Biglietti
ITA | ENG

Blog

Fallire meglio: quando la tecnologia sbaglia ma cambia tutto

Child around 10 years old stands on a field after a failed rocket launch. He covers his head in his hands. He wears a lab coats like a real scientist.
Mikkel William - iStock
Barbara Marcotulli

Non tutti i flop sono uguali. Alcuni prodotti falliscono e scompaiono, altri falliscono ma riscrivono il futuro.

C’è una frase che circola nei corridoi della Silicon Valley – ma anche tra le mura di ogni acceleratore di startup nei quattro angoli del globo – ripetuta così spesso da essere diventata quasi un mantra svuotato di senso: “fall fast, fail forward.” Fallisci in fretta, fallisci in avanti. Suona bene (in inglese) su una slide di pitch, ma cosa significa davvero, nella pratica? Significa che dietro ogni prodotto che ha cambiato il mondo c’è spesso un cimitero di altri prodotti che non ce l’hanno fatta, ma che spesso proprio quei “cadaveri” hanno reso possibile la nascita di altre soluzioni che sono venute dopo, e delle quali non potremmo più fare a meno. Non sono storie di perdenti – persone o prodotti – ma sono di perdenti che hanno perso con molto stile, e ce ne hanno lasciato un po’ in eredità.

Il fallimento produttivo esiste

Non tutti i flop tecnologici sono uguali. C’è il fallimento per incompetenza – il prodotto mal fatto, mal comunicato, mal distribuito, che scompare senza lasciare traccia utile. Oppure c’è quello, molto più interessante,  del prodotto giusto arrivato nel momento sbagliato, o dell’idea corretta infilata nel “contenitore” sbagliato. Questo secondo tipo di fallimento non sparisce: si trasforma: diventa substrato, si fa lezione incorporata nel DNA di ciò che viene dopo, e la storia della tecnologia degli ultimi cinquant’anni è piena di questi casi.

I Google Glass sembravano un flop clamoroso nel 2015. Dieci anni dopo, Meta vende sette milioni di occhiali AI in un solo anno – con la stessa idea di fondo, ma anche con il design giusto, il prezzo giusto, al momento giusto. L’Apple Newton sembrava una barzelletta nel 1993. Ma senza Newton, probabilmente, non esisterebbe l’iPhone. Il Segway sembrava destinato a rivoluzionare il trasporto urbano: non lo fece, ma la sua tecnologia di bilanciamento è ovunque oggi – nei monopattini elettrici, negli hoverboard, nelle soluzioni di micromobilità che affollano le città di tutto il mondo.

Fallire è difficile da accettare

Il problema è culturale prima che tecnologico: le aziende, soprattutto quelle grandi, quotate, sotto l’occhio degli analisti finanziari, faticano ad ammettere il fallimento in modo costruttivo. Troppo spesso un prodotto che non decolla viene semplicemente cancellato, i team smembrati, le lezioni apprese non documentate, non condivise, non integrate. È uno spreco enorme e non è solo economico ma di conoscenza.

Le aziende che sanno invece metabolizzare i propri errori e trasformarli in processi, in brevetti, in cultura interna sono quelle che emergono più forti dalla crisi. Samsung subì uno dei peggiori disastri di immagine della storia degli smartphone con il Galaxy Note 7, i cui problemi alla batteria portarono persino a un divieto di imbarco sugli aerei. Eppure Samsung non solo sopravvisse: implementò standard di sicurezza sulle batterie che divennero norma per l’intero settore, e rafforzò la propria posizione di leadership.

Celebrare il fallimento

Nelle prossime settimane esploreremo alcuni dei fallimenti tecnologici più istruttivi degli ultimi decenni. Non racconteremo il flop più spettacolare, né costruiremo classifiche dei disastri. Cercheremo invece il filo che collega ogni fallimento all’innovazione che lo ha seguito, il meccanismo per cui un’idea che non funziona diventa il mattone di qualcosa che funziona eccome. Parleremo di occhiali intelligenti e del paradosso del timing. Di un Segway che non ha mai conquistato le strade ma ha rivoluzionato il modo in cui ci muoviamo. Di un lettore musicale Microsoft dimenticato che ha insegnato a una delle aziende più grandi del mondo come costruire un ecosistema. Di batterie che esplodevano e normative implementate a livello globale che ne sono scaturite.

Ogni storia è diversa ma il meccanismo è sempre lo stesso: il fallimento non è la fine della storia. Più spesso, è il suo inizio più interessante.

Fonti: Maker Faire Rome
Immagine di copertina: Mikkel William - iStock
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

Seguici, iscriviti alla nostra newsletter: ti forniremo solo le informazioni giuste per approfondire i temi di tuo interesse