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Catturare la CO₂ e trasformare gli oceani in alleati del clima

Oceano con logo Limenet
credits: Limenet

La startup italiana che immagazzina CO₂ nel mare 

C’è un’idea che suona quasi controintuitiva: e se invece di cercare di ridurre solo le emissioni di anidride carbonica, potessimo attivamente rimuoverla dall’atmosfera sfruttando la naturale capacità degli oceani di assorbirla? È esattamente quello che sta facendo Limenet, la startup deep tech italiana fondata da Stefano Cappello, che ha sviluppato una tecnologia capace di accelerare un processo che la natura già conosce, ma che impiega millenni per compiersi.

L’oceano è il più grande serbatoio di carbonio del pianeta, capace di assorbire circa il 25% della CO₂ che emettiamo ogni anno. Il problema è che questo assorbimento sta acidificando le acque marine, con conseguenze devastanti per gli ecosistemi. Limenet ribalta il problema: invece di lasciare che l’oceano assorba passivamente l’anidride carbonica dall’atmosfera, interviene attivamente per potenziare questo meccanismo naturale e, al contempo, contrastare l’acidificazione. La tecnologia si basa su un principio chimico elegante nella sua semplicità. Limenet utilizza rocce calcaree, principalmente scarti industriali, che vengono disciolte in acqua di mare all’interno di reattori appositamente progettati. Questo processo genera alcalinità, ovvero aumenta il pH dell’acqua, creando le condizioni ideali perché l’oceano possa assorbire più CO₂ dall’atmosfera. L’anidride carbonica, una volta disciolta, viene trasformata in ioni bicarbonato, che rimangono stabilmente intrappolati nell’acqua per migliaia di anni, esattamente come avviene nei cicli geologici naturali del carbonio, ma con una velocità enormemente accelerata. Quello che rende particolare l’approccio di Limenet non è solo l’efficacia nel rimuovere carbonio, ma anche la sua capacità di generare benefici multipli. L’acqua alcalina rilasciata nell’oceano non solo cattura CO₂, ma contribuisce anche a de-acidificare le acque circostanti, creando zone di rifugio per organismi marini particolarmente vulnerabili ai cambiamenti di pH. È una sorta di restauro chimico degli oceani, che affronta contemporaneamente due facce della stessa crisi climatica.

L’impatto potenziale è significativo. Secondo le stime, questa tecnologia potrebbe rimuovere dall’atmosfera quantità rilevanti di anidride carbonica, con costi progressivamente competitivi rispetto ad altre soluzioni di carbon removal. Ma Stefano Cappello e il suo team sono consapevoli che la scala è tutto: per fare davvero la differenza servono impianti distribuiti, partnership industriali, validazione scientifica rigorosa e, soprattutto, un quadro normativo che riconosca il valore della rimozione del carbonio. Limenet rappresenta un caso interessante nel panorama delle climate tech europee. È una startup che nasce dalla ricerca scientifica ma che deve confrontarsi con le complessità del mondo reale: la verifica indipendente dei risultati, l’integrazione con processi industriali esistenti, la creazione di un mercato per i crediti di carbonio generati, il dialogo con comunità locali e autorità ambientali. È il classico percorso delle deep tech, dove l’innovazione scientifica è solo il primo passo di un viaggio molto più lungo e articolato.

La storia di Limenet e della sua tecnologia solleva domande cruciali sul nostro approccio alla crisi climatica. Possiamo davvero scalare soluzioni basate sulla natura e sulla chimica per compensare decenni di emissioni? Quali sono i rischi di intervenire attivamente sugli equilibri oceanici, anche se con l’obiettivo di ripristinarli? E come si costruisce un’azienda attorno a una tecnologia che ha bisogno di anni per dimostrare il proprio impatto a lungo termine? Nel podcast dedicato a questo progetto, Stefano Cappello, intervistato dal curatore di Maker Faire Rome, Alessandro Ranellucci, racconta non solo la scienza dietro la tecnologia, ma anche le sfide imprenditoriali, le scelte strategiche, gli errori e le scoperte lungo il percorso. È una conversazione che va oltre la superficie dell’innovazione climatica e scava nella complessità di portare un’idea dal laboratorio all’oceano, dalla teoria all’impatto reale. Per chi vuole capire come si costruisce davvero una soluzione al cambiamento climatico, questa è una storia che vale la pena ascoltare.

Fonti: Maker Faire Rome
Immagine di copertina: credits: Limenet
Barbara Marcotulli

Maker Faire Rome - The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, si impegna fin dalla sua prima edizione a rendere l'innovazione accessibile e fruibile, offrendo contenuti e informazioni in un blog sempre aggiornato e ricco di opportunità per curiosi, maker, imprese che vogliono arricchire le proprie conoscenze ed espandere la propria attività, in Italia e all'estero.

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