Dal Soft Robotics Laboratory dell’IIT di Genova al palco di Italia’s Got Talent, passando per Maker Faire Rome: è Alter Ego il robot che ci accompagnerà nel prossimo futuro

 

 

 

Pensato per intervenire in prima linea durante le emergenze, sarebbe potuto essere utile anche nelle fasi più critiche della pandemia da Covid19, impegnato ad entrare nei reparti più a rischio per evitare che personale infermieristico e medici dovessero farlo continuamente, rischiando la vita in caso di contagio.

Lo scorso ottobre, in occasione dell’ultima edizione di Maker Faire Rome, è stato tra i progetti più apprezzati, vero protagonista della tre giorni dedicata all’innovazione che nel 2021 è tornata “onsite” al Gazometro Ostiense. 

Lo ritroviamo adesso, a distanza di pochi mesi, sotto le luci di uno dei palcoscenici più famosi della televisione italiana, quello di Italia’s Got Talent, la trasmissione che da oltre 10 anni premia “il talento” di concorrenti di tutte le età.

Stiamo parlando di Alter Ego, il robot umanoide alto poco più di un metro e con un peso pari circa a 20kg sviluppato dal Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dal Centro di Ricerca ‘E. Piaggio’ dell’Università di Pisa. A presentarlo, mercoledì 26 gennaio 2022, sono stati Manuel Catalano e Maria Fossati, rispettivamente ricercatore e designer dell’IIT, la cui collaborazione professionale è nata per testare una mano prostetica e per creare, quindi, corpi robotici sempre più avanzati in grado di interagire e, se possibile, anche di trasformare – migliorandolo – il mondo. 

 

Manuel Catalano e Maria Fossati, rispettivamente ricercatore e designer presso l’IIT di Genova

 

Una partecipazione, quella a IGT, importantissima perché ieri sera è andato davvero in scena il Talento, quello vero, quello con la T maiuscola ma non solo: gli Alter Ego in gara, tele – operati come avatar attraverso sistemi di Realtà Virtuale, hanno dimostrato con successo di riuscire ad aprire due sportelli chiusi, estraendo dall’interno con grande disinvoltura un mazzo di fiori che hanno poi consegnato alla conduttrice, Lodovica Comello.

Un’azione apparentemente semplice e quasi “automatica” per noi esseri umani, ma non per tutti. E qui entrano in gioco loro, i Robot Umanoidi, perfettamente in grado di stringere la mano, afferrare oggetti, compiere operazioni ben più complesse anche a distanza di migliaia di km dall’operatore che li comanda che, equipaggiato ad hoc e munito di visore 3D, vede quello che vedono loro, li muovono, li fanno camminare.

Attraverso questi robot ti rendi conto di quanti progressi siano stati fatti sino ad ora e di quanti passi in avanti la robotica stia facendo” commenta entusiasta Bebe Vio, ospite d’onore dello show.

Talento ma anche grandissima speranza, dunque, nella robotica, sempre più attenta a capire come sta cambiando la società e come la scienza possa co – operare con essa e con le persone, per renderla migliore, operando in tutti i settori. A confermarlo sono le parole di Manuel Catalano: “Questa sfida preparata per Italia’s Got Talent voleva essere un piccolo esempio per far capire a tutti come la tecnologia possa interagire con il mondo, accompagnandoci nel futuro più prossimo” . E non è tutto: queste tecnologie impiegate sui robottini umanoidi possono essere applicate anche nel campo medicale, per la realizzazione di protesi sempre più perfette.

Inutile dire che i due Alter Ego si sono aggiudicati ben quattro sì dei giudici, superando così la fase dell’audizione ed entrando nella rosa dei candidati alla finale! 

 

Guarda subito Alter Ego a Italia’s Got Talent!

 

 

 

Dal 2019 Maker Faire Rome ospita l’Istituto Italiano di Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM), che riunisce gli attori italiani del mondo della Robotica e delle Macchine Intelligenti, dalla ricerca più visionaria all’industria più aperta alle tecnologie avanzate e che da sempre promuove lo sviluppo e l’uso delle tecnologie dell’interazione per il benessere dei cittadini e della società. 

Per celebrare il nuovo successo della robotica, abbiamo intervistato il Professor Bicchi, Presidente di I-RIM e Senior Researcher & PI del Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation dell’IIT di Genova,  

 

Antonio Bicchi, Presidente dell’Istituto Italiano Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM) e Senior Researcher & PI del Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation dell’IIT di Genova

 

D. Professor Bicchi, abbiamo visto la performance di Alter Ego, robot presente anche a Maker Faire Rome 2021 a Italia’s Got Talent . A che punto è la robotica In Italia?

R. Abbiamo accolto con piacere l’invito di IGT proprio per poter condividere con un vasto pubblico le realizzazioni che la robotica oggi è in grado di portare al servizio delle persone. Ci fa piacere dare anche qualche buona notizia riguardo al nostro Paese: in Robotica l’Italia è una “superpotenza”, sia nella ricerca scientifica che nelle applicazioni, nelle industrie e nei servizi, ed è bello poter condividere questi risultati non solo con dati e statistiche, ma proprio con esempi in carne e ossa, o meglio, in acciaio e silicio.

 

D. La Robotica racchiude la scienza e la tecnologia di quei sistemi dotati di sensori per percepire lo stato, non solo proprio, ma anche dell’ambiente circostante, di mezzi di elaborazione e comunicazione di questi dati e di attuatori capaci di modificare questi stati. Questo, secondo una logica intelligente autonoma o parzialmente autonoma. Le Macchine Intelligenti sono macchine dotate di capacità logiche e computazionali per l’interazione fisica con l’ambiente e le persone. Quale futuro aspettarsi? 

R. Grazie di queste definizioni precise. Diciamo che la differenza tra un robot e una macchina intelligente sono soprattutto nell’aspetto e nel rapporto che le persone hanno con la macchina. Dal punto di vista tecnico, anche un robot è una “macchina intelligente”, cioè un insieme ciberneticamente organizzato di sensori, attuatori e intelligenza artificiale. Nella visione della persona comune, il “robot” è però più simile e vicino alla persona. Nel suo futuro, alcuni di noi vedono del bene: un essere che ci assomiglia, ci risparmia dalla fatica e dal rischio, ci aiuta, ci serve e ci intrattiene. Altri temono del male: ci insidia il posto di lavoro, minaccia di rendersi autonomo e di sopraffarci…Tutti questi timori sono più fantascienza che realtà, naturalmente, ma sono profondamente radicati e dobbiamo tenerne conto cercando di evitare che le nostre tecnologie prendano strade sbagliate.

 

D. Recentemente secondo una ricerca di LinkedIn tra le 25 professioni in più rapida ascesa, Ingegneria Robotica è la prima. Quale percorso di studi consiglierebbe e quali sono, secondo Lei, le Università più all’avanguardia?   

R. Credo che la prima Laurea in Ingegneria Robotica in Italia, e una delle prime in Europa, sia stata creata a Pisa ormai dodici anni fa. Da allora molta strada è stata fatta, come dimostrano queste notizie. Oggi tutte le Università all’avanguardia hanno una specializzazione in Robotica o in Automazione. Si può credere che la caratteristica dei nostri laureati che li rende così appetibili sul mercato sia la loro conoscenza approfondita degli aspetti sia teorici che pratici di una disciplina complessa come la robotica, e forse anche la loro qualità intellettuale: i nostri corsi hanno la fama di essere impegnativi, e gli studenti tendono ad auto – selezionarsi (“quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare“).
Ma la verità è un’altra a mio parere, è che gli ingegneri robotici hanno una formazione multidisciplinare amplissima nelle diverse tecnologie – informatica, meccanica, elettronica – e anche in discipline scientifiche e perfino elementi di scienze umane. E’ questa caratteristica un po’ rinascimentale, di persone con interessi e abilità a 360 gradi, che li rende capaci di trasformare le nostre industrie e i nostri prodotti in vere meraviglie tecnologiche.

 

 


 

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