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La Spagna è già nel futuro, grazie all’idrogeno

icone che riportano la dicitura H2 per l'idrogeno, per significare le varie possibiità energetiche di questo gas
Rakdee - iStock

Un motore a idrogeno alimenta la rete elettrica: una prima volta che cambia le regole della transizione energetica

Il 28 aprile del 2025, alle 12:33, la Spagna piombava nel buio. In pochi secondi, 15 gigawatt di produzione elettrica sparivano dalla rete e 60 milioni di persone restavano senza corrente. Il blackout più grave nella storia iberica non fu causato, come si disse nell’immediatezza, dalle energie rinnovabili, ma da una serie di guasti tecnici e di insufficienti risorse di stabilizzazione. Il messaggio però arrivò forte e chiaro a ogni ingegnere e policy maker d’Europa: le reti del futuro, sempre più dominate da solare ed eolico, hanno bisogno di qualcosa che le tenga in equilibrio quando il sole non splende e il vento non soffia.

Poco più di un anno dopo, è proprio dalla Spagna che arriva la risposta più concreta che la tecnologia abbia prodotto finora. Lo scorso 11 giugno 2026, infatti, nel porto industriale di Bermeo, nel Paesi Baschi, un motore a pistone da 13.000 cavalli – alimentato a idrogeno puro – ha iniziato a produrre elettricità e a immetterla nella rete nazionale spagnola. È la prima volta nella storia che un motore a combustione di queste dimensioni opera in condizioni reali di rete con idrogeno puro. Il motore si chiama Wärtsilä 31H2 ed è il prodotto di anni di sviluppo della società finlandese Wärtsilä, tra i maggiori costruttori mondiali di motori per la produzione di energia. Il 31H2 appartiene alla piattaforma Wärtsilä 31, definita dall’azienda come uno dei motori multi-combustibile a quattro tempi più efficienti del mondo -una piattaforma nata per il gas naturale e progressivamente convertita, fino alla versione integrale a idrogeno oggi in test.

Come funziona, in concreto

Il motore occupa uno spazio paragonabile a un autobus, ed è capace di avviarsi da zero e raggiungere la piena potenza in meno di due minuti. Una caratteristica che, nel lessico tecnico dell’energia, si chiama “dispatchability” – la capacità di rispondere rapidamente alle fluttuazioni della domanda – e che rappresenta il punto debole strutturale di eolico e fotovoltaico.

A differenza delle celle a combustibile a idrogeno – che generano elettricità attraverso una reazione elettrochimica silenziosa – il Wärtsilä 31H2 è un motore a combustione interna adattato per bruciare idrogeno puro al posto del gas naturale. È una tecnologia concettualmente più vicina ai motori che già esistono e che le utilities di tutto il mondo sanno come installare, gestire e manutenere. Questo aspetto non è secondario: uno degli ostacoli all’adozione di nuove tecnologie energetiche è spesso la necessità di riqualificare personale, rivedere procedure operative e costruire nuove catene del valore. I motori a combustione modificati per l’idrogeno possono, in molti casi, essere integrati in impianti esistenti con modifiche contenute – un vantaggio considerevole rispetto a tecnologie che richiedono infrastrutture completamente nuove.

In futuro, più unità potranno essere combinate per formare centrali di scala industriale, capaci di generare centinaia di megawatt.  La piattaforma è stata progettata anche per servire settori energivori in rapida crescita: data center, impianti manifatturieri, industria pesante, e ambienti off-grid dove la continuità di fornitura è critica.

Il problema che l’idrogeno può risolvere

Per capire perché questo test a Bermeo conta davvero, occorre capire il problema che intende risolvere. Le fonti rinnovabili sono intermittenti per definizione: producono quando le condizioni atmosferiche lo consentono, non quando la domanda lo richiede. Finora, il ruolo di compensazione è stato svolto dalle centrali termoelettriche a gas, che si accendono nei momenti di picco o di bassa produzione da rinnovabili. Ma queste centrali emettono CO₂, e il loro uso contraddice gli obiettivi climatici che motivano l’espansione stessa delle rinnovabili. Le proiezioni internazionali indicano che la capacità globale di solare ed eolico crescerà di circa 4.600 gigawatt entro il 2030: più questa quota aumenta, più diventa urgente trovare sistemi flessibili, puliti e affidabili per bilanciare la rete nelle ore di bassa produzione.

Mentre i Paesi scalano rapidamente l’energia eolica e solare, una delle maggiori sfide della transizione è come mantenere forniture elettriche affidabili nei periodi di bassa generazione rinnovabile o di picchi di domanda. Questo motore a idrogeno opera al 100% e fornisce potenza alla rete spagnola, dimostrando che i motori a idrogeno su larga scala possono fornire la potenza flessibile e sostenibile necessaria per supportare i futuri sistemi energetici rinnovabili.

Perché la Spagna, perché ora

La scelta della Spagna come sede del test non è casuale. Il Paese è oggi uno dei leader mondiali nell’adozione delle rinnovabili: eolico e solare coprono quote crescenti del fabbisogno nazionale, e la Spagna ha investito con convinzione nella riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati. Ma è anche un Paese che conosce meglio di altri il costo dell’instabilità di rete. Il blackout del 2025 – pur causato da fattori tecnici specifici e non dall’eccesso di rinnovabili in sé – ha trasformato la questione della stabilità della rete da tema tecnico a priorità politica nazionale. Quando Wärtsilä ha cercato un laboratorio reale per testare il suo motore a idrogeno in condizioni di rete, la Spagna aveva le infrastrutture, la volontà e le ragioni giuste per accoglierlo.

Non sono poche, comunque, le sfide ancora aperte. La strada verso la scala commerciale è ancora lunga e gli ostacoli da superare numerosi. Il primo è la produzione di idrogeno verde – quello ottenuto dall’elettrolisi dell’acqua alimentata da rinnovabili, senza emissioni di CO₂, oggi ancora costoso da produrre e difficile da trasportare e stoccare in grandi quantità. Senza un’infrastruttura di produzione e distribuzione matura, anche il miglior motore del mondo rimane un esperimento.

Il secondo è normativo e politico. Aver dimostrato che la tecnologia è pronta, richiede ora di creare l’ambiente giusto per scalarla, anche grazia a una regolazione decisa e a misure come incentivi, standard tecnici, schemi di finanziamento: senza un quadro politico favorevole, i tempi di diffusione si allungano.

Il terzo ostacolo è economico: gli investimenti necessari per costruire una filiera dell’idrogeno verde competitiva sono nell’ordine delle centinaia di miliardi di euro a livello globale. Il segnale di Bermeo può accelerare la fiducia degli investitori, ma da solo non basta. Quello che è successo a Bermeo è un tassello, non una soluzione completa, ma ogni tassello conta, ogni dimostrazione in condizioni reali riduce l’incertezza, abbassa i costi percepiti, convince utility e governi a investire. Questo motore a idrogeno puro ha smesso di essere teoria il giorno in cui ha iniziato ad alimentare le case dei residenti dei Paesi Baschi. E’ abbastanza per non fermarsi.

Fonti: Euronews
Immagine di copertina: Rakdee - iStock
Barbara Marcotulli

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