Dall’Abaca, parente del banano, la soluzione per rinunciare alla plastica nelle mascherine

Abaca masks for covid

L’abaca POTREBBE SOSTITUIRE LA PLASTICA NELLE MASCHERine e nei camici

Già autilizzata per bustine del tè e banconote, l’Abaca e’ prodotta prevalentemente nelle Filippine

Gli innumerevoli sforzi fatti per vietare l’uso di plastiche monouso si sono arresi, seppur a malincuore, davanti all’esigenza di contrastare la pandemia. Molte nazioni hanno dovuto fare i conti con le priorità imposte dall’epidemia di COVID-19 e le esigenze di panificazione e protezione. Imbalaggi, forniture mediche e ogni altra occasione di “rivedere” l’uso della plastica hanno conosciuto una battuta d’arresto.

Le vendite di mascherine usa e getta è aumentata, mediamente, di oltre il 200%, per un volume d’affari di 166 miliardi di dollari, secondo uno studio commissionato delle Nazioni Unite.

Chiaramente, se durante la pandemia tutti acquistiamo maschere in fibra sintetica, le ritroveremo tutte nelle discariche, visti i tempi lunghissimi di decadimento del tessuto e delle altre parti che le compongono.

Le aziende sono state riluttanti a sostituire la plastica con alternative biodegradabili a causa della preoccupazione per i costi, ma anche nel timore che i nuovi materiali non siano sufficientemente resistenti ed efficaci per l’uso medico.

 

Abaca fibra per mascherine

La soluzione: l’Abaca

L’Abaca è una fibra delle Filippine utilizzata nelle bustine di tè e nelle banconote. E’ resistente come il poliestere e si decompone entro due mesi e potrebbe essere la soluzione.

Uno studio preliminare del Dipartimento di Scienza e Tecnologia delle Filippine ha dimostrato che l’Abaca è più resistente all’acqua rispetto a una maschera N-95 commerciale e possiede un tasso di porosità che rientra negli standard previsti dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie degli Stati Uniti per filtrare le particelle pericolose.

La domanda di Abaca potrebbe crescere in modo esponenziale quest’anno nelle Filippine, con il 10% della produzione destinata a usi medici, rispetto a meno dell’1% dello scorso anno. Ciò dimostra che la fibra di Abaca sta rapidamente guadagnando popolarità, poiché i governi e i produttori di tutto il mondo si affrettano a produrre indumenti medici più riutilizzabili e sicuri per gli operatori sanitari.

Le Filippine sono il più grande produttore mondiale di Abaca, fornendo l’85% della fibra, secondo gli ultimi dati della FAO. Si prevede che quest’anno la produzione globale possa valere oltre 100 milioni di dollari.

Abaca masks

Abaca: una storia che viene da lontano

La fibra, strappata dai tronchi dell’albero di abaca, è stata utilizzata per le corde delle navi resistenti all’acqua salata e per le buste di Manila nel XIX secolo. Fino al 30% delle banconote giapponesi è fatto di Abaca. Il filato di Abaca è stato utilizzato anche in alcuni modelli di auto da Mercedes-Benz.

Anche se la fibra vegetale è più costosa da produrre rispetto alle alternative in plastica, i produttori di dispositivi di protezione sanitaria da Cina, India e Vietnam hanno effettuato nuovi ordini per la fibra negli ultimi mesi, spingendo le fabbriche di Abaca filippine a raddoppiare la loro produzione.

 

Abaca fibra per mascherine

Domanda internazionale

Sappiamo che dovremo convivere con la pandemia almeno per un po’.  Per questo, anche le piccole aziende stanno cercando di realizzare dispositivi di protezione che si basino su materiali più naturali e sostenibili.  Non e’ un caso che molte aziende che utilizzavano l’Abaca per la produzione di prodotti di diversa natura – come, ad esempio, biglietti di auguri e carta – abbiano velocemente riconvertito la propria produzione verso le mascherine.

“La consapevolezza dei consumatori ora è maggiore quando si tratta di prendersi cura dell’ambiente”, ha affermato Neil Francis Rafisura, direttore generale di Salay Handmade Products Industries. “Molti sono disposti a pagare un po’ di piu per un prodotto ecocompatibile”.

 

Abaca fibra per mascherine

 

La produzione di abaca, tuttavia, non riesce a tenere il passo con la domanda. Mentre si stima che i coltivatori aumenteranno la produzione a 74.000 tonnellate quest’anno, ciò non è sufficiente per soddisfare nemmeno il deficit di approvvigionamento dello scorso anno di circa 125.000 tonnellate,  Parte del motivo è che gli agricoltori nelle Filippine non sono incentivati in alcun modo da sussidi governativi per aumentare la produzione  di abaca.

“L’abaca è come l’oro: preziosa per le Filippine. E’ stata spesso trascurata perché il governo dà la priorità ai raccolti, per alleviare il problema della fame” ma così l’abaca, pur con tutto il suo enorme potenziale, rischia di diventare un’occasione persa per le popolazioni filippine coinvolte nella sua produzione e lavorazione.


 

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