LA PASTA CHE CAMBIA FORMA POTREBBE AIUTARE A RIDURRE GLI IMBALLAGGI E IL LORO IMPATTO SULL’AMBIENTE

La soluzione arriva dai ricercatori del Morphing Matter Lab della Carnegie Mellon University. Siamo pronti ad accettare un ‘formato piatto’? 

Ciò che rende unica la pasta sono le iconiche varietà di forme che può assumere: penne tubolari, tagliatelle a nastro, farfalle a forma di papillon ma anche ‘ruote’, fusilli, conchiglie, cubetti, mafalde… le varietà di pasta corta sono quasi infinite, specialmente in Italia e nelle produzioni artigianali. Si tratta però di formati che rendono anche difficile il loro confezionamento, che deve rispettarne le caratteristiche e spesso ha bisogno quindi di grandi scatole o sacchetti in plastica per la rivendita al dettaglio. Senza contare i materiali che servono ad assicurare che giunga integra al punto vendita. Nessuno sceglie un determinato formato per poi trovarlo ‘polverizzato’ a causa di un trasporto poco attento o di un imballaggio non accurato. 

In sostanza: formati particolari sono forieri di grande spreco sia in termini di materiali – non sempre riciciclabili, e comunque costosi – che di costi.

Il Morphing Matter Lab della Carnegie Mellon University potrebbe aver trovato una soluzione: imprimere minuscoli solchi con motivi diversi sulla pasta piatta, aggiungere acqua calda e guardarla trasformarsi in spirali, tubi e torsioni.

I vantaggi del formato piatto

La pasta ‘piatta’ può essere confezionata in modo compatto come bastoncini di gomma, risparmiando molto spazio e molti sprechi. La plastica utilizzata negli imballaggi alimentari finisce nelle discariche in grandi quantità e diventa ovunque rifiuti non biodegradabili, specialmente negli oceani del mondo.

Il Morphing Matter Lab ha scelto la pasta perché è uno dei prodotti alimentari più popolari e l’America è sia il suo più grande produttore che consumatore (insieme all’Italia, chiaramente).

La soluzione della ‘morphing pasta’ deriva da un approccio informato dall’osservazione della natura: “molti organismi, in particolare semi di piante o semi di alberi – come nel caso della pigna –  rispondono all’umidità o alla pioggia e si trasformano”, afferma Lining Yao, assistente professore presso l’Istituto di interazione uomo-macchina e il College of Engineering della CMU, che ha fondato il Morphing Matter Lab nel 2017.

Un’altra fonte di ispirazione è l’industria del mobile, che vende prodotti flat-pack per risparmiare spazio di imballaggio e spedizione (stai pensando a Ikea, di’ la verità)

“Se si confrontano i maccheroni tradizionali con quelli ‘piatti’, notiamo un risparmio di oltre il 60% dello spazio, equivalente a tutta l’aria che, mediamente, è contenuta in una confezione tradizionale”, afferma Yao.

Pasta creata da Morphing Matter Lab I di CMU Foto per gentile concessione di CMU

Nessun compromesso su gusto ed estetica

Il processo di trasformazione ideato dal Morphing Lab può produrre una dozzina di formati di pasta diversi. L’aspetto e il gusto della pasta come la conosciamo e la amiamo non sembrano risentirne. In effetti, il design – e quindi anche il formato – è fondamentale quando si parla di pasta: ogni forma contiene una diversa proporzione di salsa e ha una sensazione in bocca diversa.

Pasta creata da Morphing Matter Lab I di CMU Foto per gentile concessione di CMU

Tempo di cottura più rapido

Il team di Morphing Matter Lab pensa anche che la pasta ‘piatta’ potrebbe ridurre l’impronta di carbonio inerente alla cottura della pasta, perché sembra cuocere più velocemente della pasta convenzionale.

Il team è andato in campeggio vicino a Pittsburgh per testare la pasta confezionata “nella vita reale”. Ye Tao, ex ricercatrice post-dottorato in visita presso il Morphing Matter Lab, e autrice principale dello studio, ha scoperto che la pasta piatta occupava meno spazio nella sua borsa e non si rompeva durante le escursioni. Soprattutto, aveva un ottimo gusto anche cucinata su un fornello da campo portatile.

“La pasta trasformata imitava la sensazione in bocca, il gusto e l’aspetto della pasta tradizionale”, ha osservato.

Yao pensa che non saranno interessati solo i produttori di pasta, ma anche gli chef che cercano nuove esperienze per i loro clienti. “Puoi anche ‘programmare’ queste paste per divertimento”, dice, facendo l’esempio di una pasta piatta che si trasforma a forma di cuore. “Penso a questo per le feste, come i compleanni, le occasioni speciali, o per proposte romantiche organizzate nei ristoranti, per esempio.”

Lo studio, Morphing Pasta and Beyond, è la storia di copertina del numero di maggio della rivista Science Advances. Hanno contribuito diciassette ricercatori della CMU, Syracuse e Zhejiang University in Cina.

La ricerca potrebbe avere implicazioni al di fuori della cucina perché il processo può interessare qualsiasi materiale “gonfiabile” (che cresce di dimensioni). “Questo potrebbe essere potenzialmente utilizzato nella robotica morbida e nei dispositivi biomedici”, afferma Wen Wang, un ex ricercatore affiliato al Morphing Matter Lab.

fonti: Carnegie Mellon University I NewsPittsburgh I Science Advanced

foto di copertina: CMU


 

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