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Agritech: meno chimica, più resa con la robotica

Thorvald robot agritech di Sagarotbotics al lavoro tra i filari di vite
SagaRobotics

Un robot autonomo combatte le malattie fungine con la luce ultravioletta. Senza una goccia di pesticida.

Ogni notte, in centinaia di serre britanniche e vigneti californiani, piccoli robot si mettono al lavoro in silenzio. Si muovono lentamente tra le file di fragole o tra i filari di vite, emettendo una luce ultravioletta che le piante non vedono, ma che i funghi che le attaccano sentono eccome. Nessun operatore umano, zero pesticidi, nessuno stress per le piante: solo luce, nel buio, mentre il mondo dorme.

I piccoli robot si chiamano Thorvald e sono il prodotto di Saga Robotics, una startup fondata a Oslo nel 2016 da due ricercatori dell’Università norvegese di Scienze della Vita. L’idea nacque come progetto di tesi magistrale nel 2014: uno di quei casi in cui la ricerca accademica trova un problema abbastanza concreto, abbastanza urgente, da trasformarsi in azienda. Anche il nome scelto dai fondatori norvegesi non è casuale: Thorvald è un nome vichingo, evoca robustezza, resistenza, radicamento nella terra. Un robot che lavora la notte, silenzioso tra i filari, portando avanti qualcosa che gli uomini hanno sempre fatto – proteggere il raccolto – ma in un modo che la chimica non riesce più a garantire da sola.

Il problema: un fungo che resiste ai fungicidi

L’oidio – la malattia fungina anche nota come powdery mildew – è uno dei nemici più ostici della coltivazione di fragole e uva. Si presenta come una patina bianca polverosa sulle foglie, e ha effetti devastanti: riduce la resa e degrada la qualità del frutto. Il problema non è solo la sua diffusione ma anche che, negli anni, ha sviluppato resistenza crescente ai trattamenti chimici convenzionali. I fungicidi diventano meno efficaci stagione dopo stagione, costringendo gli agricoltori ad aumentare le dosi o a cambiare prodotto, con costi crescenti e impatto ambientale che si accumula. Saga Robotics ha scelto un approccio radicalmente diverso al problema dell’oidio: sostituire la chimica con la fisica. La luce UV-C, a lunghezze d’onda corte, danneggia infatti il DNA dei patogeni superficiali, interrompendone la replicazione cellulare e impedendone la riproduzione. Non è una scoperta nuova, l’efficacia della luce ultravioletta contro i funghi è nota in letteratura scientifica da decenni, ma la novità è stata renderla scalabile, precisa, autonoma.

Come funziona

Thorvald opera esclusivamente di notte, e non per scelta estetica: la luce solare, in particolare la componente blu dello spettro, attiva nei funghi un meccanismo di riparazione del DNA che neutralizza gli effetti del trattamento UV-C. Al buio, invece, quel meccanismo non si attiva, e il trattamento è pienamente efficace. Thorvald è anche progettato con una logica modulare: cambia forma a seconda dell’ambiente. Nelle serre con fragole su tavoli sopraelevati – i cosiddetti tabletop systems, la modalità di coltivazione dominante in molti mercati – il robot assume la forma di un arco che scavalca i banchi e irradia le piante dall’alto verso il basso, sommergendole completamente di luce. Nei vigneti californiani, adotta una configurazione diversa per navigare tra i filari e raggiungere il fogliame della vite. L’ultima versione, Thorvald 3.0, è dotata anche di telecamere per la raccolta dati: monitora lo stato delle colture, raccoglie immagini, alimenta modelli predittivi per la stima della resa. Un sistema che comincia a trasformare il robot da semplice esecutore di trattamenti a piattaforma di intelligenza agronomica.

Dalla ricerca al mercato

I risultati raccontano una transizione decisiva. Oltre 150 unità Thorvald 3.0 sono operative nel Regno Unito, e riescono a trattare circa il 20% della produzione nazionale di fragole da tavola, servendo 13 dei principali produttori del paese – con l’obiettivo di superare il 30% nel 2026. In California, dove l’oidio nei vigneti è un problema in crescita, Thorvald copre più di 1.300 acri e ha registrato un aumento di dieci volte nelle superfici trattate durante la stagione 2025.  La riduzione dell’uso di pesticidi ottenuta dall’impiego del robot è stimata tra il 60 e il 90%.

In Italia, il contesto normativo e produttivo apre scenari interessanti: la Legge di bilancio 2023 ha introdotto incentivi per la meccanizzazione agricola sostenibile, e la pressione regolatoria europea – in particolare il Green Deal e la strategia Farm to Fork, che punta a dimezzare l’uso di pesticidi chimici entro il 2030 – rende tecnologie come Thorvald non solo desiderabili, ma potenzialmente necessarie.

L’agricoltura è il settore che sfama il pianeta, impiega oltre 1,1 miliardi di persone nel mondo, e si trova a dover raddoppiare la produzione alimentare globale entro il 2050 per far fronte alla crescita demografica – il tutto con meno terra disponibile, clima meno prevedibile, e lavoratori sempre meno disposti a svolgere lavori ripetitivi e fisicamente pesanti. La robotica agricola, come quella di Thorvald, non è una risposta a uno di questi problemi, ma una risposta a tutti e tre insieme: Thorvald riduce la chimica, abbassa i costi di manodopera, e genera dati che permettono agli agricoltori di prendere decisioni più informate.

Goldman Sachs stima che il mercato agritech raggiungerà i 240 miliardi di dollari di valore, con le tecniche di precision farming – come quella proposta da Thorvald – in grado di aumentare le rese fino al 70%, entro il 2050. Vale la pena pensarci su.

 

Fonti: Euronews I Sagarobotics
Immagine di copertina: SagaRobotics
Barbara Marcotulli

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