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ESO: le extension che sfidano la plastica tossica

ESO Extension

Le ESO sono extension naturali dalla fibra di ananas, sicure e biodegradabili

Ogni anno, milioni di donne e di uomini, soprattutto di colore, indossano sulla testa per settimane, a volte per mesi, prodotti realizzati con PVC, cloruro di vinile e acrilonitrile, materiali petrolchimici associati a gravi rischi per la salute. Il mercato delle extension sintetiche vale decine di miliardi, ma quasi nessuno parla di cosa contengono davvero quelle ciocche. Funmi Olawuyi, designer nigeriano-britannica laureata alla Central Saint Martins di Londra, ha deciso di intervenire, e lo ha ha fatto trasformando le foglie di ananas scartate dai contadini nigeriani in extension per capelli biodegradabili, sicure e culturalmente rilevanti. Il progetto si chiama ESO Extensions.

Il problema che non affrontiamo

Le extension per capelli sono una parte fondamentale della cura dei capelli per molte persone. Sono comunemente intrecciate in stili protettivi come cornrows e trecce, e vengono indossate per molte settimane. Eppure, i marchi più diffusi come Xpression producono extension a base di petrolio che contengono ingredienti cancerogeni come PVC e cloruro di vinile. Non si tratta di ingredienti marginali: queste extension si accumulano nelle discariche e inquinano i sistemi idrici a causa della loro natura non biodegradabile e del loro design monouso. In pratica, un prodotto pensato per il corpo e indossato a contatto con il cuoio capelluto per settimane, è spesso fatto della stessa plastica usata per i tubi industriali. Con un mercato di settore che si prevede supererà i 19 miliardi di sterline entro il 2028, c’è un bisogno urgente di ripensare le extension come prodotti più sostenibili, sia per chi le indossa che per l’ambiente. E’ la soluzione offerta da ESO Extensions: foglie di ananas, tinture vegetali e zero scarti. Una soluzione radicale nella sua semplicità il progetto ESO trasforma le foglie di ananas scartate dalle fattorie nigeriane in extension per capelli a base vegetale attraverso un processo in tre fasi – estrazione, lavaggio e ammorbidimento delle fibre – che è interamente naturale. Le foglie vengono prima immerse in acqua per diversi giorni per ammorbidirle; una volta ammorbidite, vengono raschiate per esporre le fibre interne. Nella seconda fase, le fibre vengono lavate accuratamente per rimuovere residui, cera, grasso e macchie verdi, ottenendo una fibra bianca e pulita. Nella fase finale, le fibre vengono immerse in una soluzione naturale ammorbidente che scompone il composto di lignina, creando una texture morbida simile ai capelli. Anche la colorazione, la tintura, non fa eccezione al principio green: ESO utilizza infatti l’henné, tradizionalmente impiegato nella cura dei capelli in molte culture africane e asiatiche – un dettaglio che non è solo tecnico, ma culturalmente significativo.

Il modello circolare: niente va sprecato

Le foglie di ananas vengono comunemente scartate durante il processo di raccolta. WESO collabora con agricoltori locali per riutilizzare i loro flussi di scarto, creando così un’ulteriore fonte di reddito a supporto delle loro comunità. Ma il ciclo non si ferma qui: una volta estratta la fibra di ananas, gli scarti rimanenti vengono restituiti agli agricoltori per essere utilizzati come fertilizzante o per alimentare il bestiame, garantendo che nessun materiale vada perduto. È un modello di economia circolare completo: la materia prima è uno scarto, il prodotto è biodegradabile, e i sottoprodotti tornano alla terra. Non è un caso che ESO Extensions abbia vinto un contest prestigioso, distinguendosi come uno dei progetti più significativi e originali dell’anno. Il riconoscimento non è solo accademico: il MullenLowe NOVA Award è uno dei premi più importanti nel panorama del design britannico e viene assegnato a chi dimostra di saper coniugare creatività e impatto reale. Peraltro, il contesto nel quale ESO si inserisce è promettente: la tendenza globale verso la bellezza sostenibile si sta diffondendo anche tra i consumatori africani, e le preoccupazioni sulle pratiche di produzione discutibili e i loro impatti ambientali stanno guadagnando attenzione crescente. Quella di ESO non è una scelta isolata: in Nigeria, altre imprenditrici stanno esplorando la stessa direzione partendo da scarti agricoli diversi. Tare Robinson Korumene, fondatrice di Eco-Fipnig, trasforma i tronchi di plantano e banana in extension per capelli ecologiche. Anche il suo modello abbraccia una logica di design circolare: le fibre diventano parrucche e accessori, mentre i sottoprodotti vengono riutilizzati per altre applicazioni, riducendo l’impatto ambientale e generando reddito per gli agricoltori. ESO Extensions si distingue però per la sua dimensione progettuale più compiuta, il riconoscimento accademico internazionale e la scalabilità di un materiale –  la fibra di ananas – già noto nell’industria tessile sostenibile grazie a materiali come il Piñatex, usato da anni nel settore della moda come alternativa alla pelle. Anche Maker Faire Rome ha promosso un progetto di sustainable fashion che parte proprio dall’ananas: VeraBuccia.

Perché questa storia conta

Eso Extensions non è solo un prodotto di design interessante: è la risposta a un problema di salute pubblica sistematicamente ignorato. Le donne nere usano estensioni sintetiche per proteggere i propri capelli – una pratica di cura, non di vanità – e lo fanno con prodotti che contengono sostanze cancerogene, senza che nessuno li abbia mai pensati diversamente. Olawuyi ha fatto la cosa più difficile: ha identificato un danno strutturale, ha trovato una materia prima alternativa negli scarti agricoli di una filiera già esistente, e ha costruito intorno a tutto questo un modello economico che avvantaggia anche i contadini locali. Il passo successivo – la commercializzazione su scala – è ancora davanti a lei. Ma il prototipo funziona, il mercato esiste, e il premio che ha vinto dice che il mondo ha cominciato ad ascoltarla.

 

 

Fonti: WDCD
Immagine di copertina: ESO Extension
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

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