“Vi racconto com’è nato Make to Care”. Intervista a Fabio Gorrasi

«Vi racconto com’è nato MAKE to CARE e come tutti possono aiutare le persone più fragili»

Intervista a Fabio Gorrasi, iniziatore e ispiratore di Make to Care, il programma Sanofi in collaborazione con Maker Faire Rome per la ricerca di soluzioni che migliorino la vita di pazienti cronici e di chi li assiste 

 

Ben 450 progetti in 6 anni, tra cui 50 finalisti e 10 vincitori. Un circolo virtuoso che ha messo in comunicazione  ospedali e centri di ricerca universitari, pazienti, caregiver e maker. A unirli il filo rosso della solidarietà e la volontà di mettere al centro dell’innovazione il paziente. Tutto questo e molto altro è MAKEtoCARE, il contest promosso da Sanofi (in collaborazione con l’associazione Uniamo) e protagonista a Maker Faire Rome dal 2016.

L’iniziativa anche in questa sesta edizione porterà alla fiera degli innovatori del 2021 dieci progetti in finale. I progetti saranno presentati al pubblico, che potrà votarli direttamente, attraverso la pagina Instagram di Sanofi Italia. A questa pagina, i progetti finalisti dell’edizione 2021

Fabio Gorrasi, maker per amore

MAKEtoCARE è un’idea forte, che dietro ha una storia altrettanto forte. Il cuore e la tenacia da cui è nato tutto appartengono a Fabio Gorrasi, 42 anni, operaio specializzato originario di Salerno, che oggi lavora e vive in provincia di Taranto, in Puglia. Sua figlia Roberta è affetta da Atrofia Muscolare Spinale, una rara malattia neurodegenerativa.

Roberta aveva bisogno di un tutore per muoversi, ma quello che c’era a disposizione non era adatto. Fabio, più maker di tanti maker, ha iniziato a lavorare su progetti, idee, prototipi e alla fine ha trovato la soluzione che cercava per la sua Roberta.

fonte: IlMessaggero.it

«L’ho fatto per vedere la gioia negli occhi di mia figlia» ha detto. «Non è solo la medicina che può fare sì che un paziente possa guarire, ma anche il benessere quotidiano». Dopo essere stato membro della giuria, quest’anno Fabio presiederà il contest. Proprio Fabio ci ha raccontato la sua storia e il significato profondo di Make To Care.

Fabio, com’è nata MAKEtoCARE?

«Mia figlia Roberta ha una malattia rara. Il tutore “Savera” (realizzato a sua volta da un genitore) che ci avevano messo a disposizione, le dava fastidio, si sentiva bloccata. Per questo ho deciso di progettare il “mio” tutore, misurato sulle esigenze di Roberta. Ho iniziato a lavorare sul progetto (cosa e come lo volevo, cosa doveva avere di importante e che doveva riuscire a fare), dandomi degli obiettivi, un vero e proprio procedere per step».

Nella realizzazione del tutore, che priorità avevi?

«Il tutore doveva avere una certa leggerezza e una certa flessibilità. Il tutore Savera è tutto in acciaio, con cui Roberta però non riusciva a muoversi e non lo voleva neanche indossare».

Come hai risolto?

«Ho iniziato a studiare i movimenti dell’articolazione. Volevo capire come rendere il tutore più flessibile. Alla fine ho girato i disegni ad un tornitore e abbiamo iniziato a creare i primi pezzi in alluminio, ma non andava. Il titanio costava troppo in termini di lavorazione. Avevo bisogno di una lega con caratteristiche di leggerezza e robustezza. Che poi ho trovato».

In questo percorso da maker ti sei rivolto anche un professore del Sant’Anna di Pisa?

«Sì, lui ha studiato l’articolazione e dove si trovavano i punti più vulnerabili del progetto».

Una volta risolti i problemi di Roberta, hai pensato che il tuo esempio poteva essere di aiuto ad altri.

«Ci ha pensato Sanofi, con cui sono entrato in contatto grazie all’associazione Uniamo».

Roberta, nel tutore creato da suo papà, Fabio Gorrasi

L’obiettivo di MAKEtoCARE è ricercare soluzioni innovative, mettendo al centro il paziente e il caregiver.

«Tutti possono diventare dei “Maker to Care”, l’importante è riuscire a capire che l’innovazione può essere veramente determinante nel sostenere le persone che hanno bisogno».

L’edizione 2021 di MAKEtoCARE

Fabio, quest’anno presiedi la giuria di MAKEtoCARE.

«Sì, negli anni scorsi sono stato tra i componenti del gruppo che selezionava i progetti».

 

In queste sei edizioni ci sono stati più di 450 progetti presentati.

«Sono stati tutti  progetti che hanno un obiettivo: aiutare una persona con disabilità. Quello che conta è la funzionalità del progetto, non la sua eccellenza».

MAKEtoCARE è sì un contest, ma anche un report e un roadshow. Pensavi che sarebbe nato tutto questo?

«Lo speravo. MAKEtoCARE deve diventare sempre più grande perché ha dato e sta dando uno spunto di innovazione per aiutare le persone più fragili». 

 

Scopri tutti i progetti finalisti dell’edizione 2021 di MaketoCare a questa pagina. Sanofi Italia ti aspetta a Maker Faire Rome 2021 dall’8 al 10 ottobre


 

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