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Il World Economic Forum premia Wsense, Spin off della Sapienza, per le comunicazioni subacquee

WSense riconosciuta come top innovator a Davos per aver aperto la strada all'”Internet of Underwater Things”

 

WSense, startup romana spin off dell’Università Sapienza, è stata premiata al World Economic Forum di Davos con il riconoscimento “Ocean Data Challenge”.

WSense è attiva nella raccolta e nella gestione dei dati per proteggere l’ambiente degli oceani che Maker Faire Rome ha ospitato fin dal 2019, data nella quale la sua founder, la prof.ssa Chiara Petrioli, ne spiegò le attività sul palco della Opening Conference.

Nata come costola dell’Università La Sapienza di Roma, WSense opera nel campo chiamato “Internet of Underwater Things (Iut)” (o “internet delle cose sottomarine” ed è specializzata in sistemi di monitoraggio e comunicazione subacquei, basati su onde acustiche e tecnologie ottiche senza fili.

Il premio al World Economic Forum

WSense è stata riconoscita limpresa più innovativa al mondo nella raccolta e gestione dei dati ai fini della protezione dell’ambiente oceanico.

Il World Economic Forum appena conclusosi a Davos, in Svizzera, l’ha selezionata come unica realtà italiana e insignita del riconoscimento “Ocean Data Challenge”, nell’ambito della sessione “The Earth Data Revolution”.

Ritenuta eccellenza internazionale nella frontiera dell’Internet of Underwater Things, WSense è una società deep-tech, nata come spinoff dell’Università La Sapienza di Roma e specializzata in sistemi di monitoraggio e comunicazione subacquei.

“Il World Economic Forum di quest’anno ha rimarcato come il cambiamento climatico rappresenti il maggior rischio a breve termine per l’umanità. Il monitoraggio degli oceani, ma anche dei mari chiusi come il Mediterraneo, è fondamentale” ha commentato ad ADNKronos la Ceo di WSense Chiara Petrioli. “Gli oceani – ricorda la manager – assorbono circa un terzo della CO2 prodotta dalle attività antropiche e abbiamo di fronte il dramma dell’inquinamento marino, sostanze chimiche, oltre che plastiche e microplastiche. I nostri sistemi promettono di fare luce su quanto avviene in profondità: i sensori che possono essere applicati ai nostri sistemi di comunicazione subacquea sono in grado di monitorare 24 ore su 24 la concentrazione di qualsiasi sostanza estranea all’ambiente marino originale, lanciare allarmi e permettere interventi mirati di pulizia e risanamento”.

credit: WSense

Il monitoraggio degli oceani

Il lavoro di aziende come WSense può aiutare a contrastare i drammatici problemi ambientali degli oceani, che assorbono un terzo circa della CO2 prodotta dalle attività umane e sono sempre più inquinate da plastiche, microplastiche e sostanze chimiche. La startup è stata premiata a Davos per la preziosità dei suoi sensori, alla base di sistemi in grado di controllare 24 ore su 24 la concentrazione di qualsiasi sostanza estranea all’ambiente marino. E questo consentirebbe di intervenire in maniera mirata e tempestiva per la pulizia e il risanamento dei fondali.

Come opera WSense

La sua tecnologia consiste in componenti hardware e software utilizzabili in acque basse e profonde, per implementare e gestire un’infrastruttura di rete Internet sottomarina, in grado di operare fino a 3000 metri di profondità.

Basati su tecnologie brevettate, i suoi sistemi utilizzano le onde acustiche – simili a quelle utilizzate dai delfini ma senza interferire con loro – e tecnologie ottiche senza fili che hanno aperto la strada all’Internet of Underwater Things (IoUt).

L’obiettivo è avere, in tempo reale, informazioni sulla qualità dell’acqua, ma anche raccogliere suoni, immagini, dati su correnti, maree, moto ondoso, movimento di strutture ed ancoraggi. Tanti i campi di applicazione: controllo della qualità ambientale, acquacoltura, monitoraggio di porti e infrastrutture critiche (come gasdotti, oleodotti, piattaforme di estrazione e cavi di trasmissione dell’elettricità).

Senza contare che il mercato della comunicazione wireless è emergente ma in continua espansione. Si stima che il mercato valga attualmente circa 3.5 miliardi di dollari. Un mercato globale potenziale, quello della comunicazione wireless subacquea nel quale si prevede un incremento annuo del 22% fino al 2027. 

WSense, avanguardia tecnologica

WSense vanta oltre 50 fra ingegneri e ricercatori, tutti di grande esperienza, ed ha uffici in Italia, Norvegia e Regno Unito. Oltre a clienti importanti: dal Ministero italiano della Difesa fino a Leonardo, passando per Terna, Saipem, Enea, Ingv e il National Oceanography Centre: le informazioni fornite da WSense, infatti, sono molto più dettagliate di quelle provenienti dai satelliti che, ad esempio, misurano solo la temperatura superficiale delle acque.

Una donna al comando

A guidare WSense è Chiara Petrioli, romana con un passato da ricercatrice e insegnante alla Boston University, ma anche con studi svolti insieme al Mit. “Rendiamo possibile lo scambio di dati sotto l’acqua e questo permette di produrre sensori per monitorare le condizioni dell’oceano. Si tratta di trasmissioni efficienti e a basso impatto, per trasferire informazioni di ogni tipo” – spiega la numero uno di WSense – “Senza informazioni accurate su ciò che avviene in profondità è impossibile avere modelli capaci di affrontare il cambiamento climatico nell’ambiente marino“ ha dichiarato all’ADNKronos. 

Chiara Petrioli I credit: WSense

Chiara Petrioli ha presentato WSense sul palco della Opening Conference di Maker Faire Rome nel 2019. 

riferimenti: ADNKronos I WSense I Teleambiente  –  immagini: WEF I


 

Maker Faire Rome – The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l’innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, Pmi e aziende che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all’estero.

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