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Fotonica, la scienza della luce è una priorità strategica

Robotic Hand Manipulating High-Speed Fiber Optic Cables.
Rasi Bhadramani via iStock
Barbara Marcotulli

Fotonica: la scienza della luce che sta ridisegnando il futuro

La fotonica è oggi una delle scienze destinate a influenzare più profondamente la vita quotidiana, l’industria e la ricerca dei prossimi decenni. Chiamata anche “scienza della luce”, la fotonica studia la generazione, la manipolazione e l’utilizzo dei fotoni, le particelle che compongono la luce, per le applicazioni più diverse. Non si tratta di un campo di nicchia: è un’infrastruttura tecnologica silenziosa ma pervasiva, che già oggi sostiene comunicazioni, industria, medicina ed energia, e che nei prossimi anni sarà sempre più centrale anche nel calcolo quantistico e nella sicurezza digitale. Versatile e trasversale, è capace di attraversare settori molto distanti tra loro e di abilitare innovazioni che altrimenti non sarebbero possibili. Le sue applicazioni spaziano dall’industria manifatturiera, dove trova impiego nel taglio laser, nella marcatura di precisione e nella fusione controllata dei materiali, all’ICT, dove permette la trasmissione e l’elaborazione dell’informazione alla velocità della luce. Nel settore biomedicale è alla base di strumenti diagnostici e terapie sempre più avanzate; in campo energetico sostiene lo sviluppo del fotovoltaico; e infine gioca un ruolo crescente anche nella sicurezza, dai sistemi di sorveglianza alle comunicazioni protette.

Guardando avanti, uno degli sviluppi più interessanti riguarda l’intreccio tra fotonica e tecnologie quantistiche. Laboratori congiunti che uniscono università, centri di ricerca e istituti nazionali di fisica lavorano oggi alla creazione di comunità scientifiche capaci di giocare un ruolo da protagoniste nella cosiddetta “seconda rivoluzione quantistica”: un cambio di paradigma che promette di rivoluzionare crittografia, sensoristica e capacità di calcolo. Iniziative di questo tipo, capaci in pochi anni di coinvolgere decine di ricercatori, attrarre milioni di euro attraverso progetti competitivi internazionali e produrre brevetti e pubblicazioni scientifiche, dimostrano quanto la fotonica sia ormai un campo maturo, ma al tempo stesso in continua espansione.

Investire in questo settore – in termini di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico – significa investire in una delle leve tecnologiche più rilevanti per la competitività e il benessere del futuro.

Un mercato in crescita costante

I numeri raccontano bene la rilevanza economica della fotonica. Tra il 2015 e il 2019 il settore fotonico europeo è cresciuto a un ritmo medio del 7% l’anno, arrivando a superare i 100 miliardi di euro di giro d’affari: una velocità di crescita più che tripla rispetto al PIL dell’Unione Europea. A livello globale, la classifica vede oggi la Cina in testa con quasi il 30% del mercato, seguita dall’Europa (circa il 16%), da Stati Uniti e Canada e dal Giappone. Si tratta comunque di uno dei comparti tecnologici che continua ad attrarre maggiori investimenti a livello mondiale, segno che pubblico e privato ne riconoscono il potenziale strategico. Un trend che nel 2026 sta accelerando ulteriormente questa crescita è la transizione, nei data center, dal rame alla fotonica: la domanda esplosiva generata dai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale sta spingendo i principali produttori di semiconduttori a rivedere al rialzo le proprie stime di fatturato legate proprio a soluzioni fotoniche, confermando come questa tecnologia sia sempre più centrale anche nell’infrastruttura digitale su cui si regge l’IA.

Non è un caso che la Commissione Europea abbia inserito la fotonica tra le sei tecnologie chiave abilitanti (le cosiddette *Key Enabling Technologies*), ossia quelle tecnologie considerate fondamentali per l’innovazione industriale, il benessere e la sicurezza dei cittadini, e per uno sviluppo sostenibile del sistema produttivo europeo.

Dalla ricerca al mercato: il valore del trasferimento tecnologico

Uno degli aspetti più importanti per il futuro della fotonica riguarda la capacità di trasformare i risultati della ricerca scientifica in applicazioni concrete per il sistema produttivo. Questo processo — noto come trasferimento tecnologico — è ciò che permette a una scoperta di laboratorio di diventare un prodotto, un servizio o un’impresa. In questo senso, la nascita di startup innovative nel campo della fotonica rappresenta un indicatore importante di salute del settore: dimostra che la ricerca di base non resta confinata alle università e ai centri di ricerca, ma genera ricadute economiche e occupazionali reali. I programmi di stimolo all’imprenditorialità rivolti a ricercatori e ricercatrici, insieme al supporto nella fase di avvio d’impresa, sono strumenti fondamentali per accelerare questo passaggio dalla scoperta scientifica al mercato.

Un settore che l’Italia presidia con autorevolezza

Sul piano internazionale, la ricerca italiana in fotonica gode di un posizionamento di grande rilievo, e anche le industrie del settore si collocano stabilmente tra le prime in Europa, al quarto posto dopo Germania, Regno Unito e Francia, con una quota di circa l’8% del mercato europeo delle industrie fotoniche, alla pari con i Paesi Bassi. Un dato che conferma come il paese disponga di competenze scientifiche e industriali capaci di competere ai massimi livelli in un ambito tecnologico strategico. Anche i numeri più recenti confermano lo slancio del comparto nazionale: il mercato italiano della fotonica, escluse le applicazioni legate alle scienze della vita, è stimato in crescita da circa 242 milioni di euro nel 2024 a 327 milioni entro il 2030, con un tasso annuo superiore al 5%, la seconda crescita più sostenuta tra i principali paesi europei. Un segnale ulteriore di questa crescente proiezione internazionale è la partecipazione, per la prima volta nel 2026, di una delegazione di aziende italiane a Spie Photonics West, la più importante fiera mondiale del settore.

Questo posizionamento non nasce per caso, ma è il frutto di ecosistemi di ricerca strutturati, in cui centri universitari, fondazioni e istituti di ricerca collaborano su filiere che vanno dalla ricerca di base fino alla prototipazione e alla produzione in piccola scala — un modello che integra scienza, tecnologia e impresa in un unico percorso.

 

Fonti: Maker Faire Rome
Immagine di copertina: Rasi Bhadramani via iStock
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

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