Robot-calciatori cercasi
A Maker Faire Rome il primo Italian Open Internazionale di Humanoid Soccer
Perché dei robot dovrebbero giocare a calcio? Sembra una domanda buffa, quasi un capriccio da laboratorio, e invece è una delle domande più serie che la ricerca robotica si sia mai posta. Un campo da calcio è un ambiente caotico, imprevedibile, pieno di ostacoli in movimento: un compagno di squadra che cambia posizione, un avversario che intercetta, una palla che rotola in modo sempre diverso. Per un robot, giocare a calcio significa vedere, decidere e muoversi in tempo reale, senza che nessuno gli dica esattamente cosa fare passo per passo. È per questo che, dal 1997, la RoboCup è diventata uno dei banchi di prova più rispettati al mondo per l’intelligenza artificiale incarnata, la computer vision e la robotica autonoma. Non è un torneo sportivo travestito da evento tecnologico: è ricerca vera, che usa il calcio come terreno di verifica e i cui risultati poi trovano applicazioni in molte altri campi. Quest’anno Maker Faire Rome – che pure ospita la RoboCup da diverse edizioni, riserva una grossa novità.
Per la prima volta in Italia
Maker Faire Rome ospita la RoboCup da diversi anni, ma quello che accadrà nell’edizione 2026 è qualcosa di mai successo prima: l’Italia ospiterà, infatti, il primo “Italian Open internazionale di RoboCup Humanoid Soccer” .Non una tappa, non un’esibizione ma un appuntamento internazionale a tutti gli effetti, dedicato esclusivamente ai robot umanoidi calciatori, con squadre, università e centri di ricerca in arrivo da tutto il mondo. È un salto di qualità per Maker Faire Rome, che si conferma tra i pochi eventi in Europa capaci di ospitare una competizione di questo livello – e lo fa dopo anni di un rapporto con RoboCup che ha permesso alla manifestazione di crescere insieme alla community internazionale della robotica.
Chi si aspetta solo un torneo, con partite e classifiche, si troverà davanti a qualcosa di più ricco. Il programma dell’Italian Open alterna infatti:
- partite ufficiali
- sessioni tecniche
- test sul campo
- dimostrazioni pubbliche
- un workshop scientifico
- tavole rotonde tecniche.
In pratica, per tre giorni Maker Faire Rome ospiterà un evento a metà tra competizione e conferenza internazionale. Domenica 25 ottobre, prima delle finali, il workshop scientifico metterà attorno allo stesso tavolo ricercatori e team per discutere di nuove piattaforme robotiche, dei problemi emersi durante le partite e delle direzioni future della ricerca: un momento che racconta, meglio di qualsiasi comunicato, quanto lavoro serio ci sia dietro un pallone – “quel” pallone – che rotola su un campo.
Chi sente parlare di RoboCup per la prima volta pensa quasi sempre solo ai robot calciatori. In realtà, il calcio è solo una delle facce di un progetto molto più ampio: una parte importante della ricerca RoboCup riguarda infatti la RoboCup Rescue: scenari di emergenza, ricerca di persone disperse, navigazione autonoma in ambienti complessi, collaborazione uomo-robot. Far giocare il calcio ai robot è un modo “come un altro” di fare ricerca e di traslare quei risultati verso altri campi di applicazione. Niente male, vero?
Il dietro le quinte: quello che il pubblico non si aspetta
C’è una parte di questo evento che raramente viene raccontata ma che, forse, è proprio quella più vicina allo spirito di Maker Faire Rome: la preparazione. Le squadre arriveranno già nei giorni precedenti alle partite, in una giornata dedicata interamente al set up tecnico. È lì che i robot vengono calibrati, che il software viene testato, che le reti wireless vengono verificate e messe a punto. Per chi sviluppa robot umanoidi, questa fase è importante quasi quanto la competizione stessa: basta una telecamera leggermente disallineata, un sensore mal tarato o un problema di comunicazione tra i robot per compromettere un’intera partita. La cosa più bella è che questo lavoro non resta dietro le quinte: le squadre sono invitate esplicitamente a spiegare al pubblico cosa stanno facendo. Non arrivano, giocano e se ne vanno ma, piuttosto, si presentano, interagiscono, mostrano, raccontano. È esattamente il tipo di esperienza che rende Maker Faire Rome diversa da ogni altra manifestazione di questo tipo e che la rende IL contesto nel quale la tecnologia si può toccare, osservare da vicino, capire mentre viene costruita.
Oltre il torneo: una comunità internazionale
A Roma arriveranno università, laboratori e centri di ricerca da tutto il mondo, in quella che è a tutti gli effetti una competizione internazionale ospitata in Italia. A sostenere la partecipazione delle squadre contribuisce anche Booster Robotics, che metterà a disposizione ulteriori robot per facilitare l’ingresso in gara di più team. Booster Robotics è un’azienda cinese fondata nel 2023 da un team con oltre vent’anni di esperienza nella robotica umanoide (i fondatori arrivano dal Robot Control Lab di Tsinghua, storicamente uno dei laboratori più autorevoli al mondo in questo campo) Il suo robot di punta, il Booster T1, è un umanoide bipede a grandezza naturale pensato per laboratori di ricerca, programmi universitari di robotica e clienti industriali, ed è stato sviluppato fin dall’origine avendo in mente proprio il calcio robotico: cade, si rialza, incassa urti: tutte caratteristiche che lo rendono adatto a un ambiente dinamico e imprevedibile come un campo da gioco. Nel 2025 la RoboCup Federation ha stretto una partnership ufficiale con Booster Robotics per promuovere ricerca ed educazione nella robotica umanoide. Per questo, la sua presenza a Maker Faire Rome non va letta solo come uno sponsor tecnico che presta hardware: significa portare in Italia una delle piattaforme più competitive e più usate al mondo nella ricerca sui robot umanoidi, mettendo ulteriori robot a disposizione delle squadre e abbassando così la barriera d’accesso – spesso il vero ostacolo alla partecipazione in un settore dove i costi delle piattaforme robotiche restano molto alti.
Call for Humanoid Soccer Teams
Per partecipare al torneo non basta avere un robot che tira bene in porta: le squadre devono dimostrare di essere tecnicamente pronte, disporre di piattaforme adeguate e contribuire agli obiettivi scientifici ed educativi dell’evento. La selezione tiene conto non solo delle prestazioni sportive, ma anche della qualità della ricerca e della capacità di confrontarsi con la comunità internazionale.
La competizione prevede due categorie:
- Middle Division
- Large Division
Le squadre selezionate potranno ricevere fino a 3.000 euro di rimborso per viaggio e alloggio, un incentivo pensato proprio per attirare team internazionali di alto livello e rendere l’Italian Open un appuntamento davvero globale fin dalla sua prima edizione. È un buon promemoria del fatto che dietro una competizione apparentemente ludica si nascondono quasi trent’anni di ricerca che ha contribuito, passo dopo passo, a far progredire la robotica e l’intelligenza artificiale che oggi troviamo – in forme diverse – anche fuori dal campo da gioco.
Le candidature sono aperte fino al 7 settembre 2026. Regolamento e informazioni sulla pagina dedicata.
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