La carta da parati elettrica che riscalda gli ambienti
A Glasgow, una sperimentazione che unisce grafene, AI e vecchi palazzi vittoriani
In un contesto come quello della città di Glasgow, in Scozia, dove gli edifici popolari costruiti agli inizi del Novecento soffrono di isolamento minimo e impianti energetici inefficienti, sta prendendo corpo un’idea apparentemente semplice ma molto promettente: una carta da parati elettrica che riscalda intere stanze. Il progetto, in corso in via sperimentale in 12 appartamenti all’interno di palazzi gestiti dalla West of Scotland Housing Association (WSHA) mira a valutarne l’efficacia come fonte di calore «pulita» per un segmento edilizio tra i più difficili da “ammodernare”
Come nasce l’idea
Gli edifici storici di Glasgow, spesso realizzati in arenaria, presentano pareti spesse ma un isolamento termico molto scarso: le case «perdono» calore fino a tre volte più rapidamente rispetto alla media europea. Il riscaldamento domestico, basato in gran parte su caldaie a gas fossile, contribuisce per oltre il 36% alle emissioni totali di carbonio del Regno Unito. In questo contesto, la legge scozzese New Build Heat Standard, entrata in vigore nel 2024 richiede che le nuove costruzioni siano dotate di sistemi di climatizzazione a basso impatto.
La sperimentazione della «carta da parati elettrica» è quindi un tentativo concreto di innovazione tecnologica “dal basso” per edifici complessi e difficilmente efficientabili con sistemi più tradizionali, piuttosto che per progetti di nuova costruzione, per i quali sono invece disponibili altre soluzioni.
Come funziona
La NexGen Electric Wallpaper – questo il suo nome – è davvero sorprendente nella sua natura e nel suo principio operativo: la componente riscaldante è un foglio sottile (spessore circa 4 mm) che integra una striscia di rame come elettrodo ai bordi e un sottile strato di grafene o materiale carbonioso al centro. Una volta alimentato elettricamente (tipicamente a bassa tensione), emette radiazione infrarossa (non convezione d’aria) che riscalda direttamente superfici, oggetti e persone, anziché solo l’aria attorno.
l pannello di questa “carta” può essere applicato su soffitti o pareti tramite adesivo specifico, ed è progettato per essere tagliato su misura, evitando ostacoli come lampadari, prese o sensori antincendio e assicurando un’ottima resa anche sotto il profilo estetico.
Il controllo avviene tramite termostato o app: non è tanto il pannello che cambia temperatura, quanto l’ambiente che registra e mantiene il calore emesso. I risultati sembrano davvero promettenti: alcune installazioni dichiarano infatti un riscaldamento percepito già dopo 1-3 minuti dall’attivazione.
Anche sotto il profilo della sicurezza, la soluzione si dimostra interessante: la superficie del pannello resta entro temperature moderate (40-50° C) e l’impianto opera a bassa tensione (sui 24 V), il che riduce rischi di cortocircuiti, scottature o fumi di combustione.
Per monitorarne l’efficacia, la tecnologia utilizza sistemi basati sull’Internet of Things (IoT) e analisi dei dati supportate da intelligenza artificiale (AI) per raccogliere informazioni sull’efficienza, inclusi la capacità di trattenere il calore e il consumo energetico.
Gli inquilini forniscono inoltre un feedback sul livello di comfort garantito dal sistema di riscaldamento.
I vantaggi della “carta da parati elettrica”
I vantaggi di questa soluzione appaiono numerosi. Alcuni sono di immediata percezione, altri più strategici dal punto di vista tecnologico e ambientale. In particolare, tra i primi possiamo sicuramente citare il comfort rapido – grazie all’irraggiamento il calore è infatti percepito in tempi molto brevi, la distribuzione uniforme e inerzia termica – gli oggetti e le superfici riscaldate trattengono il calore anche dopo lo spegnimento, rallentando la perdita termica. Secondo alcuni dati di Scottish Housing News, il “caldo residuo” può durare fino a 30 ore.
Inoltre, migliora la qualità dell’aria, che libera di residui di combustione; previene la muffa, poichè la radiazione infrarossa aiuta l’evaporazione dell’umidità e riduce la condensa che porta alla sua formazione; libera gli spazi: via tubazioni, caldaie, termosifoni, le pareti tornano libere di essere vissute e arredate.
Ma l’aspetto più significativo nel lungo termine è senz’altro quello relativo all’efficienza energetica: sembrerebbe, infatti, in grado di ridurr i consumi fino al 76% rispetto a sistemi elettrici convenzionali a convezione, e fino al 14% rispetto al riscaldamento a gas. Si tratta di dati che possono variare molto in ragione del tipo di edificio, del suo livello di isolamento, del regime operativo energetico, ma restano comunque incoraggianti
E’ il futuro dell’edilizia?
Nello scenario della transizione energetica, soprattutto per efficientare l’edilizia esistente, progetti come questo occupano senz’altro un posto centrale. L’adozione di soluzioni “plug & play” che possano sostituire sistemi tradizionali come caldaie a gas e termosifoni, in contesti complessi – come possono essere degli edifici storici – rappresenta un “ponte” tra l’estremo retrofit e le nuove costruzioni altamente efficienti.
Dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e del maker-mindset che caratterizza chi segue e frequenta Maker Faire Rome, ecco alcuni aspetti che riteniamo meritevoli di riflessione:
- L’impiego di materiali avanzati: l’uso del grafene in applicazioni domestiche è ancora relativamente raro; questa sperimentazione ne mostra la potenzialità oltre i laboratori
- La convergenza tra edilizia, IoT e dati: il monitoraggio via sensori, l’analisi AI dei consumi/comfort, la feedback-loop dell’utente rendono l’intero edificio “smart” oltre che efficiente
- Il design integrato e riduzione dell’impatto estetico: la carta da parati riscaldante offre un’alternativa estetica e funzionale alla tradizionale infrastruttura di riscaldamento, e permette di liberare maggior creatività
- Il modello di innovazione sociale e tecnologica insieme: la collaborazione sinergica di operatori pubblici/associazioni di housing, università e partner industriali dimostra che l’innovazione è migliore quando è interdisciplinare e condivisa
- La prospettiva di scalabilità: se i progetti pilota avviati si confermeranno di successo, questa tecnologia potrà essere adattata a molte altre tipologie di edificio. Un’ipotesi interessante per l’Europa, le cui città ospitano un grande numero di edifici storici e di pregio, di difficile riconversione con tecnologie più tradizionali
Non resta che chiederci: quale sarà la prossima superfice domestica che diventerà attiva, intelligente e al servizio del benessere e della sostenibilità?
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