Il progetto “Between Art and Cinema” porta in scena le nuove frontiere dell’arte, tra realtà virtuale e cinematografia  

Un progetto che unisce cinema, AR e salvaguardia dell’ambiente. A Maker Faire Rome 2020, ovviamente.

Le nuove tecnologie a servizio della sensibilizzazione sul cambiamento climatico in una collaborazione tra Maker Faire Rome e Rai Cinema.

Realtà aumentata, cos’è e come può essere integrata col cinema 

Grazie alla app di RAI Cinema e al portale web di Maker Faire è possibile partecipare a progetti internazionali sulle nuove frontiere dell’arte e della cinematografia nel progetto Between Art and Cinema 

Quando l’amore per la grafica, la realtà aumentata (AR) e il cinema si uniscono tra loro si può dar vita a opere che coinvolgono tutti i cinque sensi, immergendo lo spettatore in un viaggio attraverso storie e sensazioni che sembrano reali, ma non lo sono. O, per meglio dire, non lo sono del tutto. 

Nel processo tecnologico che ha portato oggi alla sviluppo delle tecniche 3D applicabili alla realtà circostante, l’AR (che sta per Augmented Reality) è il risultato dell’utilizzo di diverse tecnologie di computer grafica che sovrappongono suoni, testi e immagini al mondo circostante. Pratiche che, fino a una manciata d’anni fa, sembravano appartenere unicamente ai mondi fantascientifici e iper-tecnologici dei supereroi.  

Tuttavia c’è una differenza da fare tra realtà virtuale e realtà aumentata. Per realtà virtuale, infatti, facciamo riferimento a un ambiente interamente generato al computer col quale l’utente può interagire immergendosi totalmente in esso, mentre la realtà aumentata aggiunge elementi alla realtà ordinaria senza però sostituirsi ad essa. 

Maker Faire Rome e Rai Cinema hanno deciso di sottoporre questo tipo di tecnologia futuristica al servizio del pubblico nella sensibilizzazione sulle problematiche ambientali che oggi sono spesso oggetto di dibattito introducendo AQUAPHOBIA, progetto di un’artista danese in presentazione qui in Italia. 

Cambiamento climatico e realtà aumentata in AQUAPHOBIA

Di Jakob Kudsk Steensen, AQUAPHOBIA è un’opera che coniuga le nuove tecnologie di intrattenimento come la realtà virtuale con quelle più classiche quali il cinema. Si tratta di un’esperienza a 360° dove lo spettatore indossa un visore apposito ed entra materialmente nella storia attraverso le sue cinque fasi.  

Nel caso di Aquaphobia, il primo tema nel quale ci si imbatte è quello dello studio psicologico della fobia dell’acqua con un organismo unicellulare a far da guida allo spettatore che diventa parte integrante del racconto e destinatario del discorso tenuto dalla strana particella dall’aspetto alieno.  

AQUAPHOBIA è un’opera creata con lo scopo di mostrare gli effetti dell’impatto ambientale sul mondo e, in particolar modo, sull’acqua. Il lavoro è ispirato a studi psicologici sul trattamento dell’idrofobia (o acquafobia, da cui l’opera prende il nome) che diventano il punto d’inizio per esplorare e prendere consapevolezza del futuro del rapporto che avremo con l’innalzamento del livello dei mari e il cambiamento climatico 

Il setting nel quale la storia è ambientata è frutto della ricerca minuziosa di Steensen, dove il suo paesaggio virtuale combina elementi in argilla rossa con piante dall’aspetto preistorico, attraverso tunnel di fango immersi nell’acqua. Tutto il materiale del cortometraggio è stato sviluppato attraverso fotografie (satellitari e non), terreni e pietre di vario genere collezionati dall’autore e inseriti magistralmente nell’ambiente della storia attraverso una tecnica di elaborazioni di immagini tridimensionali che consente di convertire fotografie in texture tridimensionali da applicare allo scenario virtuale dell’opera. 

In questo viaggio attraverso scene composte da fango, acqua e cunicoli sotterranei, radici e piante si intrecciano tra loro per formare un paesaggio dove il visitatore della simulazione virtuale può vivere l’esperienza di AQUAPHOBIA in un luogo che diventa un insieme di elementi preistorici e moderni, accompagnato da un’entità fatta di luce tridimensionale che recita una poesia sulla storia di una rottura — tutta metaforica — tra il pianeta e il visitatore virtuale, in una realtà distopica dove l’innalzamento dei mari ha visto il suo esito più estremo. 

Nel progetto di Steensen, dunque, assistiamo a come la realtà virtuale può insegnare agli spettatori gli effetti avversi del cambiamento climatico di cui l’uomo è responsabile in uno scenario che, mescolando elementi della preistoria e futuristici che lasciano intendere un ritorno alla natura come ribellione della Terra sull’uomo, contribuiscono allo stesso tempo a responsabilizzare sull’argomento dell’impatto ambientale nel tentativo di dare al pianeta e ai suoi abitanti un futuro migliore.

 

Vieni a scoprire questo e altri eccezionali progetti artistici a Maker Faire Rome dal 10 al 13 dicembre.

Online su www.makerfairerome.eu La partecipazione e’ gratuita.

 

UNTIL WE MEET AGAIN


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