Biglietti
ITA | ENG

Blog

Emoji: tutto quello che non sai sulle faccine più famose del pianeta

Emoji Icon Set. Emoticons. Hands. Smile colllection. Emotions. Funny Cartoon. Hand Gestures. Social Media. Smile, Crying, Sad, Angry, Joyful, Hello, Like, Handshake, etc
Peter Pencil I iStock
Barbara Marcotulli

Dal Giappone alle chat di tutto il mondo: 27 anni di storia, curiosità e significati nascosti 

Ogni giorno ne usiamo decine, spesso senza nemmeno accorgercene: le emoji sono diventate una vera e propria grammatica parallela, capace di dire in un’immagine quello che le parole, a volte, faticano a esprimere. Il 17 luglio si celebra in tutto il mondo la loro giornata dedicata: un’ottima occasione per riscoprire origine, curiosità e piccoli segreti di queste icone che ormai accompagnano ogni conversazione digitale, dai messaggi privati ai commenti social, fino alla pubblicità.

Da dove arriva la parola “emoji”

Partiamo da un equivoco comune: molti pensano che “emoji” sia una parola inglese, magari legata a “emotion”. In realtà il termine ha radici giapponesi ed è composto da due caratteri distinti: “e”, che indica un’immagine, e “moji”, che significa carattere o simbolo scritto. Messi insieme, descrivono con precisione quello che questi pittogrammi fanno davvero: trasformare un’espressione o un concetto in una piccola illustrazione. La loro storia inizia nel 1999, quando il designer Shigetaka Kurita mette a punto il primissimo set, pensato per i telefoni cellulari dell’epoca. Erano appena 176 simboli, disegnati su una griglia minuscola di 12×12 pixel: eppure quel lavoro è bastato a gettare le basi di un linguaggio visivo oggi universale. Il valore storico di quella collezione è tale che il MoMA di New York ne conserva ed espone gli originali, riconoscendoli di fatto come un pezzo di design contemporaneo.

Nonostante la nascita risalga alla fine degli anni Novanta, le emoji sono rimaste un fenomeno di nicchia per diversi anni. Il vero punto di svolta arriva con la diffusione degli smartphone e delle app di messaggistica: Apple, integrando una tastiera dedicata a partire da iOS 6, ha reso le faccine accessibili a chiunque avesse un iPhone. Da lì il salto verso Facebook, Twitter, Instagram e WhatsApp è stato quasi immediato, trasformando le emoji in un fenomeno di massa globale. Qualche anno dopo, nel 2017, Apple ha alzato ulteriormente l’asticella lanciando le animoji, versioni animate e personalizzabili delle classiche faccine.

Perché si festeggia il 17 luglio

La data non è casuale. La Giornata mondiale delle emoji è stata istituita nel 2014 da Jeremy Burge, designer e animatore australiano, e la scelta del 17 luglio arriva da un dettaglio molto pratico: era la data mostrata all’epoca dall’emoji del calendario, diventata così simbolicamente il “compleanno” di tutte le altre. Lo stesso Burge è anche il fondatore di Emojipedia, il portale nato nel 2013 che funge da vera e propria enciclopedia del settore. Al suo interno è possibile cercare qualsiasi emoji esistente, suddivisa per categorie, scoprirne significato e anno di introduzione, e persino confrontare come la stessa faccina viene disegnata da piattaforme diverse – Google, Apple, Samsung, Meta e altre – che spesso interpretano lo stesso simbolo con stili grafici differenti.

Emoji ed emoticon non sono la stessa cosa

Capita spesso di usare i due termini come sinonimi, ma la differenza è sostanziale. Le emoticon nascono prima e sono costruite unicamente con segni di punteggiatura, componendo un’espressione attraverso il solo testo – pensiamo al classico sorriso ottenuto con due punti e una parentesi. Le emoji, invece, sono immagini vere e proprie, integrate come caratteri all’interno dei sistemi operativi moderni, al pari di lettere e numeri. Secondo le classifiche elaborate da Emojipedia sulla base delle ricerche effettuate sul proprio sito, il podio delle emoji più consultate:

  1. il cuore rosso. Tra tutte le emoji, quelle a forma di cuore sono probabilmente le più ricche di sfumature simboliche. Il rosso resta il colore per eccellenza di amore e passione, mentre il rosa – arrivato più di recente nel set standard – comunica affetto più delicato, e l’azzurro richiama accoglienza e serenità. Il verde è associato alla speranza, il giallo a gioia e ottimismo, il blu ad amicizia e tranquillità, il bianco a purezza. Il cuore nero viene spesso scelto per uno stile comunicativo più cupo o ironico, mentre quello marrone resta tra i meno utilizzati. Non mancano poi varianti più elaborate, come i due cuori rosa che indicano vicinanza crescente tra due persone, il cuore decorato con un fiocco per i momenti romantici, quello scintillante per esprimere ammirazione, e infine le versioni che raccontano visivamente un’emozione in movimento, dal battito accelerato alla ferita d’amore trafitta dalla freccia di Cupido
  2. il segno di spunta su sfondo verde, ormai simbolo universale di conferma o completamento
  3. le scintille
  4. la fiamma
  5. la faccina che piange a dirotto, diventata negli anni un’icona pop capace di esprimere tanto la commozione quanto l’ironia.

Una parola entrata nei dizionari

Il successo delle emoji non si è fermato al mondo digitale: nel 2013, subito dopo l’ingresso del termine “selfie”, anche “emoji” è stata ufficialmente inserita nell’Oxford Dictionary, a conferma di quanto questi simboli siano ormai parte integrante del linguaggio comune. Le innovazioni, però, non si sono fermate al disegno. Google sta sperimentando emoji sonore, capaci cioè di associare un effetto audio al simbolo – che si tratti di un applauso, di una risata o, più goliardicamente, del rumore della celebre emoji a forma di cacca. Una funzione che, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe arrivare presto anche su Google Phone. A ventisette anni dalla loro nascita, le emoji non danno alcun segno di rallentamento: nuovi set vengono introdotti regolarmente, le grandi piattaforme continuano a proporre varianti e aggiornamenti, e la componente sonora annunciata da Google lascia intuire che il prossimo capitolo di questa storia sarà ancora più immersivo. Quello che era partito come un piccolo esperimento su una griglia di pixel giapponese è oggi, a tutti gli effetti, la lingua franca della comunicazione digitale globale.

Fonti: SkyNews Tech
Immagine di copertina: Peter Pencil I iStock
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

Seguici, iscriviti alla nostra newsletter: ti forniremo solo le informazioni giuste per approfondire i temi di tuo interesse