Tribunale annulla un matrimonio celebrato usando ChatGPT
Celebrante si aiuta con ChatGPT AI ma manca la formula necessaria per la validità: matrimonio annullato
Aprile 2025, Zwolle, Paesi Bassi. Una coppia si sposa circondata da amici e familiari, in un entusiasmo che non lascia spazio a dubbi. Il celebrante, un amico fidato, come consentito dalla legge olandese per le unioni civili, li accoglie con emozione e un discorso elegante, sentito, calibrato: amore, complicità, resilienza, risate condivise e promesse di sostegno nei momenti difficili. E bravo. Funziona. Commuove. Conquista applausi per gli sposi e per se’. Ma il matrimonio non è valido. Qualche mese dopo, infatti, una lettera del tribunale spegnerà l’incantesimo: l’unione è stata annullata. Non sospesa, non contestata, proprio annullata. Giuridicamente, non è mai esistita e il motivo è tanto banale quanto emblematico: il celebrante aveva utilizzato ChatGPT per scrivere il discorso ma nel testo mancava la formula legale obbligatoria prevista dall’articolo 1:67, paragrafo 1, del Codice Civile olandese.
In Olanda, come del resto ovunque, il matrimonio civile non è solo un rito simbolico ma un atto giuridico preciso. La legge impone che vengano esplicitamente dichiarati gli obblighi legali reciproci dei coniugi. Non è un dettaglio formale né un orpello burocratico: è l’elemento che trasforma una cerimonia in un contratto valido. ChatGPT, come spesso accade, ha fatto esattamente ciò per cui è progettato: generare un testo plausibile, coerente e statisticamente simile a migliaia di altri discorsi di matrimonio disponibili online. Il risultato è stato perfetto dal punto di vista emotivo, completamente inutile da quello giuridico. L’IA non “conosce” il diritto olandese, né ha consapevolezza delle conseguenze legali delle parole che produce. E, soprattutto, non ha responsabilità.
Il tribunale olandese non ha lasciato spazio a interpretazioni creative. La sentenza è stata asciutta e definitiva: gli sposi non hanno reso la dichiarazione prevista dalla legge; l’atto è stato registrato per errore, il matrimonio è nullo. Un errore amministrativo, non sentimentale. Un errore sostanziale, però, non formale. La coppia ha chiesto almeno di salvare la data originale del matrimonio, per il suo valore simbolico, la la risposta è stata negativa: se l’atto è nullo, è nullo in ogni sua parte, data compresa. Per essere legalmente sposati, dovranno rifare tutto: nuova cerimonia, nuova registrazione, nuove parole. E probabilmente un nuovo discorso (sospettiamo anche “nuovo celebrante”).
Di chi è la colpa, davvero? Attribuire la responsabilità a ChatGPT sarebbe comodo, ma scorretto. L’intelligenza artificiale non ha firmato documenti, non ha accettato incarichi ufficiali, non ha letto il Codice Civile. Il celebrante sì – o, almeno, avrebbe dovuto. Accettare di officiare un matrimonio civile significa assumersi obblighi legali precisi, incluso il dovere di conoscere e applicare le formule richieste dalla legge. Delegare la scrittura di un discorso a un’IA non è di per sé un problema; farlo senza verificare il contenuto, in un contesto giuridicamente vincolante, lo è. Il caso di Zwolle non è una storia sull’inaffidabilità dell’intelligenza artificiale, ma sull’eccessiva fiducia umana nella sua apparente autorevolezza. Questo episodio non dimostra che ChatGPT “sbaglia”, ma che non può sostituire la responsabilità di chi lo utilizza. L’IA genera testi. Non garantisce conformità legale, validità contrattuale o effetti giuridici. Quando le parole hanno valore normativo, non basta che siano emotivamente coinvolgenti: devono essere corrette e rispettose del dettato giuridico. In altre parole: nulla impedisce di sposarsi con una formula scritta aiutandosi con l’Intelligenza Artificiale, ma il valore legale della cerimonia passa ancora dagli umani coinvolti, che devono dimostrare di sapere cosa stanno facendo.
Seguici, iscriviti alla nostra newsletter: ti forniremo solo le informazioni giuste per approfondire i temi di tuo interesse




