Circular economy: robotica, ricerca e sperimentazione per uno sviluppo che non si arrende all’inquinamento
Economia circolare e innovazione, insieme per una crescita gentile
Il passaggio da un modello economico lineare a un’economia circolare rappresenta la chiave per una crescita economica rispettosa delle risorse materiali e naturali, contribuendo concretamente alla lotta contro i cambiamenti climatici, obiettivo che il Pianeta si è impegnato a raggiungere entro il 2050. Vi raccontiamo alcuni progetti presenti alla Maker Faire Rome 2025 che stanno tracciando la rotta di questa rivoluzione.

credits MEHDIN3D
Recyclage plastique
Il collettivo francese MEHDIN3D, attivo nella regione del Var, propone un approccio concreto e replicabile al riciclo della plastica.Con materiali di recupero e macchinari autocostruiti, trasformano i rifiuti plastici in oggetti funzionali e arredi, senza passare da grandi impianti industriali. Il loro progetto, recyclage plastique, è al tempo stesso un processo produttivo, un atto educativo e una proposta politica. Il messaggio è chiaro: con le giuste competenze e pochi strumenti, anche un rifiuto può diventare risorsa utile per la comunità. Le attività si svolgono spesso in laboratori pubblici, scuole e spazi sociali. L’obiettivo è costruire, insieme alle persone, una cultura del riuso.

credits https://www.tecnoseta.com/
I fili della seta al centro di Tecnoseta, progetto di circular economy
Massimo Proia, Maddalena Mariani e Antonella Della Bella hanno deciso di ridare vita a un’eccellenza italiana ferma dagli anni ’60: la produzione della seta. Con Tecnoseta hanno creato un modello produttivo tecnologico e compatto, adatto al rilancio della gelsibachicoltura e alla creazione di un distretto serico Made in Italy.Il progetto unisce robotica, ricerca archivistica e sperimentazione diretta, con l’obiettivo di restituire alla seta il suo valore economico e culturale. Una rinascita che intreccia innovazione e tradizione, filo dopo filo.
Nuovi prodotti dalle polveri del legno
Michela Reale, Tamara Pellegrini, Moreno Rotondi e Nicola Bartucca hanno unito competenze scientifiche e creatività per affrontare un problema invisibile ma concreto: le polveri di MDF e truciolare prodotte dall’industria del legno. Con SE.LI.F. hanno sviluppato un processo per stampare direttamente questi residui, senza collanti, trasformandoli in nuovi prodotti. Il loro approccio è sostenibile e replicabile: riduce i rifiuti e crea valore da ciò che prima finiva in discarica. È una storia di ricerca applicata, di brevetti conquistati e di un team che vede nella circolarità non solo una strategia ambientale, ma una forma di responsabilità verso il futuro.

credits https://mudarte.blastic.it/
Precious Plastic Genova, una comunità di maker che non si arrende all’inquinamento
Precious Plastic Genova non è solo un progetto: è un movimento. Dietro le macchine riciclatrici autocostruite e le cupole geodetiche fatte di rifiuti, c’è una comunità di maker, designer e attivisti che hanno scelto di non arrendersi all’inquinamento. A guidarli, un riparatore di ebike con alle spalle studi in Scienze della Comunicazione e un passato da sperimentatore visionario. La loro sfida? Restituire alla plastica il valore che merita. Non rifiuto, ma risorsa. Non spreco, ma materia prima per oggetti belli, utili e condivisi. In tre anni, tra il progetto Mudarte e il laboratorio Blastic, hanno creato un’economia circolare fatta in casa, con dispositivi IoT, PCB, BMS e tanto ingegno. E mentre il mondo dibatte di sostenibilità, loro la stampano, la fondono e la trasformano in qualcosa di vivo.

credits www.filoefibra.it
La cassetta di cottura che cucina con il tempo (e senza gas)
In Toscana, un gruppo di sole donne della Cooperativa Filo&Fibra ha recuperato un sapere antico e lo ha trasformato in una sfida ecologica. Si chiama Cassetta di Cottura, ed è una scatola coibentata che cucina lentamente sfruttando il calore residuo.L’idea nasce dal principio della “slow cooking”: si porta il cibo a ebollizione su una fonte di calore e poi si trasferisce nella cassetta, dove la temperatura viene mantenuta senza bisogno di gas o elettricità. Il risultato è una cottura salutare, a impatto zero. Dietro a questo progetto c’è una narrazione fortissima, legata all’autosufficienza, alla trasmissione del sapere tra generazioni e al ruolo delle comunità rurali. Un contenuto ideale per reportage sulle buone pratiche, sulla cultura del recupero e sul protagonismo femminile nei borghi italiani.
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