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Cosa hai costruito? M5Stack vuole saperlo

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M5Stack a Maker Faire Rome: l’ecosistema modulare open source amato dai maker 

Ci sono aziende che arrivano in fiera con un catalogo da mostrare e aziende che arrivano con una domanda: “cosa avete costruito?” M5Stack, per la quattordicesima edizione di Maker Faire Rome, ha scelto la seconda strada. Partner della manifestazione e già presente a Roma nel 2025, l’azienda di Shenzhen è tornata al Gazometro Ostiense, dal 23 al 25 ottobre, con uno stand pensato come luogo di incontro, più che come vetrina.

La domanda era rivolta soprattutto a chi i suoi prodotti li usa già: chi aveva costruito qualcosa con le schede M5Stack era invitato a portarlo allo stand e a mostrarlo al team, e riceveva in cambio una maglietta in edizione limitata di Maker Faire Rome. Chi arrivava a mani vuote poteva comunque partecipare a un giveaway con StopWatch, uno dei dispositivi più recenti della gamma.

Ed è da lì che conviene cominciare a raccontarla, perché è un oggetto che si capisce meglio con le mani che a parole. Lo StopWatch sembra il cronometro di uno che corre la domenica mattina al parco, poi lo giri e ha uno schermo AMOLED rotondo, un microfono, un altoparlante e un ESP32-S3 dentro. È una delle novità più recenti di casa M5Stack, presentata a maggio 2026, e non serve a misurare i tempi (anche se sa farlo) ma è una scheda di sviluppo travestita da orologio: sta al polso, ma aspetta soltanto che qualcuno decida cosa farle fare.

Una scheda di sviluppo che si porta al polso

Sotto la scocca c’è parecchio. Lo schermo touch da 1,75 pollici, con una risoluzione di 466 x 466 pixel, è affiancato da due pulsanti programmabili e da un motorino che fa vibrare il dispositivo. Dentro trovano posto un sensore di movimento a sei assi, un orologio in tempo reale, un microfono e un altoparlante da 1 watt. La memoria è abbondante (16 MB di flash e 8 MB di PSRAM), c’è connettività Wi-Fi e Bluetooth LE, e una batteria da 450 mAh lo rende del tutto indipendente dal computer. Per chi vuole collegarci altro, ci sono un connettore Grove e un’espansione con pin GPIO. È pensato per badge elettronici, interfacce indossabili e piccoli terminali IoT, cioè per tutto ciò che si vuole avere addosso invece che appoggiato sulla scrivania, e costa intorno ai 45 dollari. Si programma con Arduino o con UiFlow2, e la documentazione ufficiale propone anche un tutorial per trasformarlo in un assistente vocale personale. Il punto, insomma, non è quello che fa appena lo accendi, ma tutto quello che ci si può costruire sopra.

Un ecosistema a incastro

StopWatch è una tessera di un mosaico più grande. M5Stack è una piattaforma di sviluppo IoT modulare e open source. Il concetto è semplice: c’è un controller centrale, il «core», ci sono moduli che si impilano l’uno sull’altro, sensori e unità che si collegano senza saldare, e certi modelli hanno basi magnetiche compatibili con i mattoncini Lego. Chi ha costruito almeno una volta un prototipo con fili volanti e breadboard sa quanto valga questa comodità.

Il catalogo è cresciuto parecchio. Copre controller, display, moduli per la comunicazione wireless, sensori, attuatori, audio, hardware per la robotica e componenti per l’intelligenza artificiale, e include schede basate su diverse generazioni di chip Espressif, da quelli più diffusi ai più recenti, perché chi sviluppa ha esigenze diverse a seconda che stia facendo un giocattolo o un sistema di controllo. Tra le novità del 2026 ci sono CardputerZero, un computer Linux tascabile presentato a maggio, e StackChan, il robot da scrivania open source nato insieme alla community, lanciato su Kickstarter a gennaio.

Il software segue la stessa logica: oltre ad Arduino ci sono MicroPython, ESP-IDF e UiFlow, l’ambiente di programmazione a blocchi pensato per mandare il codice sul dispositivo senza complicazioni, che nella sua seconda versione è il riferimento anche per le schede più recenti.

Dalla Cina alla fiera, passando per il banco di lavoro

M5Stack nasce a Shenzhen, la città che i maker considerano una specie di Mecca dell’elettronica, da un’osservazione molto pratica del suo fondatore Jimmy Lai: con le schede di sviluppo tradizionali ci volevano dai tre ai sei mesi per passare da un prototipo funzionante a un vero prodotto consegnabile. Da lì l’idea, messa a punto a metà degli anni Dieci, di creare moduli impilabili da cinque centimetri per cinque, già pronti, stabili e combinabili, che potessero accompagnare un’idea fino alla produzione. L’azienda offre infatti anche servizi di progettazione e produzione per chi vuole industrializzare. La crescita è stata rapida. Già nel 2018 il catalogo contava più di sessanta prodotti e M5Stack era diventata partner strategico di Espressif, il produttore dei chip su cui si basa gran parte della gamma, mentre le sue schede si integravano con i servizi IoT di Microsoft Azure. L’anno dopo è arrivata la collaborazione con la giapponese Soracom per un modulo di espansione 3G. Nel 2025 il lavoro è stato premiato con il Good Design Award.

Il rapporto con il mondo dei maker è stretto e si vede nei luoghi in cui compaiono i suoi prodotti. Un esempio è Cardputer, un computerino con una tastiera di 56 tasti, un piccolo schermo, microfono, altoparlante, lettore di schede microSD e infrarossi, che si programma con Arduino, UiFlow2, ESP-IDF e PlatformIO. Nella versione Adv ci sono anche un connettore di espansione a 14 pin e un’uscita audio da 3,5 mm. È il tipo di oggetto che ti fa venire voglia di aprire l’editor e provare qualcosa subito.

Lo stand M.05: un progetto in cambio di una maglietta

Per M5Stack, Maker Faire ha un significato particolare, perché l’azienda dice di essere cresciuta insieme alla comunità dei maker. Non era la prima volta a Roma: M5Stack era presente anche nel 2025, e nel 2026 è stata tra i partner della manifestazione. Lo stand (M.05) non voleva essere una semplice vetrina, ma un posto da vivere, con attività interattive pensate per essere provate con le mani. La prima era un giveaway con protagonista proprio uno StopWatch, quindi un buon motivo per passare a curiosare anche a mani vuote. La seconda era un invito rivolto a chi usa già i prodotti M5Stack: portare il proprio progetto, mostrarlo al team e, se si era costruito qualcosa con le loro schede, ricevere in regalo una maglietta in edizione limitata di Maker Faire Rome.

Il resto lo ha fatto la fiera. Lo stand voleva essere un posto dove incontrarsi, scambiarsi idee, scoprire che cosa hanno costruito gli altri e magari trovare il componente che mancava al proprio progetto. A Maker Faire succede spesso che la conversazione più utile della giornata sia quella con lo sconosciuto accanto, che ha risolto proprio il problema su cui ti stai arrovellando da settimane. La domanda di partenza, del resto, vale anche oltre la fiera: cosa hai costruito?.

Contenuto realizzato nell’ambito della partnership tra M5Stack e Maker Faire Rome 2026

 

Fonti: M5Stack
Immagine di copertina: M5Stack
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

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