodotti e soprattutto nuovi valori funzionali, poteva avere enormi applicazioni in un settore di mercato diverso da quello del fashion, quello della Life Science».

Ma, come può essere applicata al mondo del make to care o della Life Science, una tecnologia studiata originariamente per il fashion?

«I caratteri specifici della nostra tecnologia possono farne capire facilmente il perché. La nostra macchina è in grado di assemblare in tridimensione e senza cuciture parti di prodotti indossabili, qualunque composizione abbia il materiale col quale il prodotto indossabile viene realizzato (fibre naturali, fibre artificiali, fibre sintetiche, tessuti non tessuti, ogni materiale flessibile). 

 

Indossabile, in tridimensione, senza cuciture

Produrre un qualcosa di «indossabile in tridimensione – ha aggiunto sempre Lorenzino Piazzi – innanzitutto introduce benefici a livello di vestibilità del prodotto stesso, perché viene confezionato nella sua forma tridimensionale definitiva (forma che sarà antropomorfa se il prodotto indossabile sarà destinato ad un umano). Produrre un prodotto indossabile senza cuciture, oltre a caratterizzarlo esteticamente, evita le frizioni e le possibili irritazioni, che la presenza di cuciture potrebbe creare quando il prodotto è indossato a contatto con la pelle». Produrre un indossabile «sfruttando la forza della pressione atmosferica per tutto il ciclo di saldatura e reticolazione del collante impedisce poi il rientro elastico delle fibre e di conseguenza conferisce una maggiore garanzia di tenuta alla saldatura stessa».

Come funziona la vostra tecnologia?

«La nostra macchina è in grado di creare un vuoto volumetrico al proprio interno che permette alla pressione atmosferica dell’ambiente in cui è installata di esercitare una forza sulle parti del prodotto indossabile che devono essere assemblate. (una forza pari a circa 1 Kg/cm2). Le parti da assemblare vengono posizionate e trattenute in posizione su un componente tridimensionale della macchina, progettato da un nostro software proprietario di conversione 2D – 3D, dal vuoto volumetrico creato all’interno della macchina stessa. Un componente tridimensionale estremamente sofisticato che viene realizzato in additive manufacturing con materiali speciali. Un componente che al proprio interno è dotato di canali per il flusso dell’aria e di resistenze flessibili per la fusione del collante. La forza della pressione atmosferica viene trasferita alle parti da assemblare attraverso un elemento elastico di cui la nostra macchina è dotata, e viene trasferita in modo ortogonale su ogni punto delle parti da saldare».

 

Il vuoto volumetrico

Il vuoto volumetrico, secondo Lorenzino Piazzi, l’assenza di cuciture, il componente tridimensionale della macchina, il trasferimento della forza della pressione atmosferica per mezzo di un elemento elastico, fanno sì «che anche eventuali sensori, loro collegamenti, loro alimentazioni possano essere integrati nel prodotto indossabile. L’elemento elastico della nostra macchina sarà infatti in grado di trasferire la forza della pressione atmosferica come un guanto sul periplo dei sensori e dei loro collegamenti. Una integrazione dei sensori che non sarà quindi invasiva sull’estetica del prodotto indossabile per l’assenza di qualsiasi cucitura. In altre parole, esistono tante aziende al mondo che realizzano prodotti indossabili con sensori integrati, ma nessuna sfrutta la nostra tecnologia, che consentirebbe di realizzare Bio-outfit con le caratteristiche che ho esposto sopra».

Lorenzino perché ha deciso di portare il tuo progetto a Maker Faire Rome?

«Vogliamo trovare partner e finanziatori per entrare nel settore della Life Science. In subordine trovare aziende interessate a rilevare i diritti di utilizzo della sua tecnologia per uno sviluppo nel solo settore della Life Science.

Cosa l’ha convinta di Maker Faire Rome in versione ibrida (online e in presenza)?

«Diciamo che entrambe le versioni (online ed in presenza) hanno i loro vantaggi. Quella in presenza consente un contatto più pieno con l’interlocutore (direi quasi ferormonale), quella online ha il vantaggio, grazie anche alle tecnologie che oggi abbiamo a disposizione, di rendere i contatti molto più veloci e più ecologici».

Il prossimo anno preferirebbe partecipare alla Fiera da remoto o in presenza? 

«A questa domanda non riesco a rispondere con precisione avendo solo partecipato online e non conoscendo esattamente come sarebbe stato avervi partecipato in presenza. Per quanto riguarda la partecipazione online posso dire che andrebbe implementata la possibilità di “interloquire” con le altre aziende partecipanti. Il mio suggerimento sarebbe quello di creare un panel delle aziende che parteciperanno alla prossima Maker Faire Rome da condividere tra le aziende partecipanti, almeno una settimana/dieci giorni prima dell’inizio della fiera stessa. In questo modo si consentirebbe ad ogni azienda partecipante di fare una preselezione e programmare gli eventuali incontri di approfondimento con le aziende di proprio interesse».

 

fonti: makerfairerome.eu

foto di copertina: cling-o-matic.com

 

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