Il futuro della moda è vivo (letteralmente)
Cellsense: ripensare ornamenti e bigiotteria in chiave sostenibile
Ogni anno, l’industria della moda produce miliardi di paillettes e perline sintetiche destinate a brillare sotto le luci dei riflettori per poche ore, prima di rimanere dimenticate nei guardaroba o, peggio, di finire in discarica. Realizzati in PVC o PET – plastiche derivate dal petrolio impreziosite da metalli pesanti e solventi tossici – questi dettagli decorativi rappresentano uno degli aspetti più insidiosi della crisi delle microplastiche, cui l’industria della moda contribuisce massivamente. Indossati in media appena cinque volte prima di finire in discarica, gli abiti decorati con perline sintetiche sono tra i principali responsabili della dispersione di microplastiche. Per risolvere questo problema, la startup biotech Cellsense ha sviluppato un metodo brevettato per convertire alghe e cellulosa in elementi decorativi trasparenti e resistenti, combinando la colorazione batterica a un’automazione robotizzata capace di abbattere i tempi di produzione e promuovere pratiche di lavoro etiche.
Dall’oceano alla materia: la chimica pulita delle alghe
Fondata dalla designer e ricercatrice Aradhita Parasrampuria (supportata dal programma “Creatives for Our Future” della Fondazione Swarovski), Cellsense parte da una premessa radicale: eliminare del tutto l’utilizzo di polimeri fossili senza rinunciare però alla trasparenza, alla brillantezza e alla flessibilità che sono richieste dalla moda di alta gamma per le decorazioni di abiti, tessuti e accessori. Il cuore della soluzione sviluppata da Cellsense risiede in un processo proprietario che trasforma alginati – estratti dalle alghe marroni – e cellulosa vegetale recuperata dagli scarti tessili in un gel biomateriale ad alte prestazioni, che viene utilizzato per produrre perline e altri ornamenti. A differenza di altri biomateriali sperimentali, spesso rivelatisi rigidi o troppo sensibili all’umidità, le bio-perline Cellsense offrono invece una spiccata resistenza all’acqua e una capacità di resistenza alla tessitura notevole, in grado di sopportare le sollecitazioni fisiche proprie dei capi d’abbigliamento. Inoltre, giunte a fine vita, queste decorazioni non rilasciano residui tossici poiché sono totalmente biodegradabili e compostabili in ambiente naturale.
L’innovazione di Cellsense non si ferma però alla matrice strutturale ma si declina anche verso i processi di tintura. Quelli tradizionalmente impiegati per accessori e decorazioni utilizzano, infatti, sostanze chimiche altamente inquinanti. Per superare questo ostacolo, Cellsense ha ingegnerizzato ceppi batterici non patogeni capaci di sintetizzare naturalmente coloranti vividi e organici.Ll’aspetto più affascinante risiede nella bioluminescenza: sfruttando proteine fluorescenti e organismi marini, Cellsense crea perline e componenti che emettono una tenue luce naturale al buio. L’ornamento smette così di essere un semplice elemento decorativo passivo per diventare una struttura viva e dinamica, capace di interagire con l’ambiente circostante.
Automazione robotica e efficientamento, contro lo sfruttamento dei lavoratori
Oltre al costo ecologico, la produzione di capi ricamati porta con sé un pesante tributo umano: la rifinitura manuale delle decorazioni è infatti tra le fasi dell’industria globale del tessile che maggiormente espone al rischio di sfruttamento, laddove impone spesso condizioni di lavoro estenuanti ai lavoratori. Si tratta di un’attività delicata, che richiede tempo e pazienza, che mal si conciliano con l’esigenza di ridurre i costi e produrre velocemente propri dell’industria del fast fashion. Per garantire un modello di manifattura etico e scalabile, Cellsense contrasta la produzione lenta e inquinante attraverso due innovazioni chiave:
- il processo di elettrodeposizione sfrutta cariche elettriche a basso consumo energetico per formare singole perline in appena tre minuti, superando di gran lunga le lunghe fasi di stampaggio termico della plastica
- per la composizione dei ricami complessi, l’azienda impiega un sistema – sviluppato internamente – che combina una siringa robotizzata con un telaio ad alta precisione. Questa sinergia permette di realizzare un intero pannello grafico decorato in soli sette minuti, tagliando drasticamente i tempi rispetto alle circa quattro ore di assemblaggio manuale tradizionalmente necessarie.
L’intero processo è ben illustrato in questo video (puoi scegliere di tradurre i sottotitoli in italiano):
Dalle passerelle al design: le prime collaborazioni
L’approccio di Cellsense ha già attirato l’interesse di oltre quindici marchi internazionali nei settori della moda, della gioielleria e della cosmesi. Tra le collaborazioni più rilevanti risalta quella con la designer di gioielli Roma Narsinghani, con cui è stata lanciata una collezione pionieristica di gioielli sostenibili in cui le bio-perline bioluminescenti dialogano con elementi metallici. La versatilità del biomateriale ha travalicato anche i confini del guardaroba: il brand di bellezza FKA Haeckels (in collaborazione con Dulcie) ha lavorato a stretto contatto con Cellsense per sviluppare un panno esfoliante compostabile. In questo progetto, le perline a base di alghe, cellulosa riciclata e carbone sono state depositate direttamente su una griglia tessile tramite i telai robotizzati della startup.
Verso un nuovo paradigma del lusso
Cellsense dimostra che la sostenibilità nella moda non deve passare necessariamente per la rinuncia all’opulenza o al senso dello spettacolo. Unendo biotecnologia e manifattura avanzata, il progetto traccia la strada per una nuova estetica ecologica, in cui l’alta sartoria incontra la responsabilità ambientale e sociale. Le decorazioni e gli ornamenti, la bigiotteria non hanno più bisogno di derivare – o di rappresentare loro stessi – sostanze tossiche, ma possono nascere a partire da strutture biologiche integralmente naturali e progettate per tornare alla natura senza lasciare traccia.
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