Biglietti
ITA | ENG

Blog

Il corpo nell’era digitale

Human anatomy showing wrong postures of using the phone. Wrong angles look at the device screen, causing a problem called
Maxdelson I iStock

Smartphone, schermi e salute: come il nostro corpo si sta adattando alla tecnologia

Viviamo immersi nella tecnologia, che ci circonda e avvolge. Lo smartphone è la nostra agenda, la nostra banca, il nostro intrattenitore, il nostro navigatore e spesso anche il nostro compagno nei momenti di pausa, ma mentre aggiorniamo continuamente le applicazioni e ci curiamo di proteggere i nostri dispositivi, non sempre facciamo lo stesso con il nostro corpo. Non ci chiediamo abbastanza spesso cosa (il “se” è stato sdoganato da tempo) questi strumenti stiano facendo al nostro corpo.

Negli ultimi anni, ricercatori e specialisti hanno iniziato a studiare un fenomeno sempre più evidente: il modo in cui utilizziamo la tecnologia sta modificando alcune delle nostre abitudini fisiche. Postura, movimento, vista, forza muscolare e coordinazione appaiono essere influenzati da uno stile di vita sempre più sedentario e trascorso davanti agli schermi. Questo non significa che smartphone e computer siano dannosi in sé, del resto, la tecnologia ha migliorato enormemente la nostra vita quotidiana. Il punto è un altro, ed è la necessità di imparare a usarla in modo consapevole, evitando che siano i dispositivi a decidere per noi quanto tempo stare fermi, come muovere il corpo e dove concentrare la nostra attenzione. Il futuro digitale, insomma, non ci chiede meno tecnologia, ma di usarla meglio.

Il “collo da smartphone”: quando la postura diventa digitale

Uno dei segnali più visibili del rapporto tra corpo e tecnologia riguarda la postura. Molte ore trascorse con la testa inclinata verso lo smartphone possono creare tensione nella zona cervicale e nei muscoli delle spalle. Questa posizione, spesso chiamata “tech neck”, sottopone il collo a uno stress maggiore rispetto alla postura naturale con la testa allineata al corpo. Il problema non nasce da pochi minuti al giorno di utilizzo, ma dalla ripetizione quotidiana dello stesso gesto per ore (quello che facciamo pressoché tutti, quindi). Per ridurre il rischio bastano alcune abitudini semplici:

  • portare lo schermo più vicino all’altezza degli occhi
  • evitare di rimanere nella stessa posizione troppo a lungo
  • fare pause frequenti durante il lavoro al computer
  • inserire movimento e stretching nella giornata.

Il corpo umano non è progettato per mantenere una posizione statica per molte ore. Esattamente come stare seduti a lungo non ci aiuta, non lo fa neanche restare chinati sullo schermo. La combinazione delle due, poi, è micidiale. Consiglio: la prevenzione passa soprattutto dalla varietà dei movimenti.

Vista e schermi: il problema non è solo la luce blu

Quando si parla di tecnologia e occhi, spesso il primo elemento chiamato in causa è la luce blu degli schermi. In realtà il rapporto tra dispositivi digitali e vista è più complesso e l’aumento della miopia osservato negli ultimi decenni è legato a diversi fattori, ma il tempo trascorso davanti agli schermi può contribuire indirettamente a un cambiamento dello stile di vita: più ore in ambienti chiusi, meno attività all’aperto e meno esposizione alla luce naturale – che per gli occhi è un toccasana. Diversi studi hanno evidenziato proprio il ruolo protettivo del tempo trascorso fuori casa, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza. Per proteggere gli occhi può essere utile:

  • alternare attività da vicino e momenti in cui guardare lontano
  • fare pause regolari durante l’utilizzo degli schermi
  • trascorrere più tempo all’aperto
  • mantenere una corretta illuminazione negli ambienti di lavoro.

La tecnologia non sta necessariamente “rovinando” la nostra vista: siamo noi che la mettiamo a rischio se il nostro stile di vita è “soltanto” digitale. Una volta ancora: diversificare è la chiave.

Mani, polsi e muscoli: il costo della sedentarietà

Le mani sono tra le parti del corpo più coinvolte nella vita digitale. Digitiamo, scorriamo, tocchiamo superfici e utilizziamo dispositivi per molte ore ogni giorno. Alcuni disturbi, come rigidità o affaticamento di dita e polsi, possono essere legati alla ripetizione continua degli stessi movimenti, ma il tema è più ampio e riguarda, come già per la postura, la tendenza a ridurre di molto l’attività fisica. La forza muscolare, compresa quella della presa, viene considerata sempre più spesso un indicatore importante dello stato di salute generale. Una vita troppo sedentaria può contribuire alla perdita progressiva di forza e mobilità. Anche tenere il telefono tra le mani tutto il tempo non aiuta: il calore può infiammare i tessuti e peggiorare condizioni pregresse, o scatenarne i sintomi. La risposta non è soltanto fare esercizi specifici per le mani, serve recuperare attività fisiche e manuali nel loro complesso. Suonerà banale ma:

  • praticare sport o camminare regolarmente
  • cucinare, costruire, disegnare o lavorare con materiali diversi
  • dedicarsi ad attività che coinvolgano il corpo oltre lo schermo.

è fondamentale. Le nostre mani non sono nate per controllare soltanto icone digitali: sono il ponte principale tra noi e la realtà. Quella del pollice opponibile è una conquista dell’evoluzione: non vorremo mica rischiare che la sua importanza di perda a colpi di artrosi. Attività pratiche svolte con continuità, come preparare un pasto o dedicarsi ad attività artistiche, o anche suonare uno strumento, possono essere d’aiuto. Semplicemente, tornare a scrivere a mano è già un buon inizio. Anche se a livello individuale gli effetti dell’uso continuo dei dispositivi possono sembrare  moderati o ridotti, nel complesso, considerando intere generazioni, si rischia comunque un possibile impoverimento delle capacità cognitive della società e una minore capacità di pensare in modo concreto e relazionarsi con la realtà, perché le mani sono uno dei principali punti di contatto che abbiamo con il mondo.

Tecnologia e cervello: perché abbiamo bisogno di esperienze fisiche

Gli strumenti digitali hanno sviluppato nuove abilità: siamo più rapidi nel cercare informazioni, comunichiamo e gestiamo molte attività contemporaneamente. Eppure, alcune capacità motorie e cognitive nascono dall’interazione fisica con il mondo, e solo da essa. Scrivere a mano, creare oggetti, suonare uno strumento o svolgere attività manuali allenano forme diverse di attenzione, coordinazione e creatività, ce lo insegna la psicomotricità. E’ un aspetto è particolarmente importante per bambini e ragazzi, il cui sviluppo passa attraverso esperienze molto varie e diverse tra loro.. La soluzione, una volta ancora, non è rinunciare agli schermi ma evitare che rappresentino l’unica esperienza possibile. Uno sviluppo sano, equilibrato, prevede sia competenze digitali sia attività pratiche: imparare online, ma anche muoversi e impegnarsi fisicamente; comunicare attraverso la tecnologia, ma anche incontrare e confrontarsi con persone fisiche; usare strumenti digitali ma continuare a creare con le mani – e, perché no, proprio mixando le due competenze.

 

 

Fonti: Journal of Health Wellness and Community Research 2025 I Maker Faire Rome
Immagine di copertina: Maxdelson I iStock
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

Seguici, iscriviti alla nostra newsletter: ti forniremo solo le informazioni giuste per approfondire i temi di tuo interesse