L’innovazione al servizio dell’ambiente e del risparmio energetico: la storia di Nazena, startup vicentina che trasforma gli scarti tessili in nuovi prodotti sostenibili e circolari 

 

 

Secondo le ultime stime, ogni anno una persona getta oltre 4 kg di vestiti usati e il 95% di questi va negli inceneritori e in discarica: è solo un dato che fornisce tuttavia le dimensioni del fortissimo impatto che il settore della moda ha, in maniera negativa, sull’ambiente. Come ridurre, dunque, queste percentuali? Come “correggere” i comportamenti irresponsabili dando una seconda vita agli scarti tessili? 

La risposta a queste domande arriva da Nazena, startup fondata nel 2019 a Vincenza da Giulia Rossi, con l‘obiettivo si stravolgere il mercato del fashion e del packaging, responsabile del 10% delle emissioni di CO2 a livello globale, adottando un sistema di economia circolare. Dagli scarti tessili, infatti, Nazena realizza imballaggi, arredi per negozi, articoli di design e pannelli acustici.

 

Nuova vita agli scarti tessili con Nazena, la startup che “stravolge” il mondo del fashion e del packaging. Credits: Nazena.com

 

Nazena: nuova vita agli scarti tessili  

 

Era aprile 2019 quando Giulia De Rossi, dopo un viaggio in Giappone, ha iniziato a fare ricerche nel settore del fashion e della sostenibilità ambientale. Oggi l’azienda dà nuova vita agli scarti tessili post – industriali e post – consumo, mettendo in atto un processo di upcycling che trasforma il materiale in nuovi prodotti a maggior valore aggiunto. Vengono progettati, ad esempio, articoli di imballaggio che assumono una seconda funzione una volta completata la prima, come i contenitori per il vino, che possono essere facilmente assemblati dal consumatore per diventare un vassoio di servizio o una lampada dal fine design. Nel caso di prodotti per cui è difficile trovare una seconda funzione, invece, è previsto un programma di take-back: vengono quindi ritirati e lavorati, per essere trasformati in articoli nuovi e sempre ecologici. In questo modo, la startup riesce a prolungare la vita di beni che sono di solito destinati a un ciclo di utilizzo molto breve.

Ma come vengono individuati e selezionati i materiali da recuperare? Nazena si interfaccia direttamente con le aziende tessili e propone loro la gestione degli scarti di produzione. “Il materiale che abbiamo brevettato – spiega  Giulia – è composto dal 90% di scarti tessili e collanti naturali per il 10%. L’idea iniziale era sostituire gli imballaggi in plastica, poi ci siamo concentrati su porta accessori per negozi, complementi di arredo, pannelli di rivestimento“.

 

Economia circolare e sostenibilità: una speranza (e una necessità) per il futuro del Pianeta 

 

Dal 1961 al 2012 domanda ed offerta sono state in equilibrio solo fino al 1970. Da quest’anno in poi la domanda è sempre stata eccedente rispetto all’offerta. Per poter invertire la tendenza è necessario dar vita ad una transizione dall’economia lineare all’economia circolare. Il modello economico circolare, infatti, consente di coniugare la crescita economica con la tutela dell’ambiente, attraverso la valorizzazione di sottoprodotti e scarti, al fine di ridurre le materie prime vergini estratte dal sistema naturale ed i rifiuti reintrodotti nell’ambiente. Ma per concretizzare tale transizione è anche necessario che le imprese comincino a rendere più sostenibili le proprie attività, sia per ottenere nuovi vantaggi competitivi, ma anche per tutelare gli ecosistemi naturali, considerando che orami da decenni le risorse offerte dalla Terra non sono più sufficienti per soddisfare le necessità ed i bisogni dell’uomo.

In questa ottica e alla luce di una situazione così sconfortante e preoccupante, l’obiettivo di Nazena è raccogliere 250 tonnellate di scarti tessili entro il 2025. Se si considera che per ogni kg di tessuto riciclato risparmiamo (ovvero non emettiamo) 4kg di CO2, equivalente a 4 docce calde, si può ben immaginare quanto respiro riusciremmo a dare al nostro pianeta. 

Un grande traguardo da raggiungere a piccoli passi: lo scorso anno Nazena è stata selezionata per il Global Start Up Program, programma di accelerazione internazionale, organizzato da Agenzia ICE su indicazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “Il prodotto cui sono più legata? Una seduta e in genere i pezzi di arredamento fatti con il nostro materiale” afferma Giulia De Rossi.

Ma non è tutto. Nazena è una delle tre aziende italiane finaliste del Green Alley Award 2021-2022, la call internazionale dedicata alla sostenibilità promossa da Landbell Group e sostenuta dal Consorzio ERP Italia, tra i principali Sistemi Collettivi senza scopo di lucro che si fanno carico sull’intero territorio nazionale della gestione a norma dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e dei Rifiuti di Pile e Accumulatori. 

 

 
L’obiettivo è di raccogliere almeno 250 tonnellate di scarti tessili entro il 2025, afferma Giulia De Rossi, CEO e founder di Nazena. Credits: Materially.eu

 

 

 

Per fare la differenza serve il contributo di tutti, dei produttori ma anche dei consumatori 

 

Il lavoro di Nazena non si esaurisce solo nel recupero degli scarti tessili: l’azienda è, infatti,  impegnata anche nella creazione di una community di consumatori, grazie alla quale le persone potranno consegnare i loro vestiti usati per poi rientrarne in possesso in una nuova forma e funzione. Il grande progetto avviato da Giulia De Rossi ci dimostra che la tutela dell’ambiente e la crescita economica, non sono nemiche ma alleate per rendere lo sviluppo più ecocompatibile. Dunque, per evitare di danneggiare il futuro delle prossime generazioni e la salute del nostro pianeta, è necessario un cambiamento nel modo di fare business, ma anche l’adozione di nuove tecnologie e di comportamenti più responsabili da parte dei consumatori.

 

Fonti: La Repubblica I phyuture.it
Credits foto copertina: Nazena.com 

 


 

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