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Realizzato da 11 studenti, il satellite servirà a misurare le esplosioni nello spazio

 

Il decollo è previsto per il 2026 a bordo di una navicella prossima all’inaugurazione

 

Un gruppo di 11 studenti e ricercatori dell’Università di Trento ha segnato un importante traguardo nel campo dell’esplorazione spaziale italiana. Il loro progetto “Sparkle” è stato l’unico, tra i sette partecipanti all’ESA Academy Experiments Programme, ad essere selezionato dall’Agenzia Spaziale Europea per un’avventura orbitale a bordo dello Space Rider.

La partenza all’interno del veicolo spaziale è prevista entro il 2025 e il rientro sulla Terra non prima di un paio di mesi. Prima, durante e dopo la missione il team avrà la possibilità di lavorare fianco a fianco con il personale ESA e arricchire così le proprie competenze.  

La notizia della selezione del team UniTrento è stata accolta con grande entusiasmo all’interno dell’ Ateneo, soprattutto nei dipartimenti direttamente coinvolti (Fisica, che coordina il progetto, Ingegneria industriale, Matematica, Ingegneria e Scienze dell’informazione) e in tutto il dinamico territorio trentino, noto per il suo impegno nell’innovazione tecnologica e spaziale.

 

Sparkle, il laboratorio in miniatura che studia l’universo

 

Nato dall’intuizione di Riccardo Nicolaidis, studente di dottorato e team leader del gruppo selezionato dall’ESA, “Sparkle” è un laboratorio in miniatura progettato per rilevare raggi cosmici, X e gamma nella ionosfera, luogo nel quale avviene il rimbalzo delle onde radio da una parte all’altra del nostro pianeta. Il  piccolo cubo entrerà all’opera a un’altezza di 400km dalla Terra e analizzerà anche i fotoni, quella luce molto energetica generata da fenomeni esplosivi violenti nell’universo detti ‘”lampi gamma”, sia dall’alto sia dal basso, studiando così le radiazioni gamma emanate dalla Terra e spesso associate ai fulmini.

I cosiddetti ‘Terrestrial Gamma Ray Flashes’ sono infatti dovuti alla luce emanata da grosse tempeste sul nostro pianeta.

Guidati da Roberto Iuppa, professore al Dipartimento di Fisica UniTrento e fisico sempre all’Infn/Tifpa e Veronica Vilona, ingegnera aerospaziale e research manager del gruppo di Astroparticelle al Tifpa-Trento Institute for Fundamental Physics and Applications oltre che referente tecnico per il team, i giovani talenti trentini hanno affrontato le sfide della progettazione e realizzazione del satellite, confrontandosi con le aziende per la produzione dei componenti e immaginando le condizioni estreme dello Spazio, dimostrando così come l’integrazione di diverse competenze possa portare alla realizzazione di progetti scientifici di alto livello e mettendo in risalto l’importanza della collaborazione tra università, industrie e istituzioni locali.

 

Il programma di Esa dedicato alla formazione universitaria

 

L’Experiments Programme è l’iniziativa di Esa Academy dedicata alla formazione universitaria, condotta in stretta collaborazione con gli atenei degli stati membri. Un programma “su misura” che si svolge in parallelo all’esperienza accademica per sviluppare idee e progetti degli studenti attraverso il contatto diretto con i professionisti dell’Agenzia.

Diverse sono le linee di ricerca coinvolte: dall’aereo per il volo parabolico dove testare la microgravità, all’ice-cube facility, una scatola nella stazione spaziale internazionale dove gli studenti possono testare il loro esperimenti, fino alle facilities dedicate alle applicazioni della robotica in ambito spaziale.

Da quest’anno il programma ha offerto una nuova possibilità: quella di collocare i propri esperimenti a bordo del veicolo spaziale Space Rider che graviterà in un’orbita bassa  per almeno due mesi. Space Rider farà uso del lanciatore Vega e al termine della missione farà ritorno a Terra, dando così la possibilità ai gruppi di ricerca di recuperare gli strumenti e raccogliere ulteriori dati.

 

Un’idea vincente, unica nel suo genere 

 

E dei sette progetti candidati, quello di UniTrento ha convinto tutti, vincendo le selezioni.

È la prima volta che questa navicella innovativa viene messa a disposizione da Esa per il programma Academy.commenta Veronica VilonaIl fatto di assistere allo sviluppo di tutte le fasi di una missione spaziale – dal suo concepimento, allo sviluppo, al lancio, le misurazioni in orbita e persino il rientro – è una straordinaria opportunità per chi fa ricerca e un’esperienza unica nel suo genere. Solitamente infatti, soprattutto per le ragazze e i ragazzi, capita di vedere solo un pezzetto dei progetti più grandi”.

Avere la visione d’insieme e interfacciarsi con gli esperti per tutte le varie fasi è senz’altro un’esperienza completa, dal valore inestimabile per questi giovaniafferma Roberto IuppaIl lavoro fianco a fianco con gli ingegneri ESA e la possibilità di usare le facilities di ESA sono cose che solitamente ai loro coetanei non sono possibili. Ed è significativo che questa opportunità venga proprio qui, dal Trentino. Significa che è stata riconosciuta la bontà e la competitività del progetto scientifico presentato dal team. Ma questo per noi è anche un segnale di come la scuola di Trento sia ormai in grado di interessare e formare in breve tempo i giovani protagonisti dello spazio di domani. Un risultato che è frutto di almeno dieci anni di lavoro, di ottime relazioni scientifiche tra le varie istituzioni impegnate a vario titolo nella ricerca sullo spazio“.

 

Aerospazio: il ruolo centrale delle Università italiane

 

La partecipazione dell’Università di Trento al programma dell’ESA rappresenta un punto di riferimento per la ricerca italiana nello spazio, evidenziando il ruolo crescente delle università nel settore aerospaziale.

Sparkle non è soltanto il prodotto finito di un gruppo di lavoro ben consolidato: è, soprattutto, un esempio eccellente di come l’innovazione, la collaborazione e l’impegno possano trasformare un’idea in un progetto di successo, unico nel suo genere, aprendo definitivamente la strada a nuove scoperte scientifiche. 

Una testimonianza reale dell’impegno dell’Italia e dell’ESA nel promuovere l’innovazione e la formazione di giovani scienziati, ispirando future missioni spaziali e consolidando la posizione del Paese nel panorama dell’esplorazione spaziale e della ricerca scientifica a livello internazionale.

 

 

L’Università di Trento a Maker Faire Rome 

 

Non è la prima volta che l’Università di Trento si distingue per il suo lavoro di ricerca e sviluppo di tecnologie innovative. A Maker Faire Rome 2023 sono stati accolti con grande successo i progetti:

  • Fenice Evoluzione, una monoposto elettrica caratterizzata da un esteso uso di tecnologie di additive manufacturing e con un sistema di controllo, gestione della potenza e telemetria realizzato in casa. A realizzare il progetto la Squadra di Formula Student, nata nel 2016 per iniziativa del prof. Paolo Bosetti

 

La squadra di Formula Student dell’Università di Trento. Credits: Maker Faire Rome

 

  • Sustainable Robots, tecnologie robotiche indossabili realizzate con materiali sostenibili e multifunzionali, progettate per ridurre l’impatto ambientale di robot mobili e collaborativi. A realizzare il progetto gli studenti del Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII)

 

 

Credits: Maker Faire Rome

 

 

Fonti: La Repubblica I Università di Trento

Credits foto copertina: Università di Trento. Il team dell’Università di Trento con  Roberto Iuppa, a sinistra, e Veronica Vilona @ UniTrento, ph Pierluigi Cattani Faggion

Autrice: Francesca Rosati 

 


 

Maker Faire Rome – The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l’innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, PMI e aziende che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all’estero.

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