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7° per un cambiamento

Aerial view of the old town Geneva in switzerland on a sunny noon in spring
Stefan Krisa - iStock

Il Lago di Ginevra è diventato uno dei più ambiziosi progetti europei di adattamento climatico

Quando pensiamo al futuro delle città, immaginiamo spesso edifici più intelligenti, trasporti più sostenibili o tetti ricoperti di pannelli solari. Raramente, invece, pensiamo a ciò che si trova sotto i nostri piedi. Eppure, a Ginevra, in Svizzera, uno dei più ambiziosi progetti energetici urbani al mondo è quasi completamente invisibile. Sotto strade, parchi e argini del fiume, una vasta rete di condotte sotterranee sta trasformando silenziosamente il modo in cui un’intera città si riscalda e si raffresca, sfruttando semplicemente la temperatura naturalmente costante del Lago di Ginevra. Mentre le ondate di calore diventano sempre più lunghe, frequenti e intense in tutta Europa, la città svizzera ha trovato un’elegante risposta a una delle grandi sfide del cambiamento climatico: mantenere gli edifici confortevoli senza aumentare drasticamente i consumi di elettricità e le emissioni di gas serra. Il progetto si chiama GeniLac e offre un’anticipazione concreta di come potrebbe essere l’adattamento climatico delle città del futuro.

Raffrescare una città con un lago

A quarantacinque metri di profondità nel Lago di Ginevra (Lac Léman), l’acqua mantiene tutto l’anno una temperatura sorprendentemente stabile, intorno ai 7 °C. A differenza degli strati superficiali, che in estate si riscaldano sensibilmente, le acque profonde restano costanti grazie all’enorme massa termica del lago.Gli ingegneri hanno intuito che questa riserva naturale di freddo poteva diventare una vera e propria fonte di energia rinnovabile. Invece di affidarsi a migliaia di impianti di climatizzazione indipendenti, GeniLac pompa l’acqua fredda del lago attraverso una rete di condotte sotterranee. All’interno degli edifici collegati, gli scambiatori di calore trasferiscono il calore in eccesso degli ambienti all’acqua del lago, senza che i due circuiti entrino mai in contatto. L’acqua, che si riscalda di non oltre 1,5 °C, nel pieno rispetto delle severe normative ambientali cantonali, viene quindi reimmessa nel lago. Per buona parte dell’anno questo processo non richiede nemmeno un sistema tradizionale di refrigerazione. Gli ingegneri parlano di free cooling: è il lago stesso a fornire tutta la capacità di raffrescamento necessaria, rendendo superflui i compressori ad alto consumo energetico.

Il risultato è straordinario: rispetto ai normali impianti di climatizzazione, gli edifici collegati possono ridurre fino all’80% i consumi energetici destinati al raffrescamento, eliminando inoltre l’impiego di refrigeranti chimici che, se dispersi nell’atmosfera, contribuiscono al riscaldamento globale. Ma l’aspetto forse più sorprendente è che GeniLac fa molto più che raffrescare gli edifici. Durante l’inverno, infatti, la stessa rete diventa una fonte di riscaldamento rinnovabile. Sette gradi possono sembrare pochi, ma per una moderna pompa di calore rappresentano una preziosa sorgente di energia termica. Le pompe installate nei singoli edifici estraggono il calore dall’acqua del lago e lo amplificano fino alle temperature necessarie per alimentare radiatori, impianti a pavimento e acqua calda sanitaria. Gli stessi tubi che a luglio sottraggono calore agli uffici contribuiscono a riscaldare gli appartamenti durante il mese di gennaio. È un esempio tanto semplice quanto efficace di economia circolare applicata all’energia: un’unica infrastruttura che risponde a due esigenze opposte nel corso delle stagioni.

Il video (in inglese) riassume perfettamente il funzionamento del sistema:

Dalle Nazioni Unite alle scuole, fino all’aeroporto

Le origini del progetto risalgono al 2009, quando fu realizzato un sistema molto più piccolo chiamato GLN (Genève-Lac-Nations), pensato per servire le organizzazioni internazionali concentrate nel quartiere diplomatico di Ginevra. Il primo grande cliente fu il Palais des Nations, sede europea delle Nazioni Unite. Una scelta dal forte valore simbolico: proprio l’istituzione che pubblica regolarmente i rapporti sul cambiamento climatico è stata tra le prime a ridurre le proprie emissioni legate alla climatizzazione sfruttando il lago su cui si affaccia. Poco dopo seguirono altre grandi organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO). Con il passare degli anni, e con l’evidenza dei benefici ottenuti, la città ha deciso di fare un salto di scala e oggi GeniLac si sta espandendo ben oltre il quartiere diplomatico. Scuole, università, teatri, edifici comunali, ospedali, complessi residenziali e centri culturali vengono progressivamente collegati alla rete. Nel solo quartiere della Jonction, durante il 2025, sono stati connessi circa 90 edifici, evitando ogni anno l’emissione di circa 10.600 tonnellate di CO₂.

Una delle novità più importanti del 2026 è l’ingresso ufficiale dell‘Aeroporto Internazionale di Ginevra nella rete GeniLac, un passaggio che segna l’evoluzione definitiva del progetto da sistema di quartiere a vera infrastruttura urbana. Nell’ambito della propria strategia di decarbonizzazione CAP2030, l’aeroporto sta sostituendo i tradizionali impianti di riscaldamento e raffrescamento alimentati da combustibili fossili con l’energia distribuita da GeniLac. Il progetto comprende la realizzazione di un nuovo centro energetico di circa 3.800 metri quadrati, sviluppato in collaborazione con Services Industriels de Genève (SIG), che fornirà riscaldamento e raffrescamento rinnovabili ai terminal e agli altri edifici aeroportuali. Una volta completato, il sistema consentirà di eliminare il consumo di circa 2 milioni di litri di olio combustibile all’anno, riducendo le emissioni dirette di CO₂ dell’aeroporto di circa il 60%. È uno degli esempi più efficaci di come le reti energetiche di quartiere possano contribuire alla decarbonizzazione non solo delle aree residenziali, ma anche di infrastrutture altamente energivore.

L’aspetto forse più affascinante è che, a differenza di grandi parchi eolici o immense centrali fotovoltaiche, GeniLac è praticamente invisibile: le sue opere di ingegneria più imponenti sono sepolte nel sottosuolo. Il cuore del sistema è una stazione di pompaggio situata nell’area del Vengeron, nei pressi dell’autostrada, che gli stessi tecnici della SIG soprannominano “la cattedrale”. Da qui si diramano chilometri di condotte sotterranee che attraversano strade, parchi e perfino alcuni tratti del Rodano. I cittadini si accorgono della loro presenza solo durante i cantieri. Una volta conclusi i lavori, gli alberi vengono ripiantati, le strade riaperte e la vita quotidiana riprende normalmente, mentre la rete continua a funzionare silenziosamente sotto i piedi di tutti. Ed è forse proprio questa invisibilità uno dei suoi maggiori punti di forza, perché a cambiare non è il modo in cui viviamo ma l’infrastruttura che rende possibile la vita urbana.

Perché il raffrescamento di quartiere sta conquistando il mondo

Ginevra non è un caso isolato, sempre più città stanno esplorando sistemi di district cooling, cioè reti che producono il raffrescamento in modo centralizzato anziché edificio per edificio. Soluzioni basate sull’acqua di mare sono già operative a Toronto, Stoccolma, Helsinki e in diverse città del Medio Oriente. Altri sistemi sfruttano fiumi, falde acquifere o risorse geotermiche. Il principio è sempre lo stesso: invece di migliaia di condizionatori autonomi, interi quartieri condividono un’unica infrastruttura termica altamente efficiente. L’International Energy Agency (IEA) ha più volte indicato le reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento come strumenti fondamentali per la decarbonizzazione delle città, soprattutto considerando che la domanda mondiale di climatizzazione potrebbe più che triplicare entro il 2050.

Senza alternative più efficienti, il rischio è quello di entrare in un circolo vizioso: temperature sempre più elevate richiedono un maggiore utilizzo dei condizionatori, aumentando la domanda elettrica e, in molte aree del mondo, anche le emissioni di gas serra, che a loro volta accelerano il cambiamento climatico. Sistemi come GeniLac contribuiscono a spezzare questo meccanismo. L’aspetto forse più interessante del progetto ginevrino, però, è di natura filosofica più che tecnologica. Le tecnologie impiegate – pompe, scambiatori di calore, tubazioni isolate e pompe di calore – non sono rivoluzionarie. Esistono da decenni. L’innovazione consiste nell’aver iniziato a considerare la città come un ecosistema energetico integrato, anziché come un insieme di edifici indipendenti. Invece di chiedere a ogni condominio o ufficio di risolvere autonomamente il problema del riscaldamento e del raffrescamento, è la città stessa a mettere a disposizione un’infrastruttura condivisa che genera benefici collettivi un approccio che riflette una trasformazione più ampia in corso in Europa, dove la transizione energetica si sta spostando dai singoli dispositivi a sistemi integrati: reti di teleriscaldamento, smart grid, accumulo termico, recupero del calore delle acque reflue e infrastrutture energetiche rinnovabili che lavorano insieme. In questa prospettiva, laghi, fiumi e sottosuolo non sono più semplici elementi del paesaggio naturale ma diventano risorse strategiche per costruire città più resilienti ai cambiamenti climatici.

Una lezione che va oltre la Svizzera

La geografia di Ginevra è certamente particolare –  non tutte le città possono contare su uno dei più grandi laghi alpini d’Europa – ma la lezione che offre va ben oltre i confini svizzeri. Ogni città dispone di risorse che possono essere ripensate: acqua marina, fiumi, miniere dismesse, reti fognarie, falde acquifere o serbatoi geotermici. La sfida non è soltanto tecnologica, ma anche politica, finanziaria e culturale: lo stesso GeniLac ha richiesto una pianificazione di lungo periodo, consistenti investimenti pubblici e il consenso dei cittadini. Nel 2022, infatti, gli abitanti di Ginevra hanno approvato con un referendum popolare l’espansione del progetto, dimostrando che le infrastrutture climatiche del futuro dipendono non solo dall’eccellenza ingegneristica, ma anche dalla fiducia della comunità. Mentre le città di tutto il mondo cercano soluzioni per affrontare temperature sempre più elevate, Ginevra offre un messaggio incoraggiante: adattarsi al cambiamento climatico non richiede necessariamente tecnologie futuristiche ma una solida e partecipata progettazione.

Fonti: Pino Bruno I GeniLac expansion programme I IEA
Immagine di copertina: Stefan Krisa - iStock
Barbara Marcotulli

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