I robot “infermieri” sono scesi in campo il 27 marzo all’ospedale di Circolo di Varese offerti gratuitamente da un’azienda locale. Monitorano la saturazione dei pazienti, la frequenza cardiaca, quella respiratoria, la pressione arteriosa.

 

Dal 27 marzo l’ospedale di Circolo di Varese ha “assunto” sette robot infermieri per aiutare medici e infermieri. Grazie a delle telecamere in alta definizione montate sulla testa, oltre a monitorare lo stato dei pazienti, attraverso un microfono incorporato consentono a medici e infermieri di comunicare con i degenti, a distanza e in tempo reale.

 

Robot infermieri

LA STORIA

L’idea è venuta a Giovanni Poggialini, ingegnere clinico, a cui la direzione dell’ospedale aveva chiesto di trovare soluzioni per supportare il personale sanitario.  

L’ingegner Poggialini si è ricordato di una start up veneta incontrata due anni prima a Roma durante un convegno annuale dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici.  

La Omitech, questo il nome della startup, già cinque anni fa avevano iniziato un percorso di sperimentazione e ricerca nella robotica che hanno chiamato Vivaldi.

Vivaldi, infatti, è un’intelligenza artificiale che controlla e adatta il comportamento dei robot con gli umani e l’ambiente.

Alla telefonata di emergenza leggiamo sul Corriere.it  hanno risposto subito positivamente, accettando di aggiornare il prototipo con alcune funzioni utili per affrontare l’emergenza coronavirus. Tutto gratuitamente.

 

LA GRATITUDINE DELL’OSPEDALE
 

Ci hanno messo a disposizione tutta la tecnologia possibile senza alcun costo per noi e per tutta la durata dell’emergenza Covid_19” tiene a precisare Poggialini che quotidianamente aggiorna la start up per segnalare le migliorie da apportare.

Il direttore di Medicina ad Alta Intensità dell’ospedale di Circolo, Francesco Dentali, ha accolto ben volentieri l’innovazione e la sta sperimentando nei suoi reparti. “I pazienti affetti da Coronavirus hanno un alto indice di contagiosità e si può entrare in contatto con loro solo dotati dei dispositivi di protezione individuali che, come sa, non sono facili da reperire” spiega Dentali.

I robot infermieri consentono di superare facilmente questo problema. Ma sono utili anche perché ci aiutano a temperare l’isolamento dei pazienti con coranavirus, che sono quasi tutti anziani, permettendoci di comunicare con loro a distanza. Di sicuro non riusciranno a eliminare del tutto la presenza del personale sanitario ma completarlo sicuramente sì.

Il primo di questi robot Francesco Dentali lo ha chiamato Tommy, come suo figlio di sei anni: “In fondo hanno sembianze di un bambino di quell’età“.


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