IED vince con l’inclusione
Doppio Compasso d’Oro allo IED, per due progetti che mettono al centro accessibilità e comunità
A sessant’anni dalla sua fondazione, lo IED celebra uno dei momenti più significativi della propria storia recente con un doppio riconoscimento che va oltre il prestigio del premio. L’Istituto Europeo di Design ha infatti conquistato due Compassi d’Oro ADI 2026, uno dei massimi riconoscimenti internazionali nel campo del design: il Compasso d’Oro nella categoria Design per il Sociale per il progetto “The Glitch Camp” e il Compasso d’Oro Young per “A occhi chiusi”, una collezione di giochi inclusivi sviluppata dagli studenti del corso di Product Design
Il risultato assume un valore particolare perché le istituzioni formative raramente figurano nell’albo d’oro del premio fondato nel 1954 da Già Ponti e considerato da decenni l’equivalente di un Oscar del design. Ancora più raro è vedere una scuola ottenere due riconoscimenti nella stessa edizione. Ma soprattutto, i due progetti premiati raccontano con chiarezza come stia cambiando il ruolo del design contemporaneo: non più soltanto disciplina legata all’estetica o all’innovazione di prodotto, ma strumento capace di generare accessibilità, relazioni e impatto sociale.
Dal design sociale al design universale
Il progetto più emblematico in questo senso è The Glitch Camp, premiato per il suo valore sociale. Nato durante le ultime edizioni della Milano Design Week, il progetto ha trasformato l’area dell’Ex Macello in un campeggio urbano gratuito dedicato agli studenti provenienti da tutto il mondo. L’idea può apparire semplice, ma affronta una delle contraddizioni più evidenti dei grandi eventi internazionali dedicati alla creatività: la difficoltà, soprattutto per i più giovani, di accedere a opportunità formative e relazionali spesso condizionate da costi elevati. The Glitch Camp ha ribaltato questa logica creando uno spazio temporaneo di ospitalità, incontro e scambio culturale. Non un semplice alloggio, ma una piattaforma di connessione tra studenti, professionisti, aziende e istituzioni presenti durante la Design Week. In un momento storico in cui la partecipazione agli ecosistemi creativi rischia di diventare sempre più selettiva, il progetto ha introdotto un modello alternativo basato sull’accessibilità e sulla costruzione di comunità. L’innovazione non risiede quindi nella tecnologia utilizzata, ma nella capacità di progettare un’esperienza collettiva. È un esempio di quello che definiamo “social design”: un approccio che utilizza gli strumenti della progettazione per rispondere a bisogni sociali concreti, generando valore condiviso. Il riconoscimento dell’ADI sancisce proprio questo aspetto, premiando un’iniziativa che amplia l’accesso a uno dei principali eventi mondiali dedicati al design e rende più inclusivo il suo patrimonio culturale e relazionale.
Se The Glitch Camp lavora sulla dimensione collettiva dell’inclusione, A occhi chiusi affronta invece il tema dell’accessibilità attraverso il progetto di prodotto. La collezione di giochi sviluppata dagli studenti è stata concepita per essere utilizzata senza il supporto della vista, trasformando l’esperienza ludica in un percorso sensoriale fondato su tatto, percezione spaziale e ascolto. Il valore innovativo del progetto sta nella scelta di non considerare la disabilità visiva come un limite da compensare, ma come un punto di partenza per immaginare nuove modalità di interazione. I giochi diventano così strumenti inclusivi capaci di coinvolgere contemporaneamente persone vedenti e non vedenti, superando la logica della progettazione “speciale” per alcune categorie di utenti. Si tratta di un approccio che riflette uno dei principi più avanzati del design contemporaneo: il “design universale”, ovvero la creazione di prodotti e servizi utilizzabili dal maggior numero possibile di persone senza necessità di adattamenti specifici. In questo senso A occhi chiusi non è soltanto un esercizio accademico, ma una sperimentazione che apre riflessioni più ampie sui processi di apprendimento, sul gioco come strumento educativo e sulla costruzione di esperienze realmente inclusive.
I due Compassi d’Oro arrivano in un anno simbolico per lo IED, che nel 2026 compie sessant’anni. Fondato a Milano nel 1966 da Francesco Morelli, l’istituto è cresciuto fino a diventare uno dei principali network internazionali privati dedicati alla formazione nelle discipline creative. Oggi conta sedi in Italia, Spagna e Brasile, oltre al recente hub culturale aperto a New York, e registra per la prima volta un bilancio che supera i 100 milioni di euro. Dietro questa crescita c’è un modello di governance piuttosto singolare nel panorama della formazione privata; lo IED appartiene infatti alla Fondazione Francesco Morelli, ente senza scopo di lucro che reinveste integralmente le proprie risorse nello sviluppo dell’istituzione. Una scelta che ha consentito di mantenere una forte attenzione alla dimensione educativa e sperimentale, favorendo il dialogo continuo con imprese, territori e comunità. I numeri raccontano una realtà consolidata: circa 10 mila studenti ogni anno provenienti da oltre cento Paesi, 100 corsi undergraduate, 300 percorsi postgraduate e biennali, oltre 100 mila alumni e un tasso di placement che in Italia raggiunge il 93%. A questi risultati si aggiungono il posizionamento nelle classifiche internazionali del settore e nuovi progetti di sviluppo, tra cui l’espansione in India e il nuovo campus milanese previsto nell’area dell’Ex Macello entro il 2028.
Il design come leva culturale e sociale
Tuttavia, il significato più interessante del doppio Compasso d’Oro non risiede nei numeri. The Glitch Camp e A occhi chiusi rappresentano infatti due manifestazioni concrete di una visione che interpreta il design come leva culturale e sociale. Da una parte la costruzione di comunità accessibili, dall’altra la progettazione di esperienze inclusive. Due progetti diversi per scala e obiettivi, ma accomunati dalla stessa convinzione: l’innovazione più rilevante non è sempre quella che introduce nuove tecnologie, ma quella che amplia le possibilità di partecipazione delle persone. È probabilmente questo il messaggio più attuale che emerge dai due premi assegnati allo IED nel suo sessantesimo anniversario: il futuro del design passa sempre più dalla capacità di includere.
IED sarà anche quest’anno ospite di Maker Faire Rome: una volta ancora, preparatevi a sorprendervi.
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