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Prometheus: energia nucleare da acqua e sale

Prometheus

Un micro-reattore italiano a “nucleare leggero” punta a rivoluzionare il riscaldamento domestico

Una startup nata a Bergamo nel 2018, dentro uno dei parchi scientifico più innovativi d’Italia, sta sviluppando quello che potrebbe essere il futuro del riscaldamento domestico: un reattore compatto, senza uranio, senza scorie radioattive, alimentato solo da acqua salata ed elettricità. Si chiama Prometheus, come il titano della mitologia greca che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini. Il nome non è casuale. La startup omonima, nata al Kilometro Rosso di Bergamo – tecnopark di eccellenza del nostro paese – è “figlia” di Alberto Bombassei, già storico fondatore di Brembo. La sua tecnologia si basa su reazioni di tipo LENR (Low Energy Nuclear Reactions) che utilizzano acqua, sale ed elettricità per generare calore, pressione e idrogeno. Le LENR rappresentano uno dei temi più controversi e affascinanti della ricerca energetica contemporanea: il concetto è diventato noto alla fine degli anni Ottanta, quando i chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons annunciarono di aver osservato un fenomeno anomalo durante esperimenti di elettrolisi con palladio e acqua pesante. Ad oggi, non esiste ancora un modello teorico condiviso di “nucleare leggero” che spieghi come possano avvenire reazioni nucleari a basse temperature senza produrre i segnali – neutroni, raggi gamma – che la fisica prevede. Tuttavia, alcuni laboratori in Giappone (Università di Tohoku) e negli USA hanno continuato a studiare il fenomeno, e anche la NASA ha sperimentato una variante chiamata Lattice Confinement Fusion. Nel 2025, la rivista Nature ha confermato come certi processi elettrochimici possano effettivamente innescare reazioni nucleari sicure all’interno dei metalli, contribuendo a una parziale riabilitazione scientifica del settore.

Tecnicamente, la LENR di Prometheus presenta la propria tecnologia come una terza via rispetto alla fissione tradizionale e alla fusione ad altissima temperatura. In pratica, una scintilla di energia controllata scatena una reazione negli atomi dell’acqua, e da questa ricombinazione si sprigiona lavoro meccanico, calore e idrogeno. Il risultato è energia pulita che può essere prodotta dove e quando serve, senza bisogno di essere trasportata, eliminando così costi e rischi logistici. Il processo non utilizza materiali fissili radioattivi, non produce scorie a lunga vita e si arresta automaticamente in assenza di alimentazione elettrica: un profilo di sicurezza, quindi, radicalmente diverso da quello dei reattori convenzionali.

Prometheus è certificato per ripetibilità, riproducibilità e scalabilità della reazione che abilita – una triade che, nel linguaggio ingegneristico, segna il confine tra esperimento e tecnologia industrializzabile. I numeri della certificazione sono concreti: a fronte di un’unità di energia immessa, il reattore produce un rendimento replicabile pari a circa 1,48 volte in calore, con un’efficienza complessiva già superiore grazie al lavoro meccanico e all’idrogeno generati durante il processo. E’ già stato formalizzato un accordo di programma con ENEA, che rientra nel quadro della strategia italiana sul nucleare sostenibile e che consente a Prometheus di accedere alle strutture e alle competenze dell’agenzia per accelerare il percorso verso la fase preindustriale.

La roadmap: caldaie domestiche nel 2029, propulsione navale nel 2031

Oggi l’energia viene prodotta in grandi impianti, trasportata fino a noi con dispersioni enormi. Il mini reattore di Prometheus sarà capace di generare energia direttamente in casa, o in auto, senza emissioni nocive e scorie radioattive. Se la tecnologia manterrà le promesse, si tratterebbe di una trasformazione radicale non solo dei consumi energetici domestici, ma del rapporto tra cittadini e produzione di energia. Secondo i suoi founder, Prometheus è già pronto per la fase preindustriale. La roadmap prevede caldaie domestiche entro il 2029 e applicazioni dual-use per la propulsione di mezzi civili e militari entro il 2031. Su quest’ultimo fronte è già stato aperto un tavolo con il Ministero della Difesa. Il modello di business è interessante: Prometheus punta alla concessione di licenze ai produttori industriali del settore del riscaldamento e della nautica, seguendo una logica simile all’«Intel Inside» applicata all’energia. Entro l’estate del 2026, secondo quanto annunciato, la società sarà pronta alla stipula dei primi accordi di joint venture con partner industriali attraverso accordi di licenza per la commercializzazione. L’obiettivo dichiarato è l’ingresso sul mercato dei capitali con un collocamento in Borsa nei prossimi 24-36 mesi.

Un passo “dietro”

Lo abbiamo accennato ma vale la pena spiegare in dettagli chi c’è dietro il progetto Prometheus: Kilometro Rosso, intanto. Un ecosistema nato da volontà tutta privata, dove ricercatori e aziende lavorano gomito a gomito. Bombassei è il deus anche di questo progetto: un imprenditore la cui visione ha, al tempo stesso, gettata lunghissima ma anche raccordo con il “qui e ora”.  A 85 anni, infatti, con Prometheus, punta sull’indipendenza energetica come futuro del Made in Italy. Sul piano scientifico, il team che ha realizzato Prometheus è formato da una trentina di persone e capitanato da Fabrizio Petrucci. Le collaborazioni con il Politecnico di Milano e l’Università Bicocca per la parte elettronica e la scelta dei materiali da impiegare nel reattore sono anche state fondamentali. . Gli investitori fanno capo a Ground Control Holding, che riunisce le famiglie Bombassei e Borromeo.

Fonti: Kilometro Rosso
Immagine di copertina: Prometheus
Barbara Marcotulli

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