musica a distanza. Musica che va oltre lo spazio fisico e non si ferma nemmeno in situazioni di emergenza: ecco il progetto.

 

Daniele Vantaggio

 

Di Andrea Lai. 

MUSICA A DISTANZA

La musica è la forma d’arte che più si intreccia alle nostre vite. Ci accompagna ovunque, in strada, nelle cuffie, in radio, nei supermercati, nelle stazioni, in palestra e in ufficio. L’ascoltiamo per cambiare o amplificare i nostri stati d’animo, come durante questo lockdown, durante il quale la musica del passato è stata più ascoltata delle nuove uscite.

I musicisti comunque, continuano a scrivere e produrre musica, i nuovi classici che ci accompagneranno nel futuro, ma come si fa la musica a distanza?

Come possono lavorare insieme i musicisti, senza essere nello stesso studio?
I produttori di musica sono continuatamente alla ricerca di soluzioni; proprio come maker, manipolano il suono lo hackerano e lo trasformano e spesso hackerano anche gli strumenti con cui producono la musica.

Daniele Vantaggio è un music maker che, oltre a produrre musica per l’etichetta di Deadmau5, per la serie di Paolo Sorrentino The Young Pope e gestire il suo show radio su M2O, si sta dedicando alla ricerca di modi per riuscire a fare musica a distanza.

D. Cosa vuol dire fare musica a distanza?

R. Può voler dire tante cose: potrei chiamare un rapper su WhatsApp, fargli sentire una base e lui potrebbe improvvisarci un freestyle. Sarebbe musica a distanza, ma non un momento creativo condiviso. Fare musicale a distanza vuol dire fare in modo che due musicisti possano lavorare stando a chilometri di distanza, in tempo reale, come se fossero seduti uno accanto all’altro nella stessa stanza.

 

Rendere la rete internet omogenea in tutto il mondo è il primo passo per fare musica a distanza

D. Qual è il problema maggiore della musica a distanza?

R. Paradossalmente non è la quantità di dati, né l’efficienza dei software, ma la rete internet. Rendere la velocità della rete internet omogenea in tutto il mondo è il primo passo per fare musica a distanza. Il problema da risolvere è il tempo che passa tra il momento in cui una nota è suonata da un musicista in uno studio e quello in cui quella nota arriva all’altro musicista. Questo limite è rappresentato dal tempo che la rete internet impiega per far viaggiare il suono da un musicista all’altro.

D. Con chi ne stai parlando? Hai un think tank con il quale riflettete su cosa e come fare?

R. Cerco di parlarne con persone esperte in diversi campi perché è un argomento che abbraccia molti settori. Stefano Fasciani, Professore Associato al dipartimento di Musicologia dell’Università UiO di Oslo ha condotto studi approfonditi sulle tecnologie attualmente disponibili e di recente ha prodotto un interessante video sull’argomento che ha chiamato Network-Based Collaborative Music Making.  

Poi c’è Massimiliano Moioli (maker, ingegnere elettronico, programmatore, fonico e risolutore di problemi complessi, fondatore di Specialwaves, azienda produttrice di strumenti di nuova generazione) con il quale stiamo ragionando su un’applicazione che sia in grado di trasmettere e ricevere audio in tempo reale, ma c’è da dire più andiamo avanti più ci rendiamo conti che la cosa non è affatto semplice. Ne parlo anche con i produttori più giovani come Giulio di Giamberardino, con ingegneri di mastering come Francesco Pierguidi (LoudnProud Studio) e con Matteo Iezzone, sound designer di Milano col quale sperimentiamo sistemi esistenti a volte passando nottate per inviare audio dal suo studio al mio. 

Altra figura cardine nel mio personale think tank è Marco Massimi, docente di elettroacustica e audio digitale, autore del libro Mastering ITB. Ha ideato un sistema che potrebbe rispondere alle esigenze sia di produzione sia di performance in tempo reale.

 

Se il lockdown proseguirà, troveremo nuove forme di creazione e nuove forme di arte per appagare la nostra sete di emozioni

D. A che punto è la ricerca?

R. A livello di software ci siamo, ma, come dicevo, ci sarebbe bisogno di un grosso aggiornamento della rete internet.

D. C’è una richiesta da parte del mercato di trovare una soluzione?

R. Sì, se il lockdown dovesse proseguire, oltre ai musicisti anche altre realtà produttive dovranno adottare misure nuove, come X Factor ad esempio, che potrebbe proseguire con lo show organizzando esibizioni da remoto. È un momento difficile per la musica, per l’arte e per l’umanità, ma ripongo fiducia nella capacità di adattamento che da sempre ci contraddistingue: troveremo nuove forme di creazione e nuove forme di arte per appagare la nostra sete di emozioni.

D. Il minimo indispensabile per chi vuole produrre musica da casa in questi giorni?

R.

  • Computer
  • Software: Cubase Le. Oppure Ableton Live.
  • Stumenti: Arturia VCollection racchiude il megliodei sintetizzatori storici in un unico software.
    Una tastiera anche piccola giusto per suonare qualche nota, Minilab, Keystep, KeyLab di Arturia o Novation. 

E a tutto questo aggiungo anche un’altro elemento: un paio di cuffie per non disturbare i vicini!

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