Si e’ conclusa positivamente, al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco,  la prima sperimentazione del progetto “Li-Fi”, IN GRADO DI  fondere l’antichità con lA TECNOLOGIA sostenibile.

 

 

L’innovazione è entrata, con successo, nelle sale del Museo Barracco di Roma per offrire una nuova tipologia di visita sperimentale arricchita da contenuti multimediali che, attraverso la luce, viaggiano e raggiungono gli smartphone dei visitatori.

La tecnologia in questione è quella “Li-Fi” (acronimo di Light Fidelity) e funziona grossomodo come il Wi-Fi, ma senza antenne, cavi o fibra: solo con luce al led. “Si tratta di un meccanismo di comunicazione tra i più moderni e innovativi – affermano i promotori dell’iniziativa – che consente di trasmettere informazioni e immagini in modalità wireless, mediante la modulazione della luce, da appositi faretti (trasmettitori) ai dispositivi mobili dei visitatori dotati di fotocamera (ricevitori)“. Sperimentare questa nuova modalità di visita è molto semplice: è sufficiente scaricare sul proprio smartphone o tablet la App dedicata per approfondire, sin da subito, le informazioni relative sia al sito archeologico sia ad alcune opere della collezione, semplicemente puntando il proprio telefonino verso gli appositi punti segnalati.

Il sistema funziona anche per i non vedenti grazie all’utilizzo di tracce audio e la sperimentazione, in una prima fase attiva fino al 20 febbraio 2022, ha coinvolto una selezione di 14 punti di interesse, di cui 9 nelle sale al piano terra e al primo piano e cinque nella cosiddetta “Casa romana” datata IV secolo d.C. e situata nei sotterranei del museo, a circa quattro metri di profondità rispetto al piano stradale, e caratterizzata da un ampio peristilio con colonne, pavimenti in marmi pregiati ed elementi riferibili a fontane e ad una pesa pubblica.

 

 

Smart, sostenibile e sicura: è la tecnologia Li-Fi, la nuova frontiera della connettività. Credits: repubblica.it

 

Il Museo Barracco e la “domus” sotterranea

 

Il museo Barracco è stato tra i primi al mondo a dotarsi di questo sistema, presentato dalla Sovrintendenza Capitolina e promosso insieme a numerosi partner privati. E il progetto della tecnologia Li-Fi ha rappresentato un’importante occasione per approfondire il fascino di questo piccolo e prezioso sito culturale, donato alla città di Roma nel 1902 dal barone e senatore del Regno Giovanni Barracco, ricco collezionista che scelse di lasciare alla città la sua raccolta di antichità con importanti testimonianze delle culture antiche del Vicino Oriente (sumerica, egizia, assira, fenicia, cipriota, palmirena e partica) e manufatti etruschi, italici, greci, romani, medievali e mesoamericani.

Ma non è tutto. La sperimentazione ha permesso la riapertura temporanea della “Domus romana”, riaperta a gennaio 2022 dopo 20 anni di chiusura e la cui scoperta è avvenuta per caso, durante i lavori di parziale demolizione dell’edificio rinascimentale, nel 1899. “Riaprire questa parte del museo, legata alla sperimentazione – hanno spiegato i responsabili dell’iniziativa – è solo il primo passo di un più ampio e complesso progetto di valorizzazione del sito che avrà sviluppo nei prossimi mesi”.

 

Li-Fi: una tecnologia versatile, sicura e sostenibile, destinata a molteplici applicazioni  

 

La tecnologia Li-Fi funziona grazie alla modulazione della frequenza luminosa. Ossia a monte delle nostre infrastrutture vi sono sempre dei corpi illuminanti a LED e, andando a modulare questa frequenza luminosa, vengono generati dei codici binari che sono alla base delle comunicazioni; questo segnale riesce a essere letto dai dispositivi mobili, dagli smartphone tramite una fotocamera che legge questi segnali e li trasforma in contenuti, in informazioni.

Una primissima sperimentazione è stata già realizzata qualche anno fa all’interno di Pompei Parco Archeologico, nel grande progetto Smart Pompei, e ora sono in sviluppo sperimentazioni in vari siti museali nel Sud Italia. Ma non solo. Possono essere numerosissimi gli ambiti di applicazione di questa tecnologia, dal settore ospedaliero a quello dei trasporti, dal campo energetico con il coinvolgimento delle aziende di settore, a quello nautico e della mobilità in generale. 

 

Una tecnologia innovativa, dunque, che guarda alle prossime sfide del nostro Paese, in ambito ambientale e digitale: un esempio concreto della cosiddetta “innovazione ecodigital” e di quella transizione digitale è necessario mettere in atto velocemente per migliorare la nostra possibilità di accesso a degli strumenti di conoscenza in modo più rapido e sicuro. E proprio la sicurezza è un’altra caratteristica peculiare del Li-Fi, strumento di “safe connection” a tutti gli effetti in quanto abilita il collegamento all’hotspot solo se ci si trova nel cono di luce dell’emettitore. 

 

Una connessione che utilizza la luce “come rete Internet”: è Li-Fi, un nuovo modo di restare connessi. Credits: bludigitale.it

 

 
 
Fonti: La Repubblica I Askanews I Rai News
Crediti fotografici: museobarracco.it I La Repubblica (foto copertina)

 


 

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