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Italian Open: i robot calciatori arrivano a Roma

robot calciatori della squadra SPQR di Sapienza Roma in panchina
La panchina del team SPQR I Sapienza Università di Roma
Barbara Marcotulli I Vincenzo Suriani

Italian Open di Humanoid Soccer: le squadre sono pronte a scendere in campo

Quando a settembre abbiamo annunciato il primo Italian Open internazionale di RoboCup Humanoid Soccer, la domanda era: chi risponderà? Oggi abbiamo la risposta. La call for teams si è chiusa, le squadre sono state selezionate e il quadro è quello di una vera competizione internazionale, ospitata in Italia per la prima volta nell’ambito di Maker Faire Rome.

Perché dei robot dovrebbero giocare a calcio? Perché un campo da gioco è un ambiente caotico e imprevedibile: compagni che si spostano, avversari che intercettano, una palla che non rotola mai allo stesso modo. Un robot che gioca deve vedere, decidere e muoversi in tempo reale, senza che nessuno gli dica cosa fare passo dopo passo. Dal 1997 la RoboCup usa il calcio come banco di prova per intelligenza artificiale incarnata, computer vision e robotica autonoma, con risultati che trovano applicazione in molti altri campi, dalla robotica di soccorso alla logistica.

L‘Italian Open è un appuntamento internazionale a tutti gli effetti, dedicato esclusivamente ai robot umanoidi calciatori. Il programma alterna partite ufficiali, sessioni tecniche, test sul campo, dimostrazioni pubbliche, un workshop scientifico e tavole rotonde tecniche. Per tre giorni, insomma, Maker Faire Rome sarà a metà tra una competizione e una conferenza internazionale. Le due categorie in gara sono la Middle Division e la Large Division.

Le squadre: un mondo di università

L’Italian Open riunisce gruppi universitari da tutto il mondo, in particolare da Italia, Germania, Paesi Bassi, Irlanda, Australia e Cina. Sul campo si incontreranno squadre con una lunga storia nella RoboCup e team che hanno da poco intrapreso la strada di questa ricerca. Dietro ogni robot ci sono studenti e ricercatori che sviluppano il software di intelligenza artificiale che permette alle macchine di riconoscere il pallone, mantenere l’equilibrio e collaborare con i compagni, per agire in modo totalmente autonomo e prendere decisioni complesse in tempo reale.

I team con più storia alle spalle

  • SPQR – Sapienza Università di Roma, Italia. Il gruppo del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale porta avanti dal 1998 la tradizione RoboCup di Sapienza. Nel 2026 ha conquistato l’argento nel calcio ai World Humanoid Robot Games di Pechino. Giocano praticamente in casa, e si vede.
  • Ruhrbot Devils – TU Dortmund, Germania. Porta sui nuovi robot umanoidi l’esperienza maturata con i Nao Devils. Alla RoboCup 2026 ha vinto l’Open Research Challenge con una piattaforma di intelligenza artificiale per l’analisi delle partite in 2D e 3D.
  • HULKs –  Hamburg University of Technology, Germania. Fondato nel 2013, è un team di studenti che sviluppa robot calciatori autonomi. Alle competizioni affianca attività divulgative per avvicinare i giovani a informatica e robotica.
  • Berlin United – Humboldt University of Berlin, Germania. Nasce da una lunga esperienza nel calcio robotico, dai robot a quattro zampe agli umanoidi. Il progetto unisce ricerca sui sistemi autonomi, formazione universitaria e condivisione del software.
  • whIRLwind Amsterdam – University of Amsterdam, Paesi Bassi. Già conosciuto come Dutch Nao Team, prosegue la propria esperienza nel calcio autonomo con una nuova generazione di umanoidi. Nel 2026 ha conquistato il terzo posto ai RoboCup German Open.
  • Maynooth University e University of Galway, Irlanda. La partecipazione irlandese coinvolge due università e si inserisce in una solida tradizione di calcio robotico. Il team RoboÉireann di Maynooth compete dal 2008 e nel 2025 ha ottenuto il secondo posto nella Champions Cup della Standard Platform League.

Dalla Cina, con ambizione

  • CAU Mountain&Sea – China Agricultural University, Cina. Secondo posto nella Large Division alla RoboCup 2026. Il gruppo sviluppa tecniche di controllo e collaborazione tra umanoidi, con l’obiettivo di trasferire parte delle soluzioni anche ad applicazioni agricole.
  • I-Kid – Beijing Information Science and Technology University, Cina. Vanta una lunga esperienza nel calcio umanoide e nelle prove tecniche. Al RoboCup China Open 2026 ha ottenuto il sesto titolo consecutivo nelle sfide tecniche e il secondo posto nella categoria dei grandi umanoidi.

Le new entry

  • FC Isar Robotics – Technical University of Munich, Germania. Un nuovo team studentesco nato nel 2026 all’interno della comunità RoboTUM. Lavora su percezione, movimento e strategie di gioco, con lo sguardo già rivolto ai Mondiali RoboCup 2027.
  • FOOMBOT – Varsavia, Polonia. Una nuova squadra di calcio umanoide con base a Varsavia, che a Roma muove i primi passi sul palcoscenico internazionale.

Il confronto tra veterani e debuttanti è uno degli aspetti più interessanti del torneo: da una parte decenni di esperienza accumulata, dall’altra l’energia di gruppi che stanno costruendo da zero il proprio percorso.

Booster Robotics: più robot, più squadre

A sostenere la partecipazione dei team c’è anche Booster Robotics, che mette a disposizione ulteriori robot per facilitare l’ingresso in gara di più squadre. L’azienda cinese, fondata nel 2023 da un team con oltre vent’anni di esperienza nella robotica umanoide (i fondatori arrivano dal Robot Control Lab di Tsinghua), ha sviluppato il Booster T1, un umanoide bipede a grandezza naturale pensato fin dall’origine per il calcio robotico: cade, si rialza, incassa urti. Dal 2025 la RoboCup Federation ha una partnership ufficiale con Booster Robotics per promuovere ricerca ed educazione nella robotica umanoide. Un aiuto concreto in un settore in cui il costo delle piattaforme resta spesso l’ostacolo principale alla partecipazione.

Il dietro le quinte è in piena vista

Le squadre arriveranno nei giorni precedenti alle partite, per una giornata interamente dedicata al set up tecnico: calibrazione dei robot, test del software, verifica delle reti wireless. Basta una telecamera leggermente disallineata o un sensore mal tarato per compromettere una partita. E questo lavoro non resta nascosto: le squadre sono invitate a spiegare al pubblico cosa stanno facendo, a mostrare e raccontare. È esattamente ciò che rende Maker Faire Rome il contesto in cui la tecnologia si può toccare, osservare da vicino e capire mentre viene costruita.

Domenica 25 ottobre, un workshop scientifico riunirà ricercatori e team per discutere di nuove piattaforme robotiche, dei problemi emersi durante le partite e delle direzioni future della ricerca. Un momento che racconta, meglio di qualsiasi comunicato, quanto lavoro serio ci sia dietro quel pallone che rotola su un campo.

Ci vediamo a Maker Faire Rome.

Fonti: Vincenzo Suriani I Maker Faire Rome
Immagine di copertina: La panchina del team SPQR I Sapienza Università di Roma
Barbara Marcotulli I Vincenzo Suriani

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

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