Reinventare oggetti quotidiani in chiave di sostenibilità/plastica dalle banane

Reinventare cio’ che conosciamo in chiave di sostenibilità/ Plastica dalle banane

Il design gioca un ruolo chiave nella sostenibilità, con soluzioni insolite: come quella dei materiali plastici ricavati dalle banane

 

La crisi climatica ci costringe a ripensare a come mangiamo, come ci vestiamo e come consumiamo in generale. Per fortuna, molti designer e ricercatori si approcciano al tema rivolgendosi al mondo naturale per sviluppare soluzioni tecnologiche sostenibili.

Dal cemento resistente alle inondazioni alle scarpe realizzate con gomme da masticare scartate, ti presentiamo ogni settimana alcuni dei nostri prodotti preferiti, tutti eco-consapevoli, che possono aiutarci a costruire un futuro migliore.

Bioplastica dalle banane

Sapevi che solo il 12% della pianta di banana, ovvero la frutta che mangiamo, viene utilizzata? Il commercio delle banane è un’industria enorme, ma si traduce in una grande quantità di rifiuti. Ciò rende la coltura un obiettivo allettante per usi alternativi, sia per ridurre gli sprechi sia per fornire una solida scorta di materie prime per la produzione industriale di bioplastiche.

Ricercatori dell’UNSW Sydney hanno sviluppato una soluzione intelligente: hanno trasformato i rifiuti delle piantagioni di banane in un materiale di imballaggio riciclabile e biodegradabile.

Ciò che rende l’attività di coltivazione delle banane particolarmente dispendiosa rispetto ad altre colture da frutto è il fatto che la pianta muore dopo ogni raccolto.
Ogni pianta di banane entra in produzione soltanto dopo 14 mesi, periodo nel quale l’albero forma anche due “polloni”, uno chiamato “figlia”, che darà frutti a distanza di 12 mesi dalla pianta principale e l’altro chiamato “nipote”, che darà frutto dopo due anni.

Ogni ceppo produce un solo casco alla volta, perciò una volta raccolte le banane si procede al taglio del fusto, che viene lasciato in campo come fertilizzante organico.

Essiccatura, polverizzazione e trattamento in soluzione alcalina per estrarre la cellulosa, che viene poi sviluppata in pellicole di vario spessore. Foto: UNSWQuesto materiale è realizzato utilizzando pseudofusti: il tronco carnoso e stratificato della pianta, che è composto per il 90% da acqua. Viene essiccato, quindi macinato in una polvere fine e trattato per estrarre la nanocellulosa.            Questo viene poi trasformato in un materiale simile alla carta da forno che può essere utilizzato per realizzare imballaggi per alimenti o sacchetti di bioplastica, a seconda dello spessore. Dopo l’uso, si decompone nel terreno entro sei mesi.
Il prodotto finale somiglia ad un foglio di carta forno. Foto: UNSW

Gli impieghi di questa bio-plastica

I ricercatori affermano che, a seconda dello spessore previsto, il materiale potrebbe essere utilizzato in diversi formati negli imballaggi alimentari. “Ci sono alcune opzioni a questo punto; potremmo realizzare anche delle borse per la spesa in questo materiale”, hanno confermato.

“Oppure, a seconda di come lo processiamo e di che spessore gli diamo, potremmo realizzare le vaschette comunemente usate per la vendita di carne e frutta nella grande distribuzione. Con il vantaggio che, invece che in polistirene, si tratta di un materiale completamente atossico, biodegradabile e riciclabile”.

Hai anche tu un progetto innovativo a tema sostenibilità che ti piacerebbe presentare alla X Edizione di Maker Faire Rome? La Call for Makers, la Call for Schools e la Call for Universities & Research Institutes di #MFR2022 sono aperte: candida la tua proposta entro il 26 giugno!

fonti: BBC I UNSW

immagine di copertina: Mathis Jrdl via Unsplash


 

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